Come sanno gli amici della Confesercenti Modena e delle altre associazioni di categoria, abbiamo più volte portato all’attenzione del mondo economico e politico, il nostro parere sulla questione degli studi di settore in generale ed in particolare, in questi ultimi tempi, il rapporto crisi-studi di settore. Il nostro parere è “negativo” tanto che ne abbiamo chiesto l’abolizione e l’occasione del Federalismo Fiscale, ne dovrebbe sancire a fine.
Non si possono risolvere i problemi derivanti dalla evasione ed elusione fiscale con battaglie navali a tavolino. Da più parti viene sollevato, anche, il problema delle modalità di utilizzo degli studi in sede di accertamento con adesione (concordato), sia per il fatto che le risultanze di “Gerico”, talvolta vengono affrontate in maniera “acritica” cioè senza tenere conto delle realtà oggettive e soggettive o nella migliore delle ipotesi in riduzioni percentualizzate. Nello specifico, in attesa della eliminazione, da più parte auspicata, degli studi di settore, è utile, secondo noi, in questa fase, utilizzare i poteri degli osservatori regionali per l’adeguamento degli studi di settore alle realtà economiche locali, che come noto sono stati istituiti nel 2007.
L’osservatorio della Regione Emilia Romagna si è strutturato in tre gruppi di lavoro con compiti di monitoraggio in relazione a specifici studi e di analisi della realtà economica territoriale. Non è di secondaria importanza che partecipano agli osservatori regionali i rappresentanti delle categorie economiche e professionali compreso un rappresentante dell’ANCI. La crisi economica rilevabile, del resto, da tutti gli osservatori e uffici studi delle singole associazioni e dalla Camera di Commercio, impongono agli organismi rappresentativi territoriali (Provincia e Comuni singoli o associati) interventi tesi al riconoscimento, da parte del governo centrale, di Provincia in crisi, anche se articolata, per i singoli distretti industriali.
I distretti in crisi, attivano, oltre a provvidenze ed aiuti economici,(Meccanica, Ceramica, ecc) interventi sul piano fiscale ed il variegato universo dei piccoli e medi operatori economici (servizi, artigianato, commercio, professionale), possono chiedere la sospensione degli studi di settore visto che i correttivi contenuti nel decreto anticrisi non fotografano la reale sofferenza delle imprese. Chi può mettere in discussione la crisi in atto nella Provincia di Modena?
I dati del 2° trimestre 2009 rispetto al 1° trimestre parlano da soli:
-produzione (meno 26,20%)
-cassa integrazione ordinaria ore 1.430.910 ( più 689%) di cui ore 845.569 ( più 2.789%) meccanica 423.631 ( più 212%) ceramica per non parlare degli altri comparti quali l’edilizia , trasporti,tessile ecc.
E le cose non sembrano migliorate nel terzo trimestre, anzi dal punto di vista occupazionale, si registra un peggioramento.
Abbiamo, sempre, portato all’attenzione della politica, anche, la opportunità di sospendere, per i distretti in crisi, il pagamento, per un anno, dell’Irap e la sospensione degli acconti di novembre (visto che chi è soggetto agli studi di settore deve artificiosamente dichiarare un reddito). In sede di discussione della Finanziaria 2010 sono state depositate proposte per la riduzione dell’acconto di novembre ai fini IRES ed IRAP,noi aggiungiamo IRE (IRPEF), il tutto collegato agli incassi dello “scudo”. A questo punto è legittima una domanda: se le “proiezioni” degli incassi da “scudo” si rilevano carenti non riduciamo gli acconti di Novembre ?
Come si vede si vive alla giornata e non si affrontano i problemi strutturali della macchima fiscale. Un ultima notazione è destinata agli operatori economici della Provincia di Modena, dicendo che loro hanno già dato, infatti se guardiamo il reddito dichiarato da studi di settore nel 2005 (ultimo dato) esso si attesta su una media di € 53.000!
(Mario Cardone, Direttivo Provinciale Partito Socialista Modena)





