“Abbiamo pagato il caldo, stiamo pagando l’inflazione e ora arriva il freddo. Sperare che l’inverno sia mite non è una politica energetica, tanto meno in uno dei territori più manifatturieri d’Europa. Modena deve giocare d’anticipo prima che l’emergenza energia diventi crisi industriale e sociale. Ecco perché salvare il distretto ceramico è oggi la grande emergenza modenese”.
Così Rosamaria Papaleo, leader di Cisl Emilia Centrale, schiera il sindacato sul dossier rovente che agita da Modena a Bruxelles.
IL CONTO DI FAMIGLIE E COMUNI
Una coppia modenese, con due stipendi da 1.400-1.500 euro e casa di 80 mq, ha già speso 380-450 euro in più per raffrescarla. Ora il riscaldamento: 900 metri cubi di gas possono costare 1.200-1.350 euro. Solo per rendere casa vivibile se ne va il 4-4,6% del reddito netto annuale.
La stessa sberla arriva ai Comuni. Centomila metri cubi di gas bastano a riscaldare circa 8 mila mq, l’equivalente di due scuole di medie dimensioni: la sola materia prima può costare a quel Comune oltre 50 mila euro in più rispetto a un anno fa. Per capire la dimensione del problema, basta ricordare che la Provincia gestisce 86 edifici scolastici per 303.193 metri quadrati. Trema anche la logistica. Un Tir da 100 mila km l’anno consuma 30 mila litri: col diesel passato da 1,63 euro a settembre 2025 a 2,27 oggi, sono quasi 19 mila euro in più l’anno tra costi aziendali e carrello della spesa.
SOSPENDERE GLI ETS
Il gas copre l’80-90% del fabbisogno energetico e può pesare oltre un quarto dei costi industriali. Il 21 settembre ha toccato 82,52 euro/MWh, contro 33,53 un anno prima: +146%. Quota 100 si avvicina e la bomba Ets fa tic-tac: i nuovi benchmark europei possono far salire il costo nei distretti ceramici da 80 a 120 milioni l’anno. “Cisl lo aveva detto in primavera: non possiamo chiedere alle imprese di decarbonizzare con tecnologie che oggi industrialmente non esistono e insieme sottrarre loro risorse per investire. I nuovi benchmark per la ceramica vanno sospesi – nota Papaleo –. Confindustria Ceramica conferma il nostro allarme e parla di rischio deindustrializzazione, delocalizzazioni all’estero e perdita di posti di lavoro. Tra Reggio e Modena lavorano 14.800 persone: Modena deve mobilitarsi senza timidezze. Non è pensabile produrre meno ceramica a Sassuolo, importarla da Paesi con standard ambientali inferiori e mettere qui a rischio lavoro, industria e ambiente”.
AGENDA IN QUATTRO MOSSE
“Chiediamo a Modena e alle sue Istituzioni di reagire – osserva Papaleo –, giocare d’anticipo non è più un optional per famiglie e imprese”. Cisl propone quattro mosse, ancorate al nuovo Patto regionale per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale. Primo: entro 30 giorni un team energia-clima con istituzioni, imprese, sindacati, gestori, Università e consumatori per mappare fabbisogni, filiere esposte e costruire un piano per produzione e lavoro. Secondo: più rinnovabili, facendo arrivare il vantaggio economico a chi investe. Non ha senso riempire i tetti di pannelli e pagare l’elettricità come se fosse tutta prodotta col gas. Servono autoconsumo, comunità energetiche e contratti di lungo periodo. E serve equità sociale: 27 tipi di intervento sono agevolati dai bonus statali e non possono andare sempre ai soliti noti, a chi può pagarsi tecnici e consulenti per districarsi nella burocrazia. Occorre uno sportello pubblico gratuito, anche con l’intelligenza artificiale, che aiuti famiglie e piccole imprese a capire bollette, bandi e finanziamenti. Terzo: sbloccare la rete elettrica. Bisogna sapere dove cabine e linee sono sature, investire lì e accelerare gli allacci, perché “un’impresa modenese non può fare la transizione e poi aspettare anche dodici mesi”, attacca Papaleo. Quarto: fare del teleriscaldamento un’infrastruttura della transizione utile al portafogli. Modena ha tre sistemi di teleriscaldamento per 36,1 MW di potenza installata, ma 31,2 MW sono ancora affidati a caldaie e solo 4,9 MW alla cogenerazione. “Allargare la rete non basta: bisogna cambiare ciò che la alimenta, con recupero di calore industriale e rinnovabili”, chiosa Papaleo.




