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Ricostruzione: riapre al culto la chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore a Pieve di Cento


Una chiesa carica di storia. Già in un documento del 1207 come Pieve di “Santa Maria Maggiore” e oggi conosciuta anche come il Santuario del Crocefisso, la Collegiata di Santa Maria Maggiore a Pieve di Cento, nel bolognese, viene restituita ai suoi fedeli e alla intera comunità regionale. L’edificio era stato gravemente danneggiato dal terremoto del 20 e 29 maggio 2012, che causò, tra l’altro, il crollo del cupolino. Oggi l’inaugurazione e la riapertura al culto con la Messa solenne celebrata dall’Arcivescovo metropolita di Bologna, monsignor Matteo Maria Zuppi, presente il presidente della Regione Emilia-Romagna e commissario alla ricostruzione post sisma, Stefano Bonaccini.

La collegiata di Santa Maria Maggiore, dopo l’intervento di recupero concluso nel maggio scorso e finanziato completamente dalla Regione con quasi 3,2 milioni di euro, è tornata al suo splendore. Con i suoi interni di epoca barocca, oggi vede anche il ritorno dei quadri salvati dal sisma, assieme al Crocefisso ligneo del 1300. Questi tesori artistici sono stati conservati nel periodo del restauro nel Museo Magi ‘900. Si tratta di veri capolavori, realizzati da grandi artisti del ‘600: da Guercino a Guido Reni,da Lavinia Fontana a Scarsellino e altri ancora.
In particolare, l’opera di ripristino con miglioramento sismico è stata finanziata con oltre 2,8 milioni di euro a cui vanno aggiunti quasi 375 mila euro di fondi regionali per opere provvisionali di messa in sicurezza nell’ambito degli interventi coordinati dalla Protezione Civile.

“Come già successo per la riapertura di altri luoghi di culto, è davvero emozionante condividere con i cittadini, i fedeli, l’intera comunità locale la rinascita di questa antica chiesa. Siamo orgogliosi di aver contribuito a questa nuova ripartenza- afferma Bonaccini-. I centri storici, a partire proprio da monumenti e chiese, sono spazi vitali, definiscono l’anima e l’identità dei nostri territori. Quella di oggi è una inaugurazione importante perché con la riapertura della Collegiata, luogo di culto ma anche opera architettonica di pregio e custode di tante opere d’arte, oltre a ridare vitalità al centro cittadino, diamo una nuova, ulteriore testimonianza del buon lavoro di squadra fatto in questa regione sulla ricostruzione. Gli emiliano-romagnoli in primo luogo, insieme alle istituzioni, alla Regione, ai sindaci e agli enti locali, alle autorità religiose, tutti abbiamo collaborato a un obiettivo condiviso, raggiungendo ottimi risultati. Voglio ricordare- chiude il presidente della Giunta regionale- che ad oggi, tra fondi della struttura commissariale e cofinanziamenti, per le 495 chiese danneggiaste dal sisma sono già stati stanziati 276 milioni”.

L’intervento
Nei primi mesi dopo le scosse, sono state realizzate opere provvisionali per l’installazione della copertura temporanea sulla cupola parzialmente crollata. Inoltre, sono stati fatti degli interventi di messa in sicurezza e protezione degli apparati decorativi della cupola stessa, come la cerchiatura interna e la riparazione delle murature del tamburo, il puntellamento e la riparazione delle lesioni dell’abside per evitare il rischio indotto sulle abitazioni retrostanti l’abside e alla conservazione del bene monumentale. Successivamente, è stata ripristinata definitivamente la cupola i cui apparati decorativi sono stati restaurati facendo prima diverse prove direttamente sulle superfici dell’intervento al fine di scegliere la giusta metodologia in base ai vari livelli di danneggiamento. È stata consolidata la facciata della chiesa tramite riempimento di cavità, iniezioni strutturali, inserimento di catene al fine di rinforzarla e legarla alle murature laterali. Sono stati consolidati i basamenti dei pilastri trionfali a sostegno del complesso cupola-lanterna, è stato risistemato il coperto con ripristino dei travetti lignei ammalorati e delle capriate, inserimento di doppio tavolato, realizzazione di cordolo in acciaio.

La storia
La più antica chiesa del territorio centopievese, compare per la prima volta in un documento del 1207 come Pieve di “Santa Maria Maggiore”, e fino al 1378 è sede dell’unica fonte battesimale.
L’edificio attuale è una ricostruzione del 1702-1710 su progetto dei fratelli Campiotti di Modena. La chiesa è costruita in laterizio intonacato, su pianta a croce latina, con bassa cupola sulla crociera.
L’abside in stile gotico su pianta semidecagonale, con costoloni ottagonali agli angoli, quattro finestroni ad arco acuto poi murati, ornati di formelle in cotto, è ancora quello della chiesa preesistente e risale alla seconda metà del XIV secolo.
La facciata in stile barocco è a due ordini, ripartita da lesene: cinque parti nel prim’ordine, tre in quello superiore. Vi spiccano sei statue ed un bassorilievo che provengono dal laboratorio dei Guidottini di Verona e arrivarono a Pieve per via d’acqua nel 1708. Tra le opere, riposizionate dopo la rimozione post sisma, quelle di: Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (Annunciazione); Guido Reni (Assunzione della Madonna); Lavinia Fontana (Assunzione della Madonna); Ippolito Scarsella, Scarsellino (Nascita di Maria Vergine); Bartolomeo Gennari (Crocefissione di Cristo con la Madonna); Bartolomeo Passarotti (Ritrovamento della vera Croce); Giovan Francesco Gessi (San Filippo Neri ha la visione della Madonna con il bambino).





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