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Valorizzazione dei professionisti, medicina di territorio e sostenibilità economica: la Regione e Cgil, Cisl e Uil firmano ‘Agenda Sanità’

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Valorizzazione dei professionisti, medicina di territorio e sostenibilità economica: la Regione e Cgil, Cisl e Uil firmano ‘Agenda Sanità’Perché sia in grado di rispondere in modo sempre più efficace ai nuovi bisogni, mettendo al centro le comunità e la persona, grazie a modelli organizzativi e di erogazione dei servizi al passo con i tempi, frutto di un confronto continuo e proficuo.

È lo spirito di ‘Agenda Sanità – In Emilia-Romagna la sanità è responsabilità condivisa’, il documento sottoscritto oggi a Bologna tra la Regione e le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil. A firmarlo, in sala Fanti, il presidente, Michele de Pascale, gli assessori alle Politiche per la salute e al Welfare, Massimo Fabi e Isabella Conti, e i segretari regionali delle tre sigle sindacali, Massimo Bussandri, Filippo Pieri e Marcello Borghetti.

Nell’occasione le parti hanno sottoscritto anche un verbale di confronto in tema di accreditamento dei servizi sociosanitari: tra gli obiettivi l’aggiornamento del sistema di remunerazione, da definire entro luglio 2026, e il via, nel 2027, alla discussione per il nuovo sistema di accreditamento in modo da garantirne l’entrata in vigore al più tardi a inizio dell’anno successivo.

‘Agenda Sanità’ nasce da un confronto partito dalle linee di mandato approvate dall’Assemblea Legislativa, si è arricchito grazie al dialogo tra la Regione e i tre sindacati confederali e oggi rappresenta un punto di partenza di un percorso che impegnerà l’intera legislatura: obiettivo, aggiornare il servizio sanitario pubblico e quello sociosanitario ai nuovi bisogni delle comunità, senza perdere di vista i principi fondanti e costituzionali del Servizio sanitario nazionale. Il percorso condiviso è quello di un confronto continuo, su tutte le scelte strategiche, basato sulla qualità delle relazioni e sulla condivisione degli obiettivi, con lo stesso spirito che ha animato e anima il Patto per il Lavoro e per il Clima.

“La sanità pubblica è il pilastro fondante dell’Emilia-Romagna: noi vogliamo difenderla e rafforzarla e per farlo serve l’aiuto di tutte e tutti- sottolinea de Pascale-. Oggi sigliamo un patto per un equo finanziamento, nel segno della giustizia sociale e dell’appropriatezza. Abbiamo fortemente voluto condividere questo documento con i sindacati, frutto di un anno di confronto e di lavoro insieme, perché senza il loro contributo non possiamo vincere questa battaglia: di fronte alla necessità di scelte importanti e complesse, non più rinviabili, serve un metodo partecipato, basato su un lavoro costante di discussione con i rappresentanti dei professionisti sanitari, così come con gli enti locali, le comunità e il terzo settore. È la cifra di questa Regione- prosegue il presidente-, alla quale non vogliamo rinunciare, convinti che la scelta di lavorare insieme sia uno dei segreti che ha permesso all’Emilia-Romagna di raggiungere i risultati che può vantare”.

“Di fronte al progressivo sottofinanziamento del servizio sanitario pubblico, l’Emilia-Romagna risponde mettendo in campo una strategia di scelte forti sia dal punto di vista organizzativo, sia da quello sanitario- spiega Fabi-: vogliamo investire in una medicina che sia sempre più di territorio e domiciliare, che punti sulla tecnologia per migliorare il rapporto con i pazienti e metta in campo nuove forme e strutture al passo con i tempi. Abbiamo bisogno, però, anche di un maggiore protagonismo delle donne e degli uomini della nostra sanità- aggiunge l’assessore-: in Emilia-Romagna medici, infermieri e operatori sanitari hanno una professionalità che va sempre di più valorizzata e l’intesa nasce proprio dalla consapevolezza di voler puntare su questo patrimonio di competenze che rappresenta la miglior ricchezza che abbiamo a disposizione”.

“L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle forme di malessere sociale ci pongono di fronte a un profondo mutamento delle politiche in ambito sociosanitario- rimarca Conti-. Con la firma di oggi poniamo le basi per un confronto insieme ai sindacati che nei prossimi mesi porterà a un importante aggiornamento delle politiche regionali, a partire dall’aggiornamento del sistema di remunerazione dei servizi sociosanitari e successivamente a nuove modalità di accreditamento. Ne abbiamo bisogno- conclude l’assessora-, perché bisogni nuovi necessitano di misure nuove, più efficaci e al passo con i tempi, che sappiano valorizzare ancora di più l’indispensabile contributo delle realtà del Terzo settore e consolidano il rapporto tra sociale e sanitario in modo sempre più virtuoso”.

“Il protocollo di relazioni sindacali e l’Agenda sanità, letti insieme, declinano un metodo partecipativo e democratico di governo della sanità regionale che vede i sindacati confederali coinvolti in tutte le scelte più importanti dentro un’idea di sanità pubblica e universalistica, che parte dalla soddisfazione dei bisogni di cura e in base a quelli calibra gli investimenti- sottolinea Bussandri-. Al centro c’è la persona e la valorizzazione dei lavoratori del sistema in termini di formazione, carriera e salario. Questo metodo e questi contenuti vanno in netta controtendenza rispetto alle politiche del governo nazionale su salute e sanità e mirano al rafforzamento del sistema pubblico. In questa Regione, con queste tre intese- conclude il segretario della Cgil-, abbiamo messo le basi per difendere e rilanciare il modello emiliano-romagnolo nella sua essenza più profonda di garanzia dei diritti universali alla cura, alla salute e all’assistenza”.

“Firmiamo oggi delle intese che recuperano un metodo, che avevamo chiesto già in occasione della manovra fiscale dell’anno scorso- spiega Pieri-. Un confronto incentrato sui temi della sanità e del sociosanitario e della loro necessaria integrazione per dare risposte adeguate ai bisogni dei cittadini.

Programmare e organizzare la sanità ospedaliera e territoriale, garantendo accesso alle cure in modo adeguato e uniforme in tutta la regione, gestendo anche l’annoso problema delle liste d’attesa, deve essere un obiettivo da realizzare senza rinvii. Perché non è solo un tema di risorse- aggiunge il segretario regionale Cisl-, ma di garantire servizi di qualità. Una qualità che deve tradursi anche in qualità dell’organizzazione e qualità del lavoro, dove aumentare i parametri di personale in servizio nelle Cra, ad esempio, significa dare una prima risposta nella giusta direzione. E’ quindi fondamentale per la tenuta dell’intero sistema sanitario e socio sanitario puntare inoltre sulla valorizzazione del personale, che ha bisogno di risposte concrete e segnali tangibili immediati”.

“Questi accordi sono un passo importante, perché dopo tanto tempo si cerca di costruire una visione unica per la sanità regionale da Piacenza a Rimini- rimarca Borghetti-, affrontando le sfide dell’innovazione e nel contempo di una gestione delle risorse che sappia tenere insieme le esigenze degli utenti, valorizzando il ruolo fondamentale del personale dipendente sanitario e integrando la sanità ospedaliera con la sanità di territorio. Sottolineiamo come elemento positivo il metodo della partecipazione alla riorganizzazione, che riconosce il valore di un vero confronto con Cgil, Cisl e Uil in tutto il territorio regionale. Nel quadro Nazionale molto critico sulla sanità- aggiunge il segretario regionale della Uil- e di fronte ad un sottofinanziamento nazionale che rimane un tema aperto sul quale la Uil è impegnata, è bene che la Regione provi a tenere la barra al centro ribadendo il ruolo del pubblico e cercando di mettere al centro i bisogni di Cittadini e Personale rispetto a modelli organizzativi astratti”.

‘AGENDA SANITA’’, I PUNTI PRINCIPALI

Sostenibilità economica come pilastro e nasce il board dei Direttori generali

Aumentare l’efficacia delle politiche sanitarie e migliorare l’efficienza delle risorse investite: è il doppio obiettivo strategico dell’approccio condiviso nel documento. Viene prevista, dunque, una valutazione sistematica di ‘costo-efficacia’ e ‘costo-beneficio’ di tutte le scelte organizzative, tecnologiche e cliniche in modo da orientare gli investimenti verso interventi che producano un reale valore pubblico. In questa ottica, la sostenibilità economica sarà un pilastro fondamentale della programmazione sanitaria, non solo per l’equilibrio finanziario, ma anche per assicurare continuità, qualità e universalità dei servizi.

Inoltre, è prevista l’introduzione di un Board dei direttori generali delle Aziende sanitarie, che avrà la funzione di accompagnare e rafforzare il rapporto tra l’assessorato, la struttura tecnica e le direzioni generali stesse, che avranno la possibilità di contribuire alla definizione delle priorità attivando – quando necessario e senza costi aggiuntivi – delle strutture operative agili e temporanee su specifici temi.

La valorizzazione delle risorse umane e delle competenze

Di fronte alla crisi occupazionale delle professioni sanitarie, comune a tutto il Paese, le parti concordano su un approccio a più soluzioni: piani di assunzione mirati ai nuovi bisogni di salute, un miglioramento delle condizioni contrattuali e di lavoro, formazione continua e percorsi di carriera strutturati e un maggior protagonismo delle professioni sanitarie nei processi decisionali. Inoltre, la Regione porterà il tema anche in ambito della Conferenza delle Regioni in vista di un confronto con il Governo.

L’Accordo integrativo regionale con i Medici di medicina generale

La sua piena attuazione assume valore strategico e diventa lo strumento centrale per l’organizzazione e l’erogazione dei servizi di assistenza primaria, garantendo prossimità, continuità assistenziale e integrazione professionale. L’introduzione delle Aft (Aggregazione funzionali territoriali) rappresenta un cambiamento epocale, garantendo un’estensione dell’offerta ambulatoriale in forma organizzata fino a 12 ore al giorno e prevedendo misure di tutela e sostegno al lavoro dei medici di medicina generale con una particolare attenzione alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

L’appropriatezza prescrittiva

È un tema prioritario: con la sua introduzione, unita a protocolli che ne definiscano i perimetri, si intende governare l’accesso alle prestazioni in modo efficiente, prevenendo il ricorso appropriato alle prestazioni specialistiche. Inoltre, il medesimo principio deve governare anche l’accesso alla specialistica ambulatoriale tramite una revisione e l’ottimizzazione dei percorsi clinico-organizzativi. Un approccio che ha l’obiettivo di migliorare i tempi di attesa e una gestione più efficace degli accessi.

Il rafforzamento della medicina di territorio: Case della Comunità, Pua e Aft

Per affrontare le sfide legate alla crescita delle cronicità e ai nuovi bisogni di salute, il modello di riferimento sarà una sempre più strutturata integrazione tra ospedale e territorio. E pilastro fondamentale di questa strategia sono le Case della Comunità, alle quali è attribuito un ruolo centrale nella pianificazione della sanità territoriale, ancora di più dopo la firma dell’Accordo integrativo regionale e l’introduzione delle Aft. Nelle Case della Comunità, inoltre, saranno collocati prioritariamente i Punti unici di accesso (Pua), vere e proprie porte di ingresso ai servizi sanitari, sociosanitari e sociali, con l’obiettivo di garantire un accesso semplice, equo e uniforme su tutto il territorio regionale, superando frammentazione e percorsi disomogenei.

Il riordino della rete ospedaliera

È condivisa la necessità di una revisione che si fondi su un’analisi del fabbisogno sanitario e sociosanitario della popolazione a livello distrettuale attraverso i profili di popolazione, i determinanti di salute e la stratificazione per profili di rischio. Un’analisi basata su due assi di intervento: ‘orizzontale’, che prevede un’assistenza specialistica per problematiche complesse, e ‘verticale’, che vuole garantire l’accesso in ospedale solo quando necessario, assicurando l’attività dei professionisti sul territorio e a domicilio dalla presa in carico fino al post dimissione.

Le politiche di prevenzione

Sono più efficaci se rese strutturali e con il necessario supporto economico: ecco perché saranno sostenute con un’alleanza tra il mondo sanitario, il sociale, il terzo settore e le istituzioni territoriali a partire dai comuni. Tra le azioni prioritarie figurano iniziative dedicate all’infanzia e ai primi mille giorni di vita, lo sviluppo della promozione della salute nelle case della comunità il rafforzamento dei programmi di screening.

L’impegno per il benessere e la salute mentale

La salute mentale viene riconosciuta come una priorità di intervento per il Sistema sanitario regionale: di fronte a dati che mostrano un netto aumento dei casi e della varietà dei disturbi, con una particolare attenzione alle fasce adolescenziali e giovanili, andranno definiti interventi strutturali e culturali che promuovano modelli di assistenza a forte impronta comunitaria e di integrazione sociosanitaria. Dopo lo stanziamento di 40 milioni di euro definito nel 2025, si vogliono potenziare i Dipartimenti di Salute mentale e Dipendenze patologiche attraverso il rafforzamento dei servizi ambulatoriali, residenziali e ospedalieri, la valorizzazione dello psicologo di comunità e il consolidamento delle reti tra Ausl e servizi sociali.

L’accreditamento dei servizi sociosanitari

Sviluppo e rafforzamento delle cure a domicilio, sostegno alla telemedicina e aggiornamento del sistema di remunerazione dei servizi accreditati da definire entro luglio 2026. Sono i punti principali emersi condivisi da Regione e Cgil, Cisl e Uil in ambito sociosanitario.

Le parti hanno, infatti, condiviso la necessità di superare la situazione di stallo che si era creata l’anno scorso, scegliendo la strada di una governance regionale mirata ad aggiornare e qualificare il sistema in maniera rispondente alle esigenze in tema di non autosufficienza e disabilità. Di fronte a numeri in netto aumento, dunque, si aprirà un tavolo di confronto con l’obiettivo di promuovere all’interno del sistema di accreditamento da un lato le migliori condizioni di lavoro possibile per gli operatori, dall’altro di incrementare la qualità dell’offerta, garantendo un’assistenza infermieristica 24 ore su 24. Previsti investimenti in formazione e un tavolo dedicato esclusivamente a individuare strategie per sostenere l’accesso e la permanenza nei servizi del personale formato, anche attraverso lo sviluppo della contrattazione di secondo livello.

Il confronto sul nuovo sistema di accreditamento partirà entro il primo semestre 2027, in modo che entri in vigore non oltre l’inizio dell’anno successivo.