Home Cronaca Modena: da una lamentela per rumore emerge un caso di lavoro nero

Modena: da una lamentela per rumore emerge un caso di lavoro nero







Sono partiti da un normale controllo stradale della Polizia locale gli accertamenti che hanno fatto emergere un caso di lavoro nero in cui ad essere impiegato come muratore era un giovane tunisino irregolare sul territorio italiano. In un altro caso, le verifiche dello stesso Nucleo Antievasione della Municipale che hanno portato a scoprire una badante retribuita all’insaputa del fisco hanno preso il via, addirittura, da una segnalazione per rumore.

La segnalazione giunta al Comando della Polizia locale era relativa a un alloggio gestito da Acer, situato nella zona nord est della città, dove avrebbero dovuto abitare un’anziana signora con il figlio. Dai controlli effettuati sul posto è però emerso che nell’appartamento con l’ultranovantenne non abitava il figlio, che pur vi aveva la residenza nonostante vivesse con la moglie in un’altra zona di Modena, ma una 46enne di nazionalità ucraina, sprovvista di regolare permesso di soggiorno, a cui una delle figlie dell’anziana corrispondeva, in nero, un compenso mensile per l’assistenza prestata alla madre.

La signora ucraina è stata denunciata per violazione delle norme sull’immigrazione, mentre nei confronti della figlia dell’anziana che la retribuiva, oltre alla comunicazione alla Procura presso il Tribunale di Modena, è scattata la segnalazione all’Ispettorato Nazionale del Lavoro per l’impiego di un lavoratore senza regolare posizione contrattuale.

La Polizia locale ha fatto segnalazioni all’Ispettorato del lavoro ma anche all’Agenzia delle Entrate per l’imprenditore di origini campane, titolare di una ditta edile con sede a Modena, che da due anni impiegava senza un regolare contratto di lavoro e di conseguenza senza le tutele previste dalla legge, il giovane tunisino privo di permesso di soggiorno e anch’egli denunciato per violazione alle norme sull’immigrazione.

L’impiego di lavoratori irregolari costituisce un’attività illecita e una condotta evasiva per il fisco e comporta una pena che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa di 5000 euro per ogni lavoratore irregolare impiegato.