Home Economia Il Centro Studi Confesercenti Modena analizza l’andamento di 1364 imprese

Il Centro Studi Confesercenti Modena analizza l’andamento di 1364 imprese

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1364 aziende la cui evoluzione è stata analizzata dal Centro Studi di Confesercenti Modena. Dati che, al di là del valore statistico, restituiscono un quadro preciso della situazione sviluppatasi dal 2006 ad oggi. Il tutto consentendo di elaborare valutazioni anche di tipo qualitativo, fondate su una banca dati ricca di informazioni.

Sei i settori di appartenenza delle imprese monitorate: pubblici esercizi, minuto extralimentare, ingrosso, minuto alimentare, servizi alla persona, servizi di intermediazione. Cinque gli indicatori esaminati: fatturato, utili, investimenti, oneri finanziari, occupazione.

I DATI PIU’ SIGNIFICATVI EMERSI DAL CONFRONTO TRA IL 2007 E IL 2006
Fatturato
Nel 2007 emerge un calo medio del fatturato pari al 4,2%, dato che non tiene conto dell’inflazione che a Modena nell’anno di riferimento è stata dell’1,7%. A soffrire maggiormente è il settore del minuto alimentare con un meno 25%, in controtendenza invece il settore dei servizi alla persona che registra un più 4,6%.
Utili
La preoccupante situazione che si è venuta a creare, trova un’inequivocabile conferma nei dati relativi agli utili. La media fa registrare un pesante meno 34,7%. Il rosso interessa indistintamente tutti i settori. Il picco negativo lo fanno registrare i pubblici esercizi con un meno 57,9% ed anche settori che appaiono in misura minore penalizzati dall’andamento dei consumi, come i servizi alla persona, vedono assottigliarsi in modo molto rilevante gli utili. In questo caso, infatti, la flessione arriva ad un meno 46,7%. L’incrocio dei dati del fatturato e quello degli utili evidenzia da un lato un enorme aumento dei costi fissi e difficilmente comprimibili, come costo del lavoro, energia, trasporto e affitti, dall’altro che le imprese hanno scelto di comprimere il più possibile il prezzo finale dei prodotti.
Investimenti
Il complessivo trend negativo trova conferma nell’andamento degli investimenti, vera e propria spia della capacità dell’azienda di reagire alle difficoltà. Confrontando i dati del 2007 con quelli del 2006 si registra un valore medio, che si assesta a meno 27,1%. Da un punto di vista qualitativo è preoccupante annotare che a determinare la flessione è soprattutto la drastica riduzione degli investimenti in innovazione: in altre parole, poco si è investito sul futuro.
Oneri finanziari
Aumentano in modo vertiginoso gli oneri finanziari a lungo termine. In questo caso l’incremento nel 2007 rispetto al 2006 è del 72,1%. Il dato è imputabile sia all’innalzamento del costo del denaro, sia al maggior ricorso all’indebitamento. Va inoltre rilevato che l’utilizzo del credito appare prevalentemente destinato a soddisfare le esigenze di liquidità per far fronte ai pagamenti e, più in generale, per garantire lo svolgimento delle attività ordinarie.
Occupazione
L’occupazione risulta essere l’unico fronte rispetto al quale troviamo dati che evidenziano una maggiore tenuta rispetto agli altri indicatori analizzati. In tutti i settori si assiste ad una sostanziale conferma degli occupati con un dato medio del 3.4%. Quattro settori su sei hanno avuto un saldo positivo. Dietro a questi numeri vi è lo sforzo delle imprese per preservare il proprio capitale umano, nonostante il calo dei ricavi e la contrazione degli utili. In altre parole vi è la consapevolezza del valore della risorsa umana, preparata e qualificata, come fattore competitivo per l’azienda.

CONFRONTO TRA PRIMO SEMESTRE 2008 E PRIMO SEMESTRE 2007
I dati relativi al primo semestre 2008, confrontati con quelli dello stesso periodo dell’anno precedente, rafforzano l’andamento negativo aumentando quindi la preoccupazione anche per il futuro.
Il fatturato registra un ulteriore peggioramento: in questo caso la media della contrazione è del 6,1%, a cui va aggiunta un’inflazione tendenziale 3,8. Unico settore in controtendenza, quello dei servizi alle persona con un incremento del 4,7%.
L’andamento degli investimenti peggiora ancora: la media complessiva si assesta a meno 33,9%. La flessione continua ad essere generalizzata, si distinguono invece positivamente i servizi alla persona con un incremento del 29% e i servizi per l’intermediazione con un più 18,2%.
Infine i dati sull’occupazione mostrano due facce: i contratti più flessibili (contratti di collaborazione) calano del 10,2%, mentre resta positivo il trend dei contratti più stabili, quelli a tempo determinato e indeterminato, facendo registrare un più 1,4 (la migliore performance riguarda i servizi alla persona con un più 14,3%).

IL COMMENTO DEL DIRETTORE GENERALE DI CONFESERCENTI MODENA TAMARA BERTONI
Calo delle vendite con conseguente contrazione di fatturato, aumento dei costi di gestione, maggiore rigidità nella concessione del credito sono tra i fattori che destano maggiore preoccupazione. Già il 2007 presentava un andamento negativo: uno scenario che nei primi sei mesi del 2008 si aggrava ulteriormente. Prevale da parte degli imprenditori un atteggiamento di attesa e cala drasticamente la propensione ad investire per sostenere lo sviluppo. Il settore della piccola distribuzione ha azzerato gli indicatori positivi e quindi assumono carattere assolutamente prioritario interventi a sostegno dell’accesso al credito e allo sviluppo.
Le imprese appaiono sempre di più strette in una morsa. Da un lato contrazione dei consumi, che penalizza da diversi mesi soprattutto la piccola e media impresa, a seguito, peraltro, di un periodo di stagnazione. Dall’altro cresce la propensione all’indebitamento, prevalentemente destinato a sostenere il funzionamento ordinario dell’azienda piuttosto che progetti di crescita. A seguito della crisi finanziaria, alla luce dei criteri oggi prevalenti nell’erogazione del credito – denaro solo a fronte di garanzie reali – cresce il rischio che si entri in una spirale pericolosa tra riduzione dei consumi, calo dei ricavi e minor disponibilità di liquidità per le imprese.
L’indagine svolta dal Centro Studi di Confesercenti Modena fotografa quindi un settore in forte sofferenza che richiede misure urgenti volte a sostenere il reddito ed il potere di acquisto delle famiglie e l’adozione di misure atte a facilitare l’accesso al credito. Così come diventa sempre più impellente la revisione degli studi di settore che devono essere rivisitati sulla base del reale andamento dell’azienda, al fine di determinare un rapporto giusto e trasparente con il fisco già per i redditi del 2008.