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Traffico di cuccioli: misure cautelari in nove regioni del centro-nord


All’esito di una complessa attività investigativa, i carabinieri della Forestale di Reggio Emilia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, su delega del P.M., nei confronti di tre soggetti, indagati per associazione a delinquere finalizzata a commettere più delitti di traffico illecito di animali da compagnia, maltrattamento di animali, frode in commercio, falsità in atti e truffa.

Nell’ambito della medesima attività operativa, con la collaborazione delle Stazioni Forestali dei Carabinieri della provincia di Reggio Emilia e dei Nuclei Investigativi dei Gruppi Forestali di Reggio Emilia, Piacenza, Ravenna, La Spezia, Grosseto, Bergamo e Milano, per complessivi circa 60 militari impegnati, sono in corso di esecuzione perquisizioni personali e domiciliari presso le residenze degli associati ed ulteriori siti nella disponibilità di altri 11 indagati, coinvolti a vario titolo negli illeciti commessi in danno degli animali e della pubblica fede. Tra i luoghi sottoposti a perquisizione vi sono tre esercizi commerciali destinati alla vendita di animali vivi, tolettatura ed accessori per cani.

I destinatari delle misure restrittive della libertà personale, consistenti nel divieto di dimora in nove regioni del centro-nord Italia e nel divieto di espatrio, sono tre soggetti: una donna di ventinove anni (E.I. nativa di Praga e residente a Reggio Emilia) con il ruolo di promotrice dell’organizzazione e, nel ruolo di “partecipi”, il coniuge della stessa (P.A. di trentasettenne anni con origini napoletane e residente a Reggio Emilia) ed il padre di lei, di cinquantaquattro anni (E.W. cittadino della Repubblica Ceca).

I provvedimenti giudiziari scaturiscono da un’indagine avviata nell’anno 2017 dai Carabinieri Forestali reggiani a seguito di varie denunce a carico dei tre odierni principali indagati, colti, durante controlli su strada, nell’atto di trasportare su proprie autovetture cuccioli di cani di varie razze pregiate, con modalità inidonee a garantirne il benessere, ovvero stipati nella parte posteriore dei veicoli, senza cibo né acqua. Si trattava, in particolare, del trasporto di cuccioli di Bulldog francese, Maltesi, Chihuahua e Shiba-inu, provenienti da Paesi dell’Est-Europa, sottratti prematuramente alle cure materne, privi di sistemi di identificazione (microchip), passaporti, libretti sanitari e vaccinazioni. I controlli su strada, effettuati nel corso degli anni, sia dalla Polizia di Stato che dall’Arma dei Carabinieri, hanno condotto al sequestro penale a carico degli odierni indagati di ben 129 cuccioli di cane illecitamente introdotti nel territorio nazionale.

L’interesse investigativo sulla vicenda si è acuito a seguito di  esposti e querele presentate da diversi acquirenti di cuccioli nel reggiano, che riferivano di decessi o malattie dei cani, presumibilmente causate da omesse vaccinazioni. Trattandosi di condotte reiterate e riconducibili agli stessi soggetti, le indagini dei Carabinieri Forestali si sono inizialmente orientate all’individuazione dei luoghi presso cui  venivano collocati gli animali in attesa delle vendite, nonché  di eventuali ulteriori autovetture usate per il trasporto e delle utenze telefoniche utilizzate dagli indagati per gli annunci su siti internet finalizzati alla ricerca di clienti interessati all’acquisto. In seguito, attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche protratte per vari mesi, si è chiaramente delineato il quadro criminoso che vede come protagonisti del malaffare i tre soggetti indagati per associazione a delinquere, la cui attività delittuosa fruttava circa 500mila euro all’anno.

In particolare, la ventinovenne, che gestiva l’organizzazione, provvedeva al rifornimento dei cuccioli in Slovacchia, consultando i siti internet locali, contattando gli inserzionisti e pattuendo il numero, il prezzo e le modalità di consegna dei cuccioli. A seguire, la stessa pubblicava gli annunci su siti internet nazionali per la vendita dei cuccioli in Italia, li vendeva ai privati che la contattavano ed effettuava le consegne.

Il coniuge della promotrice si occupava, invece, dell’approvvigionamento dei cuccioli effettuando numerosi viaggi in Slovacchia, da solo o insieme ad altri indagati, per il ritiro degli animali precedentemente ordinati dalla moglie; inoltre acquistava e compilava, falsificandoli, i libretti veterinari da fornire ai clienti, effettuava le vendite presso la propria residenza, in zone limitrofe ed anche in altre località emiliane, quali Calenzano, Sasso Marconi e Barberino di Mugello, gestendo una rete di vendita, composta da diversi soggetti i quali, a loro volta,  rivendevano i cuccioli, sia come rappresentanti di esercizi commerciali sia come privati attraverso la pubblicazione di annunci su internet.

Il padre della promotrice dell’organizzazione si occupava anch’egli, principalmente, dell’approvvigionamento dei cuccioli effettuando viaggi in Slovacchia, da solo o insieme ad altri indagati, per il ritiro degli animali precedentemente ordinati dalla figlia, trasportandoli presso la residenza di Reggio Emilia e partecipando alle vendite.

La rete di vendita organizzata dall’associazione si avvaleva di ulteriori 11 soggetti, dislocati in varie aree geografiche dell’Emilia Romagna, Liguria, Toscana e Lombardia, tramite i quali veniva assicurato un incremento degli introiti derivanti dal fruttuoso mercato clandestino delle bestiole, potendo reperire clientela anche attraverso esercizi commerciali già avviati nel settore merceologico degli animali domestici. Si è stimato, sulla base dei dati intercettati, che siano stati venduti clandestinamente dagli indagati almeno mille cuccioli all’anno con rincari sulla vendita di più del triplo del prezzo di acquisto, per cui, ad esempio, un cane di razza particolarmente ricercata, il Bulldog francese “blu”, preso alla fonte con un esborso di 300 euro era rivenduto al consumatore finale ad un prezzo di 1000 euro.

Numerose utenze telefoniche e vari veicoli nella disponibilità del nucleo familiare venivano utilizzate per le finalità del sodalizio criminale. Le azioni truffaldine venivano svolte in maniera organizzata, stabile e continuativa, come unica attività redditizia, tant’è che i componenti del nucleo familiare, all’indomani di ogni sequestro di cuccioli, prontamente si riorganizzavano per affrontare un nuovo viaggio volto all’approvvigionamento illecito di altri animali, per mantenerne costanti i proventi.

A causa dell’assenza di cure veterinarie, delle precarie modalità di trasporto e l’età dei cuccioli, oltre al reato di traffico illecito di animali da compagnia, sono stati contestati i reati di maltrattamento di animali e detenzione degli stessi in condizioni incompatibili. Esami radiografici effettuati, nel corso delle indagini, sugli animali sequestrati hanno incontestabilmente accertato l’età degli stessi inferiore a quella dichiarata (alcuni di essi non avevano neanche un mese di vita!).

Numerose, inoltre, sono le condotte degli indagati di frode nell’esercizio del commercio  laddove a fronte dell’offerta in vendita, tramite inserzioni pubblicate nei vari siti internet, di un cucciolo di origine nazionale, ne veniva consegnato uno di origine slovacca. Numerosi, dunque, anche i casi contestati di truffa per gli artifizi ed i raggiri determinanti un ingiusto profitto con altrui danno. Nei testi degli annunci risultava che i genitori fossero visibili ovvero che si trovassero nello stesso luogo ove era presente ed allevato il cucciolo oggetto di vendita.

In aggiunta, riguardo alle indicazioni sulla provenienza dei cuccioli, veniva falsamente attestato, in libretti sanitari contraffatti, che gli animali erano nati in Italia da genitori presenti e visibili, all’atto della consegna, in un allevamento “amatoriale”. Oltre alla provenienza, veniva  fraudolentemente attestata anche la qualità dei cuccioli sui libretti veterinari abusivamente procurati ed, in particolare, nelle indicazioni della data di nascita e dei vaccini somministrati. Negli annunci era riportato che i cuccioli avessero un’età di 65 giorni, tale da dedurre la provenienza nazionale degli stessi, dato che per poter commercializzare un cucciolo di provenienza estera è prevista un’età minima di almeno tre mesi e ventuno giorni, nel rispetto dei tempi previsti per la somministrazione e l’efficacia delle vaccinazioni. Gli associati apponevano sui libretti sanitari persino un timbro ed una firma nel campo riservato al medico veterinario del Servizio Sanitario Nazionale  e prescrivevano indicazioni sull’alimentazione ed i trattamenti da eseguire. Tali libretti sanitari, palesemente contraffatti, venivano consegnati agli acquirenti dei cuccioli, ignare vittime di inganni e raggiri, in quanto inconsapevoli di aver comprato degli animali diversi da quelli offerti in vendita, sia per la provenienza (territorio slovacco anziché nazionale) che per la qualità (età  inferiore a quella dichiarata, mancanza di vaccinazioni e precarie condizioni di salute).

Nel corso delle perquisizioni personali e domiciliari eseguite presso le residenze, gli esercizi commerciali e tutti i luoghi rientranti nella disponibilità degli indagati, sono stati sottoposti a sequestro penale 108 cani di razze pregiate (di cui 45 cuccioli che saranno affidati a struttura autorizzata) e  8 autovetture, oltre ad apparecchiatura informatica (telefoni cellulari, PC,  tablet, registratori di cassa), documentazione (registri, libretti sanitari), dispositivi di identificazione (microchip) e farmaci veterinari.





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