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Premio Paolo Borciani, presentato a Reggio il documentario “Il suono della democrazia”

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“Il documentario che oggi presentiamo è testimonianza fedele del conteso importante, dell’humus, di cui il Festival del quartetto d’archi e il Premio Paolo Borciani si alimentano, creando un legame speciale e inscindibile con Reggio Emilia. La città è riconosciuta a ragione, grazie al Premio Borciani, capitale internazionale del quartetto: questa è una di quelle quattro-cinque situazioni della nostra realtà, che possono fregiarsi in modo appropriato, e non a sproposito, del titolo di eccellenze. Il lavoro inteso e motivato dell’Associazione Amici del quartetto è parte di questo humus, si affianca all’evento, contribuendo a renderlo possibile e, nello stesso tempo, diffonde l’educazione alla musica, avvicinando ad essa persone di ogni età. Questo filmato è un omaggio allo spirito accogliente dei reggiani ed è uno stimolo ad alimentare ulteriormente questo positivo modo di essere”.

Lo ha detto l’assessore ai Progetti speciali Mimmo Spadoni introducendo, con il presidente dell’Associazione Amici del quartetto ‘Guido A. Borciani’, Fabrizio Fiori, la proiezione del documentario Il suono della democrazia, realizzato dal regista Antonio Marzotto e prodotto dalla stessa Associazione Amici del quartetto d’archi “Guido A. Borciani”. Alla presentazione era presente anche il maestro Andrea Talmelli, direttore dell’Istituto musicale Achille Peri.

Il documentario – il pubblico potrà vederlo per la prima volta il prossimo 12 giugno alle ore 18,30 nella Sala degli Specchi del teatro Valli, in occasione dell’apertura del IX Concorso internazionale per quartetto d’archi Premio Paolo Borciani, diretto dal maestro Mario Brunello e promosso e organizzato dalla Fondazione I Teatri – approfondisce con efficacia e immediatezza lo straordinario legame che esiste tra Reggio, città natale del celebre Quartetto italiano, e il mondo del quartetto d’archi: cosa significa musica per quartetto, educare alla musica, avvicinare le persone alla musica quartettistica anche fuori dagli ambienti in cui la tradizione ha circoscritto i concerti, la musica come linfa di relazioni fra le persone, in una città che ha nell’ospitalità e nell’accoglienza alcuni dei suoi tratti distintivi. Il suono della democrazia, che contiene anche passaggi di un’intervista sul tema al sindaco Graziano Delrio ed è stato proiettato alcune settimane fa al Festival della democrazia di Torino, si propone come presentazione attenta e sensibile dello “spirito” e dei valori della comunità reggiana: un ottimo “biglietto di presentazione” per chi, non reggiano, si avvicina a questa realtà e per chi, reggiano, può riscoprire temi positivi e fondanti della propria comunità.

“Il quartetto – ha spiegato il presidente Fiori – si pone nel documentario come forma di democrazia compiuta. Non è un artificio, non è astrazione, ma realtà concreta, come spiegano i musicisti che raccontano il loro suonare e il come Reggio li ha accolti. E’ evidente il parallelo, tra quartetto come forma di ‘democrazia musicale’, dove vale il suonare insieme, dove non c’è un capo, un direttore, ma un dialogo continuo fra le parti e il modello di democrazia come forma positiva di convivenza civile fra persone”.

L’assessore Spadoni ha sottolineato infine come “la musica di qualità eseguita nei luoghi pubblici o privati ma aperti al pubblico, come i cortili, equivale a riqualificare questi luoghi. La musica stessa è riqualificazione, che aiuta a riviere gli spazi di tutti, a occuparli pacificamente, dunque a creare vita democratica. Il far musica in spazi pubblici ha significato per Reggio far cadere barriere, innescare nuovi interessi e attirare persone magari non vicine alla musica. In questo senso, l’attività dei quartetti fuori dagli spazi convenzionali, nell’opportuno rispetto che la musica richiede, è in piena sintonia con le strategie dell’Amministrazione comunale, che dal 2005 ha avviato e realizzato diverse azioni di recupero dello spazio pubblico”.

Emblematica la testimonianza del regista Antonio Marzotto, sulla sua esperienza a Reggio Emilia:

“Ci sono città che ti sembra di conoscere anche se non ci sei mai stato e che ti fanno provare una sensazione strana, che è scoperta e ritorno, novità e familiarità. Reggio Emilia è una di quelle.

Quando ho iniziato a lavorare a questo documentario non sapevo molto di Reggio, né tanto meno conoscevo la dimensione del quartetto d’archi. Per questo, credo, più andavo avanti con il lavoro e più capivo che era proprio la scoperta che stavo vivendo che avrei dovuto raccontare nel film. Raccontare che effetto fa arrivare in un posto nuovo in questo senso: una realtà in cui le persone credono così sinceramente in quello che fanno -ed ecco perché sono così ospitali, senza mezzi termini, non si risparmiano: gli sembra naturale. Descrivere tutto l’universo che ruota intorno al Premio Borciani, il lavoro che c’è dietro, l’associazione, il pubblico e il suo entusiasmo al limite del fanatismo.

Ho capito che solo provando a fare del documentario un percorso di scoperta, come è stato il mio, avrei potuto comunicare quello che è alla base del mondo del quartetto, che gli dà forma. Scoprire Reggio significa riconquistare un certo tipo di fiducia, che negli ultimi anni, nel nostro Paese, si è un po’ persa per strada. La fiducia negli altri, prima di tutto, nella possibilità di lavorare insieme e produrre qualcosa di bello, fiducia nella cultura, nell’arte. Se anche solo per un istante nel documentario sono riuscito a trasmetterlo vuol dire che quest’esperienza ha avuto un senso”.