Se il decreto legge sulle intercettazioni passerà, “la garanzia che ci sentiamo di dare, come giornalisti italiani, è che faremo disobbedienza civile e professionale”. Lo ha affermato questa mattina alle soglie dello sciopero nazionale Roberto Natale, presidente del sindacato dei giornalisti Fnsi questa mattina a Reggio Emilia, al convegno per il 50° anniversario dei Morti di Reggio Emilia il 7 luglio 1960 che si è tenuto al Teatro Ariosto. Tra gli altri intervenuti Mirto Bassoli, segretario Cdl di Reggio Emilia, lo scrittore Paolo Nori, lo storico Marco Revelli, Aldo Tortorella, Carla Cantone.
Nel suo intervento sulle tre parole chiave che davano il titolo al convegno promosso dalla Camera del lavoro e dai sindacati, “Lavoro, libertà e democrazia”, il presidente Natale ha preso ad esempio quei medici che, “con un gesto di grandissima dignità e ricchezza civile” hanno preannunciato che non avrebbero rispettato una legge che impedisse loro di curare delle persone senza permesso di soggiorno. Se passasse la legge, ha spiegato Natale, si ricorrerà a tutti i gradi di giustizia, compresa la corte europea, fino ad arrivare alla disobbedienza civile e professionale.
Natale non ha mancato di fare autocritica da parte della categoria: “Non c’è solo il problema della censura – ha aggiunto – non pensiamo di cavarcela così. C’è anche un problema di autocensura”. Natale ha parlato di “ritardi gravi e colpe pesanti” nel raccontare il paese e in particolare il mondo del lavoro, “compreso il fatto di accorgerci della precarizzazione e dello scambio tra diritti e lavoro, quando ha riguardato noi; pagare un pezzo giornalistico 3 euro non è dignità del lavoro”. Infine sulla democrazia e sulla qualità del lavoro giornalistico: “E’ in atto uno svuotamento dell’informazione, che riguarda la Costituzione e la democrazia” ha detto il presidente Natale, uno svuotamento che cerca di distrarre i lettori e di infantilizzarli.





