
Se i luoghi che frequentiamo ogni giorno potessero parlare, ci racconterebbero che l’identità di una comunità non è fatta solo di mattoni, ma delle storie di chi, prima di noi, ne ha calpestato la terra. È quello che succede quando si cammina per il nostro paese e ci si imbatte nei nomi impressi sulle targhe delle vie: un piccolo specchio della nostra memoria collettiva, oggi aggiornato con nuovi tasselli dedicati a figure che sono rimaste nel cuore dei formiginesi.
C’è stato un tempo in cui la medicina non era fatta di schermi o esami computerizzati, ma si fondava sull’ascolto attento, sull’empatia e sul discernimento clinico. Di quella stagione è stato protagonista il dottor Osmilda Galassini (1919-1994). Nato a Pievepelago, ereditando il nome proprio dal medico che aiutò la madre a metterlo al mondo, Osmilda divenne un vero “dottore di montagna” tra Sestola, Montecreto e Prignano, prima di approdare a Formigine nel 1971. Uomo di scienza, talento e innato buonumore, era per tutti semplicemente “il mio dottore”, un amico a cui affidare la salute e le fatiche della vita quotidiana.
Al suo fianco, in un formidabile sodalizio professionale, ha camminato per anni un’altra colonna dell’assistenza formiginese: l’infermiera Pia Verzoni, passata alla storia locale come Pia Bussadori (1904-2001). Nata in una famiglia umile e numerosa, Pia aveva studiato a Milano con immensi sacrifici e, tornata sul territorio, curava chiunque, senza pretendere denaro da chi non aveva nulla. Durante la guerra sfidava il coprifuoco e, quando i mezzi scarseggiavano, spingeva i malati gravi su una carriola da Formigine fino all’ospedale di Modena. Epico rimase l’episodio in cui, fedele al suo motto «Si cura il malato, non la persona», curò e salvò la vita a un soldato tedesco ferito a Casinalbo, ignorando il colore della divisa.
La storia del nostro Comune è fatta anche di dedizione per la bellezza e per le tradizioni. Un legame incarnato da Ermete Milanti (1874-1955), storico e giornalista, che sulle pagine di svariate testate modenesi raccontò le vicende del nostro paese. Fu tra i primissimi a dare dignità di stampa al patrimonio artistico locale, pubblicando nel 1908 un libretto divulgativo sulla chiesa della Madonna del Ponte.
E come non ricordare il ragioniere Francesco Barozzini (1884-1976), più volte consigliere comunale, che salvò dall’abbattimento la chiesa dell’Annunziata nel 1930, gestendo il restauro dell’edificio e la costruzione della nuova facciata. Nel dopoguerra, collaborò con il parroco don Antonio Baraldi per la ricostruzione del Conventino, nel quale nacque una scuola di avviamento al lavoro femminile, costruita con un cantiere-scuola che offrì lavoro anche a giovani muratori del paese.
Oggi, i nomi di questi storici concittadini tornano a parlarci dai muri del nuovo comparto residenziale tra via XX Settembre e via Focherini, e dall’angolo tra via Giardini Sud e via Castiglioni. A breve, l’installazione della nuova segnaletica stradale e delle targhe toponomastiche renderà visibile a tutti questo omaggio.




