L’intervento di restauro del complesso San Paolo, finanziato per 17 milioni di euro dalla Fondazione cassa di risparmio di Modena, è realizzato da un pool di imprese modenesi che hanno vinto l’appalto ed è coordinato dal settore Lavori pubblici del Comune di Modena.
I lavori edili sono iniziati lo scorso dicembre, ma il “cantiere ecologico” si è aperto nel maggio 2010 con la rimozione dai locali del complesso di tutto quanto non più utilizzabile. Infissi, rivestimenti ceramici, vecchia mobilia sono stati separatamente stoccati e indirizzati al recupero come materiali di riciclo. Tutelare i materiali storici è stato invece l’obiettivo della seconda fase, durante la quale sono stati smontati le persiane, gli infissi esterni, i portoni in legno, che saranno integralmente recuperati. Prima dell’inizio dei lavori, sono state messe in sicurezza le parti decorate e le alberature originarie che saranno mantenute. Durante la prima fase dell’intervento sono state eliminate tutte le superfettazioni; oggi, con i muri completamente a vista, è ben visibile l’architettura storica degli edifici. Inoltre, sotto la sorveglianza della Soprintendenza dei beni archeologici, sono stati condotti gli scavi che hanno consentito di far emergere parte importante del patrimonio conservato nel sottosuolo del complesso.
Successivamente sono iniziate le operazioni di sottofondazione, cioè gli scavi sotto le fondazioni del complesso, che sarà interamente sottoposto al miglioramento sismico come prevede la recente normativa. Attualmente si sta procedendo alla rimozione dei solai realizzati sulle parti costruite più di recente, che saranno sostituiti con strutture in legno; in seguito si provvederà al consolidamento, al restauro delle parti architettoniche e alla riorganizzazione degli spazi. La fine dei lavori è prevista per l’estate 2012; poi i locali assegnati dovranno essere allestiti e arredati dagli enti che li occuperanno.
UN NUOVO POLO DEL CENTRO STORICO
L’intervento di restauro del complesso San Paolo, situato tra le vie Caselle, Francesco Selmi e Camatta, restituirà ai modenesi un importante polo nel cuore della città. Al recupero del complesso, che si inserisce all’interno della riqualificazione del centro storico, si è arrivati grazie ad un accordo tra più enti: il Comune, la Provincia, l’Università degli Studi, il Patronato e la Fondazione cassa di risparmio di Modena che finanzia interamente l’intervento per 17 milioni di euro.
Il Comune di Modena, coinvolto nell’operazione con vari assessorati – i Lavori pubblici, il Patrimonio, la Cultura e l’Istruzione – dispone dagli anni ’80 di un’ampia parte del complesso, dove aveva collocato la scuola primaria Ceccarelli, il nido comunale san Paolo e la scuola d’infanzia statale Boschi, il centro per le famiglie e, prima del trasferimento negli immobili ristrutturati di piazzale Redecocca, gli uffici della Circoscrizione 1. Dopo il recupero, nel San Paolo saranno mantenuti uffici di sostegno alle famiglie e le funzioni educative con nido e scuola d’infanzia, ma nel complesso restaurato s’inseriranno anche attività nuove, come spazi di aggregazione, luoghi di sosta e di ristoro che amplieranno la frequentazione a tutte le ore del giorno. Inoltre, l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, che da qualche anno ha collocato la sede della Facoltà di Giurisprudenza nell’ex complesso conventuale san Geminiano, recentemente restaurato, ha individuato nel comparto San Paolo la naturale collocazione della grande biblioteca di facoltà. Mentre la Provincia di Modena, che già utilizza la ex chiesa di San Paolo per allestire mostre, ha colto l’occasione per ampliare i luoghi a propria disposizione.
La convenzione tra Comune, Università, Provincia e Fondazione stabilisce che il comparto, di proprietà dell’Azienda di servizi alle persone “Patronato Figli del popolo e Fondazione S. Paolo e S. Geminiano”, venga ristrutturato e acquisito in diritto di superficie per 60 anni dai tre enti che lo utilizzeranno, ciascuno nella porzione che gli spetta.
BIBLIOTECA E LUOGHI D’INCONTRO
Il progetto per il recupero di edifici, chiostri e cortili che formano l’antico complesso è firmato dall’architetto Franca Stagi e da Politecnica sotto la supervisione dell’assessorato ai Lavori pubblici del Comune di Modena.
L’intervento prevede di realizzare nell’ala ovest, quella assegnata al Comune, le nuove sedi della scuola d’infanzia statale e del nido comunale che avranno l’ingresso su via Caselle. Le scuole si svilupperanno su più piani e avranno ciascuna una porzione di area esterna riservata, ricavata nell’ampio cortile Caselle. Qui il rifacimento dell’intero giardino si ispirerà all’orto conventuale che esisteva nel ‘700, secondo un progetto già approvato dalla Soprintendenza. Al piano terra saranno collocati anche i locali del Centro per le famiglie, ugualmente affacciati al cortile Caselle, a cui si accederà da via Selmi. Nella stessa ala del complesso si troveranno, inoltre, i luoghi per l’accoglienza degli studenti, come la sala lettura, ma anche un punto ristoro annesso a spazi aggregativi destinati principalmente ai giovani. A questi spazi, attigui al cortile del Banano, che quindi sarà completamente aperto al pubblico, si potrà accedere da via Selmi. Lo stesso cortile funzionerà come collegamento all’area di pertinenza della Provincia a cui, oltre alla ex chiesa di San Paolo, è assegnata l’area, altrettanto estesa, dell’ex oratorio. Rimangono a vocazione commerciale gli spazi occupati dai negozi che si affacciano su via Selmi; mentre nell’ala est del comparto, con ingresso da via Camatta, avrà sede la grande biblioteca della Facoltà di Giurisprudenza, che con un porticato aperto abbraccerà su due lati il cortile del Leccio e si svilupperà anche ai piani superiori.
UNA DISCARICA DI STOVIGLIE MEDIOEVALI
Un tratto delle mura originarie della città, l’antico canale Modonella, la vasca del lavatoio del convento e una singolare discarica zeppa di preziose ceramiche medievali. Sono i principali ritrovamenti archeologici emersi a Modena durante i lavori per il recupero del complesso San Paolo.
La porzione più antica dei rinvenimenti risale alla fine del XII secolo, epoca a cui risale la chiesa parrocchiale che costituiva il primo nucleo del complesso e di cui è venuta alla luce l’abside centrale. Sono stati anche rinvenuti resti di sepolture che testimoniano l’esistenza del cimitero annesso alla parrocchia e in funzione fino al 1300. Gli scavi, condotti sotto la sorveglianza della Soprintendenza, hanno inoltre fatto emergere un tratto della cinta muraria originaria della città risalente al Medioevo, epoca in cui accanto alla chiesa venne costruito il monastero.
Altri reperti risalgono a una fase successiva, riferita a quando, dal 1466, si stabilirono nel complesso le monache agostiniane della Misericordia che lo abitarono fino all’Ottocento. In particolare, è venuta alla luce un’inattesa discarica colma di stoviglie in ceramica medioevale graffita. Il complesso conventuale accoglieva molte ricche giovani, non stupisce quindi che le tavole e le mense fossero imbandite con vasellame in ceramica riccamente decorato, talvolta anche con gli stemmi familiari. Potrebbe risalire al Cinquecento o essere un rifacimento settecentesco la vasca dell’antico lavatoio emerso nel cortile Caselle, del manufatto parlano le cronache della prima metà del XVI secolo, quando il convento venne ampliato inglobando il corso del canale Modonella, che portava in città le acque pulite provenienti dai fontanazzi a sud di Modena. E risale al Settecento anche la copertura a voltone dello stesso canale, voluta probabilmente dai duchi estensi per motivi igienici e venuta alla luce integra, di cui una porzione potrà rimanere a vista a intervento concluso. Allo stesso modo si potrà mantenere il pavimento settecentesco a ciottoli che costituiva la pavimentazione del locale dove le monache appendevano i panni per l’asciugatura.
VISITE GUIDATE AL CANTIERE DEL COMPLESSO
Continuano le visite guidate al cantiere per la riqualificazione del complesso. Domenica 8 maggio le visite con ingresso da via Caselle, si svolgeranno dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19. Il direttore dei lavori Micaela Goldoni di Politecnica e l’architetto Lucio Fontana del Comune di Modena condurranno i partecipanti alla scoperta del cantiere di restauro, mentre il rilievo archeologico sarà illustrato da Mauro Librenti del Coordinamento archeologico del cantiere di scavo; infine Rossella Cadignani del Servizio di edilizia storica del Comune proporrà una visita al giardino Caselle. Per partecipare è necessario prenotare telefonando alla segreteria della Fondazione cassa di risparmio di Modena (tel. 059 239888, info@fondazione-crmo.it).
Inoltre, nell’ex chiesa di San Paolo una mostra fotografica con immagini di Marcello Venturelli e elaborazioni digitali di Davide De Simoni documenta la situazione di edifici e cortili prima dell’inizio dell’intervento di riqualificazione e le fasi del recupero. La mostra è a ingresso gratuito; resterà aperta fino a domenica 22 maggio ed è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19.




