Home Bassa modenese Elvira Mujčić presenta a Soliera “Consigli per essere un bravo immigrato”

Elvira Mujčić presenta a Soliera “Consigli per essere un bravo immigrato”







Venerdì 8 novembre, alle 18.30, la Biblioteca Campori di Soliera ospita la scrittrice italobosniaca Elvira Mujčić per presentare il romanzo “Consigli per essere un bravo immigrato” (Elliot Edizioni), un viaggio pieno di ironia tra le peripezie della burocrazia e gli stereotipi che bisogna assecondare per dimostrare di essere, appunto, un “buon immigrato”. L’autrice ne parlerà rispondendo alle sollecitazioni di Francesco Rossetti.

Nata in Jugoslavia nel 1980, Elvira Mujčić è vissuta a Srebrenica, in Bosnia, fino al 1992, per approdare in Italia e stabilirsi, infine, a Roma. Laureata in Lingue e letterature straniere, scrittrice e traduttrice letteraria, ha scritto romanzi, pezzi teatrali, saggi, reportage tra cui “Dieci prugne ai fascisti”, “La lingua di Ana”, “Al di là del caos”, “E se Fuad avesse avuto la dinamite?” e l’e-book “Sarajevo: la storia di un piccolo tradimento”.
L’autrice immagina un incontro tra lei e Ismail, un giovane originario del Gambia in attesa dello status di rifugiato, in cerca di una nuova collocazione sociale. Ne esce alla fine un incontro di civiltà: la ricerca di un comune denominatore che appiana le differenze e accorcia le distanze. In un’intervista la scrittrice spiega come le sia venuta l’ispirazione per questo libro, che racconta l’odissea dei rifugiati in una prospettiva inedita: “A un certo punto, pur avendo avuto un’esperienza di immigrazione in Italia, scopro l’esistenza delle commissioni territoriali. Vado ad approfondire di che cosa si tratta e mi rendo conto che un immigrato per avere un permesso, una protezione internazionale o un asilo deve raccontare la sua storia e deve poi rimettersi al giudizio della commissione, la quale deciderà se la sua storia è vera, secondo criteri decisi dalla commissione stessa. Decideranno se è abbastanza compatibile con le idee già precostituite di come dovrebbe essere. Mi è sembrato estremamente surreale il fatto che tutta la tua vita dipenda da come sai raccontarla e da come sai rispettare alcuni stereotipi che ti si chiede di assecondare, se sei un immigrato”.