Il sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, ha incontrato stamani la stampa dopo la sua elezione a presidente nazionale dell’Anci. Nell’incontro si sono approfonditi alcuni temi legati alla stessa elezione di Delrio durante il congresso di Brindisi, all’avvio del percorso per un Patto sul Welfare reggiano, alla costruzione del Bilancio comunale del 2012 e al “rimpasto” di giunta, tema che, come ha spiegato il sindaco di Reggio, “non è in prospettiva, né è un’emergenza”. Di seguito, le dichiarazioni del sindaco, in risposta alle domande dei cronisti.
PRESIDENZA ANCI: UN ONORE E UN ONERE – “Non c’è nessun dubbio sul fatto che l’elezione del sindaco di Reggio alla presidenza dell’Anci sia un grande onore per la nostra città, una città di 170.000 abitanti, quindi di medie dimensioni, ma non capoluogo di regione; e sarà tanto più forte e autorevole la mia presidenza quanto più le cose a Reggio continueranno a funzionare nella maniera giusta – ha detto Delrio – Accanto all’onore, abbiamo quindi un onere in più: far funzionare sempre meglio la città e i servizi anche in questo momento di grande difficoltà, fare in modo che l’esempio civico, che viene anche dalla nostra città, continui a essere un punto di riferimento per tutta l’Italia”.
LA PRESENZA A REGGIO – “Voglio rassicurare sul fatto che il mio impegno in Anci è già programmato, come lo è stato negli ultimi due anni: un impegno che avrà un giorno fisso per gli incontri con il governo e le parti sociali e avrà un altro pomeriggio dedicato alle altre attività dell’Associazione. La mia presenza a Reggio sarà quindi la stessa dei due anni precedenti.
La città va avanti – ha sottolineato il sindaco – Anche in questi giorni vi sono state diverse iniziative e realizzazioni, ad esempio sull’innovazione, dall’apprezzato evento TEDx alla costituzione della Fondazione internazionale Reggio Children, forse un’iniziativa unica in Italia che ha visto l’adesione di diversi Paesi a un’esperienza educativa di respiro internazionale. Adesso abbiamo appuntamenti importanti che ci attendono: primo è il Bilancio. Speriamo che il nostro Paese non abbia bisogno di ulteriori correzioni di conti, speriamo si stabilizzi la situazione al governo nei prossimi mesi e in qualche modo si prendano decisioni che creino un minimo di stabilità e prospettiva. In Spagna, Zapatero ha annunciato le sue dimissioni mesi prima e questo ha rassicurato, perché in qualche modo ha aperto un percorso lineare, non variabile di giorno in giorno. Ci auguriamo che in Italia si sappia qual è la fine del Paese, come chiedono tutte le parti sociali”.
VERSO UN PATTO PER IL WELFARE – “Mercoledì prossimo (nella mattinata del 12 ottobre, al cinema Al Corso, ndr) avvieremo a Reggio la riflessione sul Patto per il Welfare, perché la domanda di un nuovo Welfare è una domanda importante, in un contesto in cui sono cresciuti i bisogni e diminuite le risorse: serve perciò una riflessione per riorganizzare e riproporre una forma di coesione sociale che sia nuova, innovativa. E credo che Reggio abbia le caratteristiche, per la sua esperienza e conoscenza dei Servizi, per poter far partire un’innovazione ulteriore in questo campo.
La riflessione di mercoledì è molto importante, la si sta facendo anche in altre città, anche a Bologna in modo molto forte, con il sindaco Merola. C’è grande tensione tra i sindaci sul tema: il fatto di non riuscire più a rispondere alle esigenze che vengono dai cittadini è preoccupante. Il punto di partenza è che bisogna uscire dall’alternativa pubblico-privato, che è un dibattito vecchio.
Un’esperienza in questo senso, passata un po’ in sordina ma che ha dato ottimi risultati ed è altrettanto importante, a Reggio l’abbiamo già attuata, sul tema dello Sport: lanciando la Fondazione per lo Sport alcuni anni fa, superammo l’idea di pubblico e provato e creammo un contenitore di sussidiarietà orizzontale vera, di protagonismo autentico delle società sportive, che ci ha consentito in questi anni di avere una struttura leggerissima dentro al Comune per lo Sport, ma di realizzare già sette dei nove programmi per le infrastrutture di impiantistica sportiva, in un momento di grandissime difficoltà economiche. Abbiamo ottenuto questo risultato con protagonismo dal basso, soluzioni finanziarie nuove per il settore e regia del pubblico, che non si sottrae alle sue responsabilità. E’ stata occasione di come si possa ripensare alle politiche di settore classiche in una maniera innovativa.
Proponiamo per il Welfare lo spirito innovativo che abbiamo portato già in altri settori, sapendo che il Welfare è una certezza, un punto fermo del nostro territorio”.
IL “RIMPASTO” DI GIUNTA – “In questo momento non c’è una prospettiva di ‘rimpasto’ di giunta. Forse ‘caricherò’ qualche assessore di qualche delega in più, ma questo lo deciderò nei prossimi mesi, deleghe di quelle che ho temuto io nel secondo mandato, ad esempio Personale, Ambiente, Innovazione: in particolare su queste ultime due Politiche la città ha fatto comunque progressi molto importanti. Ma vedremo. Adesso questa emergenza non l’abbiamo. Non sto derubricando l’argomento. Il vicesindaco Filomena De Sciscio è il vicesindaco. Come tutte le mamme ha chiesto un momento per stare di più con la sua bambina neonata. Non mi direte che la città dei bambini e delle bambine manda via una donna, perché ha avuto un figlio? Filomena De Sciscio è al suo posto e ha già ripreso, prima del previsto, a lavorare. Gode della mia fiducia. E’ rappresentativa del sindaco che l’ha scelta. Inoltre, in questo momento abbiamo a Reggio un’alleanza Pd, Sel e Idv, che è il partito di appartenenza del vicesindaco.
Se constaterò di non aver spazio e tempo per continuare a seguire queste politiche, deciderò di conseguenza.
La verifica va fatta tutti gli anni, anche ogni sei mesi. Io faccio una verifica ogni tre mesi con gli assessori, sugli obiettivi. Se poi uno chiede una verifica e poi pensa al rimpasto, questa è una malattia che va curata, ma se è per dire lavorate di più e meglio, parliamone, fa parte della nostra modalità di lavoro: vuol dire che si ha passione per le cose che si fanno e le si vogliono migliorare”.
BILANCIO 2012 E ADDIZIONALE IRPEF – “Il congresso di Brindisi non ha cambiato i Bilanci dei Comuni. Ma noi sindaci e le Regioni, come ha ribadito il presidente Formigoni, continuiamo a chiedere che il governo torni sui suoi passi, sui tagli agli enti locali. Continuiamo a chiederlo adesso, quando sono annunciati la legge delega sulla riforma assistenziale e il Piano per lo sviluppo. I nostri Bilanci intanto non sono cambiati. Le prospettiva quindi sono molto difficili. Abbiamo bisogno di un Bilancio 2012 che provi a salvare i salvabile e a rilanciare. Aspettiamo dunque di vedere le prime simulazioni, di vedere cosa uscirà dagli ultimi provvedimenti del governo.
Formuleremo la prima ipotesi di Bilancio non prima della fine di novembre, perché dovremo avere un quadro stabilizzato a livello nazionale. Per quel che riguarda l’addizionale Irpef, come ho già detto, ad oggi è l’ultima ipotesi da percorrere: non vorrei aumentare il livello di tassazione ulteriormente, specialmente sulle spalle di chi paga le tasse. Si propone di valutare l’aumento dell’Irpef solo per certi tipi di redditi. Valuteremo anche questo aspetto. Ma credo che il vero punto, su cui si devono concentrare i Comuni e su cui siamo impegnati, è di poter fare i Bilanci 2012 sulla base di entrate certe e non di nuove tasse: venga cioè restituita dentro il 2012 quell’autonomia fiscale che doveva essere connaturata al Federalismo e che invece non lo è stata.
Un primo punto lo abbiamo ottenuto in queste settimane: Tremonti ci aveva detto che avremmo costruito i Bilanci con i proventi della Robin tax che in parte veniva a compensare i Bilanci dei Comuni, noi sindaci facemmo presente che quell’entrata non era contabilizzabile nel 2012 perché cadeva in realtà a fine 2012 e quindi entrava nel 2013. Speriamo di chiudere la settimana prossima un accordo che ci permetterà di anticipare queste risorse al 2012. Per i Comuni sono pochi, al massimo 600 milioni di euro, ma si scalano rispetto all’1,7 miliardi di euro che ci hanno chiesto.
Il quadro è quindi in evoluzione e fare i Bilanci non è semplicissimo. Credo comunque sia sbagliato fare i Bilanci aumentando a priori la pressione fiscale.
Il decreto sullo Sviluppo è il primo banco di prova, perché deve dire una cosa chiara: il Patto di stabilità va revisionato e vanno trovate forme nuove per finanziare le infrastrutture in questo Paese”.
IL DIBATTITO SUPATTO DI STABILITÀ E SVILUPPO ALL’ANCI – “Su questo decreto per lo Sviluppo – ha spiegato il sindaco Delrio – si misura anche la capacità di vedere, di leggere i dati. A Brindisi abbiamo fatto un congresso vero, ad argomenti, come i congressi medici. Abbiamo affrontato: Spesa pubblica-Spreco, con relativa ricerca; Welfare, con la previsione di tagli ingestibili al trasporto pubblico locale del 70 per cento e il tema dei Servizi sociali e sanitari, anche qui con ricerche e documenti; Riforme istituzionali e autonomia, dato che entro 90 giorni dobbiamo presentare il progetto di riordino istituzionale che riguarda Province e Comuni sotto i 5.000 abitanti; e, con il professor Giarda, noto docente di Economia, già sottosegretario all’Economia con Ciampi in quella fase delle grandi riforme economiche, inventore del primo Patto di stabilità interno nel 1997, con lui abbiamo fatto riflessioni e discussioni sul Patto di stabilità. Noi crediamo che non sia vero quanto è stato detto all’Italia in questi anni, cioè che questo Patto di stabilità sia imposto dall’Europa. All’Italia viene imposto di controllare il rapporto deficit-Pil, debito-Pil, ma non di avere questo tipo di Patto di stabilità, che infatti in Germania e Francia è interpretato diversamente, con regole diverse. Siccome queste nostre regole hanno portato alla depressione degli investimenti, cioè la spesa produttiva che genera Pil e nello stesso tempo non si è tenuta sotto controllo la spesa corrente, è ragionevole che il ministro ne prenda atto.
Sono effettivamente bloccati in cassa 60 milioni di euro: Reggio ha 60 milioni di euro infruttiferi in banca. Siamo una famiglia che paga i debiti e gli interessi, pur avendo i soldi in banca. E’ paradossale”.
REGGIO CONTINUA A RAGGIUNGERE RISULTATI – Sullo stesso tema delle deleghe di giunta e dei risultati amministrativi, il sindaco Delrio ha detto che “negli ultimi due anni non abbiamo certo dormito. La gran parte dei progetti individuati con gli Stati generali del 2009, grazie al lavoro dell’assessori coinvolti, è andata avanti, e ad esempio sull’Innovazione, è proseguita anche dopo il ritiro dell’assessore Grasselli, sul Fotovoltaico (10 milioni di euro di investimento attraverso Agac infrastrutture in città e in provincia) e sull’identità digitale, innovativa in tema di semplificazione amministrativa.
“Sull’Ambiente abbiamo concluso due progetti europei, il Laks e il Mmove, in cui siamo stati capofila e premiati; abbiamo raggiunto obiettivi di raccolta differenziata vicini al 60 per cento, cosa che appariva non a portata di mano qualche anno fa… Abbiamo ri-potenziato una domiciliare spinta in alcune zone della città; abbiamo tenuto sull’impiantistica di Area vasta con il Tmb, per il quale abbiamo chiuso i protocolli d’intesa e verrà costruito, non in zona agricola; il nostro Modello Reggio, flessibile sulla raccolta dei rifiuti, è stato assunto anche a livello provinciale, come da deliberazioni di Ato: abbiamo ottenuto sull’ambiente ottimi risultati e ringrazio coloro, fra i quali alcuni giovani in gamba, che hanno collaborato con me in questi ultimi due anni. Una parte dell’Ambiente l’ha seguita molto da vicino anche l’assessore Ferrari per quanto riguarda l’infrastrutturazione e la pianificazione del verde. Ma anche le iniziative di politica e cultura ambientale sono andate avanti. Abbiamo messo in piedi un modello di contabilità della Co2 unico in Italia, che verrà probabilmente assunto a livello europeo: i Laks hanno portato a una contabilità attendibile rispetto agli obiettivi di Kyoto.
Sull’Innovazione, ho presentato agli Stati generali del 2009 quattro punti: fare un Centro per le Energie rinnovabili che abbia dietro una grande azienda di livello nazionale; una Fondazione internazionale dell’infanzia che sia centro di ricerca di riferimento per chi si occupa di questo tema; la trasformazione dell’ospedale in Irccs, come segno di una cultura dei servizi molto avanzata che si trasforma in cultura dei servizi, della ricerca e dell’innovazione, e il Tecnopolo provando a dare a questo centro per la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico anche un significato di recupero delle grandi aree dismesse e quindi una nuova industrializzazione di Reggio.
All’epoca qualcuno sorrise. Ebbene, queste cose sono realtà, nell’arco di due anni credo che Reggio abbia corso su questi quattro punti: il Tecnopolo non è un progetto fumoso, ma un appalto che verrà aggiudicato nelle prossime settimane, per un centro con un centinaio di ricercatori assunti e già con i finanziamenti necessari. Il Tecnopolo è una realtà a cui crede tutto il mondo industriale reggiano.
L’Irccs Santa Maria Nuova è realtà, dopo un lavoro importantissimo di cui ringrazio in primo luogo il presidente Errani e su cui abbiamo messo anche il nostro impegno: un’altra vittoria del territorio reggiano, della presidente della Provincia, mia e di Errani, oltre che dei direttori generali.
La Fondazione è decollata e verrà completata anche la parte esterna del Centro internazionale Malaguzzi entro la prossima primavera.
Il Centro per le Energie rinnovabili è stato costituito circa due anni fa e vede al lavoro diversi ingegneri, lavora su progetti molto importanti che hanno dato vita a joint venture con aziende reggiane, con una fase di nuova produzione di ricchezza, in particolare su alcuni settori con prospettive future come la produzione di biogas da scarti animali, su cui Crpa ad esempio ha esperienza in campo internazionale.
I quattro progetti annunciati su cui può camminare l’economia di Reggio, in due anni li abbiamo messi in piedi.
Sul Personale, ci ha pensato il ministro Brunetta a fare l’assessore al Personale: ha bloccato il turn over, ha bloccato le sostituzioni, gli avanzamenti di stipendio e i dirigenti. Nell’epoca del Federalismo, decide Roma”.
PRESIDENZA DELL’ANCI NON E’ UNA GARA TRA NORD E SUD – “Dobbiamo sempre imparare ad affrontare i problemi per quello che sono – ha detto Delrio – La gente comune fuori ci chiede di affrontare i problemi per quello che sono. Il problema era: eleggere il presidente dell’Anci. Non era il Nord o il Sud. Non era l’esigenza, per quanto legittima, di un partito. Io e i sindaci eravamo tarati sull’eleggere il presidente dell’Anci, considerando anche le segnalazioni dei partiti, perché non è affatto illegittimo che un partito segnali temi specifici. Poi, è chiaro, il capo degli elettricisti lo eleggono gli elettricisti… Non faccio polemica. Credo che nessuno si possa lamentare del fatto che i Partito democratico abbia espresso chiaramente la sua opinione, l’ha espressa eccome. Allo stesso modo, non si può neppure dire che io non esprimessi una legittima puntualizzazione sul tema dell’autonomia dell’Associazione. Ci sono indicazioni, certo. Ma poi è l’aula, è l’assemblea che la decide. L’ho detto più volte ai miei colleghi sindaci: non c’è niente di male se il presidente dell’Anci lo eleggiamo tutti insieme, confrontando due candidature del Pd. Il partito poteva essere generoso e offrire due candidature all’assemblea, cioè dire: avrei preferito una candidatura, ma essendoci due candidature, persone che godono di stima, proponiamole entrambe. Non vedevo il problema.
“Il Pd ha posto a Brindisi con molta forza il tema del Sud, sebbene stessimo eleggendo il presidente di un’associazione nazionale. Il tema del Nord-Sud poteva provocare nell’Anci un meccanismo di scontro. Ma non stavamo facendo un referendum per il Sud, pro o contro il Sud, come ho spiegato fra l’altro al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Avevo visto nelle dichiarazioni di Vendola un pericolo che paventavamo dall’inizio: che l’assemblea di Brindisi venisse vista come un referendum pro o contro il Sud. Ma non era e non è stato così. E’ evidente che il Pd ha legittimamente offerto ai delegati del Pd anche la possibilità di votare: quindi c’è stata un’indicazione, ma non un’imposizione dall’alto. Alla fine i delegati Pd hanno votato liberamente, c’è stato un meccanismo democratico.
“Come ha detto il sindaco di Padova, che non può certo essere definito non del Pd: una grande associazione sceglie il miglior dirigente che ritiene in quel momento. Chi ha scelto me, ha ritenuto che fossi il dirigente più adeguato in questo momento, per la conduzione dell’Anci”.
SOLIDARIETÀ FRA I SINDACI – “Il mio lavoro in Anci, che è poi quello che ha consentito ai sindaci di votarmi e riconoscermi quale loro presidente – ha proseguito Delrio – è un lavoro che conosco bene essendo stato vicepresidente per sette anni. E’ chiaro che le battaglie che abbiamo portato avanti, in particolare negli ultimi due anni, hanno creato una solidarietà tra i sindaci, nel gruppo dirigente e verso i sindaci dei piccoli Comuni (in Italia vi sono 8.000 Comuni, di cui la gran parte sotto i 5.000 abitanti). Il lavoro di servizio che come Anci abbiamo messo a disposizione dei piccoli Comuni, che dovevano costruire i Bilanci, far quadrare i conti, capire cosa vuol dire la Finanziaria per loro, questo lavoro è evidente che era riconosciuto e apprezzato. Ma anche sui grandi Comuni: se Milano ha le opere dell’Expo fuori dal Patto di stabilità, è stato grazie a un lavoro che abbiamo fatto Sergio Chiamparino, allora presidente Anci, ed io assieme al ministero dell’Economia e ai dirigenti dell’Anci: con 120 milioni di euro in meno nel Patto di stabilità, i lavori a Milano non partivano. Si tratta di azioni di un sindacato, l’Anci, che hanno ripercussioni concrete sui Bilanci, non sono trattative teoriche. Lo stesso vale, in quella stessa trattativa, per i 400 milioni di euro di sconto che ottenemmo sul Patto di stabilità, che ha permesso a tanti Comuni, soprattutto tra i 10 e i 20.000 abitanti, di fare qualche opera in più in questi ultimi due anni”.
L’ELEZIONE E IL PD – “La mia elezione – ha ribadito con nettezza Delrio – non è stata contro il Pd, ed è stata sostenuta lealmente da tanta parte dei sindaci del Pd. A Reggio, poi, c’è stata una solidarietà commovente, ne siamo usciti tutti vittoriosi. Tutti i sindaci, i segretari provinciale e comunale, e quello regionale, mi sono stati vicinissimi in questa fase. Non esiste un problema tra me e il Pd. Nessuno pensi che vi sia un problema tra me e il Pd. A livello nazionale, ho ricevuto le telefonate di tanti leader del partito, a cominciare da Bersani. Ne sono felice. E poi non sono così importante da essere al centro di tutto… ”.
CATTOLICI, UNIVO E OPPOSIZIONE SERIA – Riferendosi all’iniziativa di Pisanu e al convegno di Todi del prossimo 17 ottobre, Delrio ha concluso: “Sono nato, in senso politico, profondamente democratico, cioè sono nato nell’esperienza politica con Romano Prodi e con l’Ulivo, e ho sempre creduto in questo progetto. Quindi non credo vi sia un tema della sensibilità dei cattolici nei termini di un contenitore nuovo che raccolga tutti i cattolici di tutti i partiti: questo schema è superato. Credo che i cristiani e i cattolici debbano stare dentro le loro coalizioni portando il personalismo comunitario, l’autonomia delle istituzioni, dei corpi intermedi, la vera sussidiarietà. Come cattolico, credo di avere avuto ampiamente questo spazio a Reggio: pronunciare le parole comunità, persona, responsabilità, accoglienza, lo ritengo un modo, una sensibilità mia personale, anche cristiana, che è stata incarnata in provvedimenti di governo condivisi da un partito che ha dentro di sé anche questa ispirazione. Penso che sia un momento molto difficile per il Paese: chi ha il coraggio di staccare la spina nel Pdl in questo momento e di dire la verità, queste siano persone che vanno rispettate. Il Paese ha bisogno di verità. Poi la verità la puoi difendere o no, ma non ti puoi certo porre il problema di occultarla.
“Si consolidi nel Paese l’opposizione. Credo siamo ancora un po’ indietro sulla parte programmatica: serve dire cosa si vuol fare del Paese. Se siamo chiamati a votare ad aprile, bisognerà dire qual è il nostro progetto e dirlo con una voce sola”.
La verifica va fatta tutti gli anni, anche ogni sei mesi. Io faccio una verifica ogni tre mesi con gli assessori, sugli obiettivi. Se poi uno chiede una verifica e poi pensa al rimpasto, questa è una malattia che va curata, ma se è per dire lavorate di più e meglio, parliamone, fa parte della nostra modalità di lavoro: vuol dire che si ha passione per le cose che si fanno e le si vogliono migliorare.





