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Stupro: Modena, sentenza Cassazione contro dignità donne







Il Consiglio comunale di Modena ha approvato due Ordini del Giorno presentati dalla maggioranza – prima firmataria Rosa Maria Fino (Società Civile) – e uno da Mauro Manfredini (Lega Nord) di critica alla sentenza della Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso di un uomo condannato in primo grado a Cagliari a tre anni e quattro mesi per violenza sessuale e minacce alla figlia minorenne della convivente, con la motivazione che ‘è lecito ritenere’ che sia più ‘lieve’ l’impatto provocato in chi ha già avuto rapporti.

L’Ordine del Giorno della maggioranza è stato approvato con il voto favorevole della maggioranza e opposizione, ad eccezione di Alleanza Nazionale che ha scelto l’opzione del ‘non voto’. L’Ordine del Giorno di Manfredini, invece, è stato approvato all’unanimità.
Nell’Ordine del Giorno della maggioranza si esprime “la propria ferma indignazione nei confronti di una sentenza assurda che, colpevolizzando ancora una volta le donne, rischia di riportare indietro il nostro paese agli anni in cui le donne avevano paura di denunciare i propri aggressori, quando le leggi non c’erano e gli stupri restavano impuniti”, invitando il Sindaco a farsi carico di un atto che “offende non solo le donne ma l’intera collettività”.
Nel documento Rosa Maria Fino ricorda che “contro l’interpretazione della Cassazione si è espressa anche l’Organizzazione internazionale per la difesa della promozione dei diritti dei bambini ‘Save the Childrens’”, sottolineando anche che “secondo la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza il minore deve essere protetto da ogni forma di violenza e sfruttamento sessuale, nonché da ogni altra forma di sfruttamento pregiudizievole al suo benessere”.
Rosa Maria Fino ha anche ricordato che la sezione della Corte di Cassazione è la stessa che “emise la famosa sentenza sui jeans, che non si sarebbero potuti sfilare, oltre che quella sullo stupro ad una donna incinta di sette mesi”, rilevando anche che la composizione della sezione che ha emesso la sentenza è tutta maschile e i componenti sono tutti in età avanzata.
Il documento, emendato nel corso della seduta consiliare, chiude ribadendo che “uno stupro è sempre e comunque un’offesa incancellabile per il corpo e il cuore di ogni donna, ragazza o bambina, e che rappresenta in ogni caso qualcosa d’imposto con la forza” e sottolineando che “la sentenza della Suprema Corte è l’ultimo atto di una serie di prese di posizione che finiscono con il legittimare aggressioni alla libertà e alla dignità delle donne, un sintomo inquietante del clima di incultura in materia di relazioni tra donne e uomini che si è accentuato nel nostro paese negli ultimi anni”.

L’Ordine del Giorno di Manfredini, sottolinea invece che “ogni forma di abuso deve essere universalmente condannata senza alcuna giustificazione” e che “il contesto in cui è avvenuta la violenza è di estremo disagio sociale, tale da favorire il compiersi di atti violenti di ogni tipo, e da mettere in serio pericolo specialmente i più deboli, come i minori”.
Manfredini chiede quindi che la Giunta si impegni a “continuare a mantenere alta l’attenzione sui reati di violenza sessuale affinché i reati di violenza sessuale rientrino nella competenza della sezione dei reati contro la persona” e “a sostenere, nelle sedi parlamentari e di governo, una maggior presenza delle donne nei più alti gradi di giurisdizione”, chiedendo infine di “tutelare la salute sessuale e psicologica dei minori da ogni forma di violenza”.