Quando si parla di scuola e di bambini servono serietà e responsabilità. È questo il punto di partenza del Partito Democratico di Sassuolo, che interviene nel dibattito sul tema dell’integrazione scolastica chiedendo di riportare il confronto politico sui problemi concreti della scuola e sulle risorse necessarie per affrontarli.
“I bambini non sono numeri e non sono cognomi da contare – dichiara Maria Aceto, segretaria del Pd di Sassuolo –. Ridurre una classe a un elenco di nomi non aiuta a comprendere né la realtà dell’integrazione né i bisogni concreti degli studenti. Usare i cognomi di bambini di sei anni come argomento di scontro politico è sbagliato.”
Il Pd di Sassuolo non intende negare le difficoltà che possono emergere nelle classi. Al contrario, sottolinea come esistano situazioni che richiedono più sostegno, strumenti adeguati all’apprendimento, maggiore mediazione e un supporto concreto agli insegnanti: “La domanda che dovremmo porci – prosegue Aceto – è un’altra: quante risorse siamo disposti a mettere nella scuola? Quanti insegnanti? Quanto sostegno? Quanta formazione? Quanti mediatori? Quali spazi e quali strumenti siamo in grado di garantire alle nostre scuole? È su questo che dovrebbe concentrarsi il confronto politico, a partire dal Governo.”
Secondo i dati, l’Italia continua a destinare all’istruzione una quota della spesa pubblica inferiore alla media europea: l’8% della spesa pubblica complessiva, contro il 9,7% della media dell’Unione europea.
“La scuola ogni giorno è chiamata a tenere insieme una società sempre più complessa – conclude la segretaria del Pd di Sassuolo –. Per questo il confronto deve riguardare gli insegnanti, gli spazi, l’inclusione, i percorsi linguistici e le risorse necessarie. I bambini non possono e non devono diventare strumenti di propaganda. La politica dovrebbe occuparsi delle condizioni nelle quali studiano, delle opportunità che vengono loro offerte e degli strumenti messi a disposizione di chi insegna.”
Il messaggio del Pd di Sassuolo è netto: meno propaganda sui bambini e più investimenti nella scuola.




