Home Ceramica ETS, Cavedagna (FdI–ECR): “Sospensione dei crediti e revisione urgente per difendere imprese...

ETS, Cavedagna (FdI–ECR): “Sospensione dei crediti e revisione urgente per difendere imprese e occupazione”

# ora in onda #
...............




ETS, Cavedagna (FdI–ECR): “Sospensione dei crediti e revisione urgente per difendere imprese e occupazione”“Le preoccupazioni espresse dal sistema produttivo sono fondate e meritano risposte concrete. La revisione del sistema ETS è una priorità se vogliamo difendere la competitività europea e tutelare imprese e posti di lavoro. La transizione ecologica non può trasformarsi in un freno strutturale alla crescita”, così interviene Stefano Cavedagna, eurodeputato di Fratelli d’Italia – gruppo ECR e membro della Commissione Ambiente (ENVI) del Parlamento europeo, a margine di un intervento tenuto ieri davanti all’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.

Mentre in Europa si riaccende il confronto sulla competitività industriale e sugli effetti del Green Deal in un contesto segnato da rallentamento economico, tensioni geopolitiche e pressione energetica, il sistema produttivo italiano torna a chiedere un intervento strutturale sul meccanismo ETS. Cavedagna si inserisce quindi a sostegno delle prese di posizione arrivate in questi giorni da Confindustria e molte altre realtà industriali che sollecitano la sospensione dei crediti per alleggerire il costo dell’energia sulle imprese.

“Il meccanismo di scambio delle quote di emissione nato per accompagnare la decarbonizzazione, si è trasformato in un costo strutturale per la produzione industriale. Le imprese energivore devono acquistare sul mercato titoli per poter produrre: è un onere che incide direttamente sui prezzi finali e riduce la competitività rispetto ai concorrenti extraeuropei”.

Cavedagna richiama in particolare il caso dei distretti industriali italiani, a partire dal settore ceramico: “Parliamo di un comparto che in Italia rappresenta oltre il 60% della produzione europea e che in Emilia-Romagna concentra circa l’80% della produzione nazionale. È un settore fortemente orientato all’export e già esposto a costi energetici elevati. Se aggiungiamo il peso dell’ETS, rischiamo di mettere fuori mercato imprese che sono eccellenze produttive riconosciute a livello mondiale”.

“Non è accettabile – aggiunge – che anche quando il prezzo del gas registra una flessione, il beneficio venga neutralizzato dall’aumento dei costi legati alle quote ETS. Così si annullano gli effetti del mercato e si crea un paradosso: se rendiamo troppo oneroso produrre in Europa, la produzione non scompare ma si sposta verso Paesi che applicano standard ambientali meno rigorosi come India e Cina. È molto meglio produrre in Italia e in Europa con tecnologie avanzate e controlli sicuri, piuttosto che delocalizzare emissioni e posti di lavoro”.

L’eurodeputato richiama inoltre l’attenzione sull’entrata in vigore dell’ETS 2: “Finora abbiamo parlato dell’ETS applicato ai grandi impianti industriali. Ma dal 2028 – termine che è stato possibile fissare anche grazie all’azione del Governo italiano, che ha lavorato per posticiparne l’avvio – dovrebbe entrare in vigore anche l’ETS 2, che estenderebbe il sistema a settori come il trasporto leggero e il riscaldamento civile. Questo significherebbe un impatto indiretto anche su famiglie e piccole imprese. È comprensibile che oggi cresca la preoccupazione”

Nel quadro rientra anche il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere. “Come Fratelli D’Italia lo abbiamo sostenuto inizialmente perché nasce come strumento di equità, un vero e proprio ‘dazio di civiltà’ pensato per evitare concorrenza sleale da parte di prodotti provenienti da Paesi che non rispettano i nostri standard di decarbonizzazione – sottolinea Cavedagna -. Tuttavia il CBAM oggi tutela il mercato interno ma non copre le esportazioni europee. Un settore come quello ceramico, che esporta gran parte della propria produzione, resta esposto quando compete sui mercati internazionali. Ci difendiamo in parte dentro l’Unione, ma non siamo tutelati nell’export. Questo squilibrio va corretto se vogliamo proteggere davvero i nostri impianti produttivi”.

“La sospensione temporanea dei crediti ETS – conclude – è una scelta necessaria in questa fase di forte pressione economica e geopolitica. Come Commissione Ambiente (ENVI) abbiamo il dovere di riportare equilibrio tra ambizione ambientale e sostenibilità economica. La transizione deve essere pragmatica, deve incentivare l’innovazione e deve difendere il nostro tessuto produttivo”.