“Per le persone che compiono reati sono previsti percorsi specifici ed individuali definiti dalle norme e in capo alla Magistratura. Essere accusati o condannati, per i nomadi come per gli altri cittadini, non è condizione determinante per sfratto da alloggi privati, decadenza da alloggi pubblici e allontanamento dalle aree di sosta”.
Lo ha detto l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Modena Francesca Maletti rispondendo all’interrogazione, trasformata in interpellanza, del consigliere Pdl Andrea Leoni, dal titolo: “Quanti nomadi accusati di reati vivono all’interno delle microaree del Comune di Modena?”.
In particolare, Leoni, facendo riferimento all’arresto nel dicembre scorso di un uomo di 19 anni, domiciliato nella microarea nomadi di via Django, accusato di avere aggredito e rapinato una donna a Formigine, ha chiesto “quanti nomadi risiedono nella microarea; se l’Amministrazione ha elargito contributi economici per la loro assistenza; quanti controlli sono stati effettuati negli ultimi 12 mesi nelle varie microaree; se risultano persone accusate di reati; se, alla luce dei recenti fatti di cronaca, il Comune non ritiene opportuno rivedere la politica relativa alla popolazione nomade; se e come intende procedere rispetto alle persone responsabili di atti contro la legge residenti in tali aree”.
“Nei regolamenti di accesso e permanenza delle microaree nomadi, in analogia con le norme vigenti e con il Regolamento per gli alloggi Erp, quello che viene chiesto è altro – ha proseguito Maletti – certamente non commettere reati, ma anche mantenere pulita l’area sosta, mandare a scuola i figli, fare azioni di prevenzione per la salute e che portino a un’autonomia gestionale familiare. Ciò non vuol certo dire perseguire una politica buonista”, ha aggiunto. I nomadi residenti nelle microaree di via Django sono 47, suddivisi in 14 nuclei, e nel corso del 2010 sono stati assegnati contributi a 3 famiglie residenti per un importo di 3 mila 347 euro, sulla base della valutazione dei servizi sociali secondo i parametri adottati per tutti i cittadini. L’assessore ha spiegato che normalmente i controlli nelle microaree “non riguardano la verifica della fedina penale dei residenti, ma il rispetto degli elementi della concessione e la presenza di persone che non hanno i requisiti per la permanenza”. I controlli svolti da parte della Polizia municipale negli ultimi 12 mesi sono stati 16, “nel corso dei quali non sono emerse particolari irregolarità o situazioni di illegalità e degrado”, ha continuato Maletti. “Non si pensa, quindi, di rivedere la politica verso i residenti delle aree, se non incrementando maggiormente le azioni volte all’integrazione e all’assunzione di responsabilità e autonomia delle famiglie residenti”. L’assessore ha inoltre precisato che “vengono svolti controlli anche nelle aree cittadine particolarmente appetibili per i gruppi nomadi in transito e l’attività di controllo quotidiano da parte della Polizia municipale ha consentito di sradicare un fenomeno che fino a qualche tempo fa era diventato abituale”.
Nel dibattito, Francesco Rocco, Pd, ha chiesto al consigliere Leoni il perché “di tante interrogazioni sul tema dei nomadi” e qual è, in merito, “la posizione del Pdl: la linea dura di Leoni o quella tollerante, che addirittura denuncia azioni insufficienti nei confronti dei nomadi, di un altro collega del Pdl?”.
Vittorio Ballestrazzi, Modenacinquestelle.it ha parlato di “disparità di trattamento” tra i nomadi e gli altri cittadini quando vengono elevate sanzioni stradali. “Nel caso dei nomadi, dopo tutti i passaggi burocratici, nel 90% dei casi la multa va a finire in niente, perché c’è una legge che vieta il pignoramento di beni necessari e loro hanno di norma solo quelli. Un cittadino normale, che contribuisce al benessere della città, paga invece la sanzione per evitare pignoramenti”.
Nella replica, il consigliere Leoni ha sottolineato che “tra i parametri per assegnare o meno contributi pubblici ci deve essere anche quello dei reati. Se è necessario cambiare i Regolamenti, l’Amministrazione dovrebbe farlo nell’interesse dell’integrazione”. Rispondendo al consigliere Rocco, Leoni ha inoltre aggiunto che “le interrogazioni sui nomadi sono doverose perché questi ultimi sono stati uno dei buchi neri dell’Amministrazione, con una spesa di 5 milioni di euro in 10 anni, che non ha prodotto i risultati sperati”.
Concludendo il dibattito l’assessore Maletti ha sottolineato che “ci deve essere un’equità di trattamento: i beni necessari non possono essere pignorati, ma altri beni in possesso dei nomadi sì”. Al consigliere Leoni, l’assessore ha infine ricordato che “5 milioni di euro in 10 anni sono 500 mila euro all’anno, mentre l’anno scorso abbiamo speso un totale di 80 mila euro, di cui metà per personale del Comune. Un trattamento paritario ed equo, rispetto ai contributi erogati dal Comune, c’è già: bisogna richiedere il massimo rispetto delle regole, ma anche evitare di creare iniquità”.