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Un testimone racconta come da bambino assistette alla fucilazione di Giuseppe Rebottini e Ezio Consolini







Venerdì scorso 17 gennaio A.N.P.I. Comitato comunale di Sassuolo ha messo a dimora alcune piantine di evonimo (“di buon nome”, “di buon auspicio”) nella fioriera davanti ai caduti partigiani Giuseppe Rebottini sassolese e Ezio Consolini di Gaggio Bolognese. Nel corso della giornata diversi sassolesi hanno sostato davanti alla lapide in silenzioso omaggio.

Già da qualche anno A.N.P.I. sviluppa un’azione volta a far conoscere le ricorrenze del calendario civile locale, oltre alle feste nazionali; è perciò soddisfatta di questa risposta dei cittadini e auspica che nell’arco della settimana che porta al Giorno della memoria della Shoah, lunedì 27 gennaio, si ripetano gli atti di omaggio, in particolare da parte dei rappresentanti delle istituzioni locali che per primi hanno il compito di custodire e promuovere la memoria civile e che svolgono il ruolo di rappresentanza dell’intera Città di Sassuolo, Croce al Valor Militare, nell’anniversario del Settantacinquesimo della fine della guerra e della liberazione dal fascismo. Invita altresì in particolare le Scuole che sono chiamate a formare nei ragazzi una coscienza democratica, a far conoscere e visitare tale pietra della memoria e le altre simili, rendendo note le figure dei caduti che hanno dato la vita per abbattere il totalitarismo fascista.

Nell’occasione delle visite è stata anche raccolta un’importante diretta testimonianza. Il signor Emilio Pasquini, sassolese di nascita, classe 1938, ha raccontato quanto segue, autorizzandone la pubblicazione: «Abitavamo in vicolo Mole ma la nostra casa era stata bombardata nel corso di due diverse incursioni aeree, la prima volta senza vittime ma la seconda con sette-otto morti e la casa distrutta e inabitabile. Perciò la mia famiglia, insieme ad altre, era sfollata in una vecchia casa che sorgeva nei pressi del Cimitero di San Prospero. All’epoca dove oggi è tracciato viale della Pace era già campagna e prati e, nella estremità alta del viale odierno, un piccolo viottolo conduceva all’ingresso del Cimitero. Poco distante dal muro di cinta del Cimitero sorgevano delle siepi e quel giorno io stavo giocando con tre bambini miei amici quando ci acquattammo dietro la siepe vedendo arrivare il plotone che conduceva Rebottini e Consolini. Li fucilarono al muro esterno del Cimitero. Quando se ne andarono, fumavano e ridacchiavano. Ricordo che avvicinatomi ai corpi mi colpì subito la neve che gocciolava dall’alto giù sui caduti abbandonati lì, poi gli occhi che erano stati sfondati dalle baionette. Ricordo che il drappello dei carnefici non era di soldati tedeschi, ma di italiani, non in divisa ma in abiti civili».

(Per ANPI-Comitato Comunale di Sassuolo, Maria Antonia Bertoni)