L’industria italiana delle tecnologie per la ceramica e il laterizio chiude il 2025 con un fatturato di 1,73 miliardi di euro, registrando una flessione del 5% rispetto all’anno precedente. Il settore mantiene tuttavia solide fondamenta industriali, con 7.153 addetti stabili rispetto al 2024 e una forte vocazione internazionale, che vede l’export rappresentare il 69,4% del fatturato complessivo.
I dati emergono dall’indagine statistica elaborata dal Centro Studi di Acimac Mecs e presentata in occasione dell’Assemblea annuale dell’associazione.
Il rallentamento registrato nel 2025 conferma inoltre la fase complessa che sta attraversando l’intera filiera ceramica europea. Alla contrazione degli investimenti si affianca infatti una crescente pressione competitiva internazionale, che coinvolge non solo i costruttori di macchine ma l’intero ecosistema industriale, dai produttori di componentistica fino ai produttori di piastrelle.
Mercati internazionali
Le esportazioni continuano a rappresentare il principale sbocco delle tecnologie italiane per la ceramica, nonostante un contesto internazionale caratterizzato da rallentamento degli investimenti, instabilità geopolitica e incertezza economica generalizzata. Nel 2025 l’export registra una diminuzione del 6,9% rispetto all’anno precedente per un totale di 1,2 milioni di euro.
Tra le principali aree di destinazione emergono segnali differenziati. Crescono infatti il Nord America (+16,4%), l’Unione Europea (+11,5%) e il Medio Oriente (+9,1%), confermando la capacità delle imprese italiane di presidiare mercati a elevato potenziale. Più complesso l’andamento in altre aree geografiche, con flessioni in Africa (-37,5%), Est Asia (-32,2%), Est Europa (-25,4%), altri Paesi asiatici (-23,6%) e Sud America (-10,6%).
Mercato e settori clienti
Il comparto riflette le differenti dinamiche che hanno caratterizzato le industrie utilizzatrici. Il settore della ceramica registra complessivamente una flessione del 5%, con andamenti molto diversificati tra i diversi segmenti applicativi.
Tra le performance più positive spicca la ceramica tecnica, che cresce del 181,1%, confermando il crescente interesse verso applicazioni ad alto contenuto tecnologico. Segnali positivi arrivano anche dal comparto della stoviglieria (+21,2%) e dei laterizi (+11,9%). In calo invece i settori delle piastrelle (-5,0%), dei sanitari (-19,6%) e dei refrattari (-26,9%).
Le tecnologie
L’analisi per famiglie di macchine evidenzia una domanda disomogenea lungo le diverse fasi del processo produttivo. Crescono le tecnologie per la formatura (+8,8%) e la preparazione terre (+5,3%), mentre risultano in flessione le macchine per la finitura (-1,0%), gli stampi (-3,8%), la decorazione digitale (-4,6%), la smaltatura e decorazione (-7,3%) e lo stoccaggio (-21,1%). Più marcato il rallentamento delle tecnologie per la cottura, che registrano un calo del 33,8% rispetto al 2024.
Struttura del settore
Nel 2025 il comparto conta 133 aziende, due in meno rispetto all’anno precedente, e mantiene invariata la propria base occupazionale con 7.153 addetti. Un dato che testimonia la solidità del settore nonostante una fase congiunturale meno favorevole rispetto agli anni precedenti.
Bruno Bettelli, Neopresidente di Acimac: “Innovazione e presenza globale restano i nostri punti di forza”
“Il 2025 conferma come il settore delle tecnologie per la ceramica stia attraversando una fase complessa, che va oltre la normale ciclicità dei mercati – dichiara Bruno Bettelli, Neopresidente di Acimac –. Il rallentamento degli investimenti e la crescente aggressività della competizione internazionale stanno mettendo sotto pressione l’intera filiera europea della ceramica, dai produttori di macchine fino ai costruttori di componenti e ai produttori di piastrelle.
In particolare assistiamo all’affermarsi di modelli industriali e commerciali che operano su scala globale con logiche molto diverse rispetto a quelle che caratterizzano il manifatturiero europeo. Una competizione che non si gioca più soltanto sul costo del lavoro, ma che coinvolge dimensioni produttive, capacità finanziarie, sostegno ai processi di internazionalizzazione e velocità di accesso ai mercati.
In questo scenario il nostro compito è continuare a investire in tecnologia, competenze, sostenibilità e servizio al cliente, difendendo il valore del Made in Italy e la capacità di innovazione che ha reso la meccanica ceramica italiana un punto di riferimento mondiale. La sfida dei prossimi anni sarà rafforzare la competitività delle imprese accompagnandole in una fase di profonda trasformazione degli equilibri industriali globali”.





