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Ricostruzione post sisma: la Regione chiede incontro al ministro dei Beni culturali


La chiesa di San Francesco a Mirandola (Mo) che è anche il pantheon dei Pico, la chiesa del Rosario di Finale Emilia (Mo) che rappresenta uno dei più importanti esempi di barocco emiliano, nonché quella dedicata a San Martino di Tours a Buonacompra, località del comune di Cento (Fe). Sono alcuni esempi di edifici di culto, danneggiati gravemente dalle scosse del sisma del 20 e 29 maggio 2012, la cui progettazione o i lavori tardano a partire, e per i quali il Ministero dei Beni culturali è il soggetto che deve attuare gli interventi di ricostruzione o al quale le proprietà, diocesi o parrocchie, hanno affidato la progettazione del recupero.

Per questi e altri edifici, a sette anni dal terremoto, la Regione Emilia-Romagna chiede un incontro per chiarire le tempistiche d’intervento in carico al MiBac. La richiesta di fare un punto operativo arriva dall’assessore regionale alle Attività produttive con delega per la Ricostruzione, Palma Costi, che scrive al ministro dei Beni e delle attività culturali, Alberto Bonisoli e al sottosegretario alla Ricostruzione, Vito Crimi.

“Le risorse per realizzare gli interventi ci sono- dice l’assessore Costi- quindi vorremmo restituire al più presto tutti gli edifici pubblici alle proprie comunità, compresi quelli i cui interventi sono in carico al Ministero dei Beni storici e culturali”.

Inoltre, aggiunge Palma Costi, “il terremoto che ha interessato il territorio emiliano ha colpito duramente il patrimonio dei beni culturali, patrimonio che costituisce quasi l’80% degli edifici pubblici danneggiati. In questi 7 anni è stato profuso uno sforzo enorme che ha rapidamente restituito alle comunità, in tempi record, case, scuole e attività produttive. Percorso a parte hanno avuto le strutture del MiBAC che, vista la loro complessità e delicatezza, devono rispondere contemporaneamente ad aspetti che ne garantiscano la tutela, ma che parallelamente li restituiscano strutturalmente più sicuri di prima. È stato tracciato un percorso condiviso per il loro esame, con l’istituzione di una commissione congiunta per il rilascio dell’autorizzazione sismica e la verifica della congruità economica delle proposte progettuali. Tra questi beni culturali, sono le chiese quelle che hanno subito i danni più ingenti e che rappresentano per le comunità i beni identitari dove potersi riconoscere. Per la riapertura di moltissimi di questi edifici (solo tra quelli di culto entro ottobre apriremo altre 21 chiese) c’è molta attesa da parte dei cittadini e la sollecitazione a far presto”.

Tra tali sollecitazioni, anche espresse formalmente con atti ispettivi parlamentari dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, alcune riguardano edifici il cui soggetto attuatore è proprio il MiBAC. Sono strutture di straordinaria importanza come la chiesa di San Francesco a Mirandola (Mo) per la quale il Commissario delegato alla Ricostruzione, Stefano Bonaccini, ha già riconosciuto risorse per oltre 5,6 milioni di euro (a cui si aggiungono 3 milioni stanziati con la legge 208 del 2015) e, a oggi, sono stati autorizzati progetti e lavori per un importo di 998.616 euro, senza che abbiamo notizia di avvio del cantiere dei lavori. Lo stesso per la Chiesa del Rosario di Finale Emilia (Mo), per la quale è già stato emesso un decreto di contributo un anno fa per 1,9 milioni di euro (a cui si aggiungono 130 mila euro stanziati con la legge 208). E ancora la Chiesa di San Martino di Tours a Buonacompra (a Cento di Ferrara), di proprietà della Diocesi di Bologna, il cui progetto di ricostruzione è stato affidato al MiBAC e ancora non è ultimato benché per i lavori sono già stati stanziati, con la legge 208, 4 milioni di euro.





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