
Questa mattina, 28 marzo, è stata inaugurata questa mattina, CASANOSTRA, progetto di housing first dell’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico. Gli alloggi di emergenza abitativa si trovano presso il Centro della legalità Lgt. Lorenzo Mosto, nell’immobile confiscato alla criminalità organizzata di via del Commercio 19 a Fiorano Modenese.
Il servizio, gestito dall’associazione Porta Aperta Modena, realtà impegnata da anni nel sostegno a persone fragili, accoglie individui in condizioni di marginalità, per un massimo di 18 posti, offrendo non solo un tetto, ma un percorso di accompagnamento verso l’autonomia.
All’inaugurazione sono interventi il sindaco di Fiorano Modenese, Marco Biagini, il presidente dell’Unione e sindaco di Sassuolo, Matteo Mesini, la parlamentare Enza Rando, il consigliere regionale Luca Sabattini, la dirigente del settore Politiche sociali dell’Unione Paola Elisa Rossetti, il presidente di Porta Aperta Modena, Alberto Caldana, la figlia del luogotenente Mosto, Federica Mosto, accompagnata dal fratello e dalla madre.
Presenti anche i consiglieri regionali Maria Costi e Ludovica Carla Ferrari, il presidente della Provincia di Modena, Fabio Braglia, i sindaci Luigi Zironi ed Elisa Parenti, la Giunta, la presidente del Consiglio comunale e i consiglieri di Fiorano Modenese, la direttrice della Ausl di Sassuolo, Federica Ronchetti, i rappresentanti delle Forze dell’ordine, i referenti delle associazioni del territorio che collaborano con il servizio dell’Unione, personale dei Servizi sociali, degli uffici comunali e di Porta Aperta e tanti cittadini.
Sono intervenuti anche i bambini delle classi 5° e 4° della scuola primaria Ciro Menotti di Spezzano e i ragazzi della scuola media Leopardi di Fiorano, insieme alle loro insegnanti e alle referenti dei due Istituti comprensivi del territorio, che hanno portato i saluti delle Dirigenti scolastiche.
Dopo i saluti istituzionali e l’esibizione della banda Flos Frugi, i giovani studenti hanno letto alcune loro riflessioni, profonde e concrete, sul tema della legalità e hanno regalato una pianta con i loro pensieri a CASA NOSTRA.
“Avevamo messo il tema della casa tra le priorità del mandato e siamo particolarmente soddisfatti di aver risposto al tema delle grave emergenza abitativa con un progetto di Unione che sta dando risposta a cittadini del distretto e che consentirà, grazie anche ad un supporto educativo e di lavoro di rete, di agevolare il rientro sociale di singoli e di famiglie.“, ha detto il sindaco di Fiorano Modenese, Marco Biagini che ha voluto anche ringraziare l’ex sindaco, Francesco Tosi, che durante il suo mandato si è impegnato affinché il bene confiscato alla ‘ndragheta venisse liberato e reso disponibile per la comunità.
Il progetto ha beneficiato di un finanziamento PNRR (M5C2-1.3.1) di 710.000 euro, di cui 500.000 euro destinati all’intervento strutturale e all’allestimento degli alloggi.
“Il PNRR ha fornito, in questo caso, una opportunità per dare una risposta concreta a un bisogno presente all’interno del Distretto e su cui le realtà del volontariato e gli operatori dei Servizi Sociali lavorano da tempo in maniera integrata su scala distrettuale. CASANOSTRA rappresenta oggi un ulteriore luogo della rete in grado di offrire nuove opportunità di accoglienza e accompagnamento all’autonomia personale e lavorativa a 18 persone del nostro Distretto.” ha sottolineato la Dirigente del Settore Servizi Sociali dell’Unione, Paola Elisa Rossetti.
Il servizio, gestito da Porta Aperta Modena che ha partecipato al percorso di co-progettazione dell’housing first con l’Unione, ospita attualmente 2 donne e 16 uomini, in tre appartamenti. La struttura è presidiata h24, 7 giorni su 7, da un gruppo di 4 educatrici e 2 custodi.
Sono previste due tipologie di accoglienza: una riservata a persone con problematiche sanitarie importanti, prive di reti di supporto informali, per le quali l’abitazione rappresenta un primo passo verso la costruzione di benessere ed integrazione sociale; l’altra destinata a persone che hanno problematiche inerenti la stabilità lavorativa e il mantenimento di un’adeguata collocazione abitativa.
“Gli obiettivi che questo servizio persegue sono molteplici: offrire una risposta concreta ai bisogni primari delle persone accolte; promuovere la capacità di prendersi cura di sé; aiutare la persona a riappropriarsi di un’organizzazione di vita, premessa per acquisire una stabilità lavorativa, abitativa e relazionale; promuovere l’attivazione di una rete di supporto che favorisca la costruzione di un percorso di reinserimento sociale e lavorativo e possa rappresentare un fattore protettivo per evitare nuovi scivolamenti verso condizioni di grave marginalità.” spiega Alberto Caldana, presidente di Porta Aperta Modena
Gli ingressi a CASA NOSTRA sono iniziati, completata la ristrutturazione dell’immobile, a dicembre 2025 su invio dei servizi sociali dell’Unione. Viene costruito un progetto di accoglienza personalizzato per ogni ospite di durata variabile, da 6 mesi a 2 anni, in base alla situazione di ognuno, coinvolgendo anche altre realtà della rete BENE COMUNE, nell’ambito dei progetti personalizzati concordati con i servizi sociali.
Dopo il taglio del nastro è stato possibile per i numerosi presenti visitare alcuni degli spazi di CASANOSTRA, quelli comuni al piano terra e l’appartamento delle donne al primo piano. Quindi gustare il ricco buffet organizzato dai volontari dell’associazione il Melograno, che gestisce, Arnia – la dispensa del Distretto, hub logistico alimentare che prossimamente troverà la sua sede definitiva nel capannone sul retro di CASANOSTRA, presso il Centro della Legalità fioranese, dove saranno stoccate le derrate alimentari raccolte per rifornire i punti territoriali di distribuzione alle famiglie in condizioni di povertà (Caritas, emporio solidale e altri).
CASA NOSTRA è un investimento importante che non riguarda solo muri e mobili, ma la costruzione di nuove possibilità di vita. Un progetto all’interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata che rinasce come luogo di accoglienza e solidarietà, di riscatto e legalità e che dimostra che i beni confiscati possono tornare alla collettività con un valore ancora più grande di quello economico: diventare strumenti di giustizia sociale.





