Il tema del Fondo affitti torna al centro del dibattito politico nel Distretto Ceramico, dopo le dichiarazioni dei sindaci del territorio che attribuiscono al Governo Meloni la responsabilità del mancato rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione.
Secondo Barbara Goldoni, consigliere di Fratelli d’Italia a Maranello, è però necessario distinguere con precisione tra il Fondo nazionale e quello regionale.
«Il Fondo nazionale non viene finanziato dallo Stato dal 2023, dopo l’ultimo stanziamento del 2022. È un dato che non intendiamo nascondere. Ma è altrettanto importante ricordare che il Bando Fondo Affitto 2024 che ha interessato concretamente il nostro territorio era un bando regionale, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna».
«È inoltre corretto ricordare – prosegue Goldoni – che la storia dei finanziamenti al Fondo nazionale è stata discontinua anche negli anni precedenti. Non è quindi corretto raccontare che il problema sia nato improvvisamente con il Governo Meloni. È però altrettanto vero che nel 2022 il Fondo nazionale aveva raggiunto 330 milioni di euro e che dal 2023 non è stato più rifinanziato».
Sul mancato rifinanziamento nazionale, il Governo ha poi sostenuto la necessità di affrontare la questione abitativa attraverso strumenti più strutturali e pluriennali, nell’ambito di una revisione complessiva delle politiche per la casa.
«Si può condividere o meno questa impostazione – sottolinea Goldoni – ma anche in questo caso credo sia corretto discutere sui fatti e sulle scelte effettivamente compiute, senza trasformare una questione complessa in uno slogan».
Il punto, secondo Goldoni, è soprattutto evitare di confondere il Fondo nazionale con quello che ha concretamente finanziato il bando del Distretto.
Nel 2024 la Regione Emilia-Romagna ha infatti stanziato proprie risorse per il Fondo regionale per l’affitto. Nel Distretto Ceramico sono state presentate 674 domande: 341 sono risultate ammesse, mentre 333 sono state escluse per mancanza dei requisiti previsti dal bando.
Delle 341 domande ammesse, 162 sono state inizialmente finanziate, mentre altre 175, pur risultando ammesse, erano rimaste in attesa per l’insufficienza delle risorse disponibili nella prima fase. Successivamente ulteriori risorse regionali hanno consentito di procedere allo scorrimento della graduatoria.
«Ed è proprio da questi numeri che dobbiamo partire – afferma Goldoni –. Non per mettere in discussione il diritto di una famiglia realmente in difficoltà a ricevere un aiuto, ma per chiedere trasparenza su come vengono utilizzate le risorse pubbliche».
La richiesta è di poter conoscere, in forma anonima e aggregata, la realtà sociale ed economica che sta dietro alle domande: distribuzione per fasce ISEE, composizione dei nuclei familiari, presenza di figli, canoni medi, situazione occupazionale e controlli effettuati sui requisiti dichiarati.
«Non chiediamo nomi né dati personali. Chiediamo di sapere quale bisogno viene finanziato, secondo quali criteri e con quali controlli. Se si utilizzano risorse pubbliche, credo sia un diritto dei cittadini conoscere come vengono impiegate».
Secondo Goldoni, tuttavia, il tema non può essere affrontato esclusivamente attraverso i contributi.
«Quando una famiglia entra in difficoltà, dobbiamo certamente chiederci come sostenerla. Ma dobbiamo anche domandarci cosa possono fare le amministrazioni per creare le condizioni affinché quella famiglia possa tornare a vivere del proprio reddito e non debba dipendere stabilmente dall’assistenza».
Il riferimento è anche al tessuto produttivo del Distretto, fortemente legato a ceramica, meccanica e automotive.
«Le politiche ambientali, energetiche e industriali devono tenere conto anche delle loro conseguenze su imprese, occupazione e famiglie. La transizione ambientale deve accompagnarsi a competitività, investimenti e lavoro: non possiamo affrontare un problema sociale senza considerare le condizioni economiche che lo determinano».
Da qui la richiesta alle amministrazioni locali di affiancare alle politiche assistenziali una strategia per lo sviluppo.
«Un buon amministratore non dovrebbe limitarsi a chiedere nuove risorse allo Stato. Dovrebbe utilizzare tutti gli strumenti a propria disposizione per attrarre investimenti, sostenere le imprese, favorire il lavoro e creare nuove opportunità. L’assistenza è necessaria quando serve, ma la migliore politica sociale resta quella che permette alle persone di mantenersi attraverso il proprio lavoro».
«Il punto – conclude Goldoni – non è essere contro gli aiuti alle famiglie. È esattamente il contrario: proprio perché le risorse pubbliche sono limitate, dobbiamo garantire che arrivino a chi ne ha effettivamente diritto e, contemporaneamente, lavorare perché sempre meno famiglie abbiano bisogno di chiederle».
Prima la chiarezza. Poi le responsabilità. E soprattutto, prima delle polemiche, i fatti.
Barbara Goldoni, Fratelli d’Italia a Maranello




