Un milione di euro all’anno per il triennio 2026-2028 per sostenere le famiglie in temporanea difficoltà economica ed escluse dai tradizionali canali bancari. Obiettivo: aiutare a far fronte ai bisogni primari quali spese mediche urgenti, affitto e bollette di luce e gas, tasse scolastiche e materiale per l’istruzione dei figli, ma anche sostenere interventi urgenti per la messa a norma o l’efficienza energetica della casa.
L’Assemblea legislativa ha approvato il progetto di legge a sostegno del microcredito proposto dalla Giunta: ogni nucleo famigliare emiliano-romagnolo può accedere a un sostegno economico pari al massimo a 10mila euro a nucleo familiare da restituire in 5 anni, senza dover sottoscrivere ipoteche a sostegno del finanziamento. Tra i gruppi presenti in Assemblea al momento del voto Pd, Avs, Civici e M5s hanno votato a favore, FdI e Rete civica si sono astenuti, mentre la Lega ha votato contro.
A presentare il provvedimento sono stati il relatore di maggioranza Lorenzo Casadei (M5s) e quello di minoranza Alessandro Aragona (FdI). “Questa legge non ha solo un valore simbolico: è una proposta fondamentale per non lasciare sole le famiglie, soprattutto in questa fase storica segnata da profonde instabilità economiche, che rafforza la capacità della Regione di sostenere i cittadini nei momenti di maggiore vulnerabilità attraverso uno strumento di prevenzione e accompagnamento pensato per intervenire prima che una difficoltà temporanea si trasformi in una condizione permanente di fragilità”, spiega Casadei.
Aragona sottolinea come “la decisione di rimandare le modalità di applicazione della legge, per quanto riguarda i beneficiari e le modalità di accesso ai fondi, ad atti di Giunta non ci convince. Bisogna stare attenti quando si gestiscono risorse pubbliche”.
Il dibattito fra i consiglieri regionali ha confermato che le posizioni dei due relatori rispecchiano quelle delle rispettive parti politiche. Per il centrosinistra, infatti, si tratta di un buon progetto di legge che va incontro alla parte più fragile della popolazione, sempre più esposta a spese improvvise a fronte di un impoverimento della popolazione e un crollo del potere di salari e pensioni. Secondo il centrodestra, invece, è una proposta di legge che non dà le garanzie necessarie per l’uso di denaro pubblico a beneficio di chi, indipendentemente dai motivi, vive già in una situazione debitoria con il rischio di aggiungere “debito a debito”.
Soddisfazione per il dibattito in Assemblea e l’approvazione della legge è stata espressa dall’assessora Elena Mazzoni che ha sottolineato come in questo modo la Regione cerchi di dare risposte a un problema che colpisce sempre più persone.
Il progetto di legge in sintesi
Scorrendo i vari articoli della nuova legge si vede come il prestito non sia a fondo perduto e serve a coprire esclusivamente i bisogni primari. In collaborazione con l’Ente nazionale per il microcredito (Enm), ogni beneficiario sarà seguito gratuitamente da tutor specializzati in educazione finanziaria con l’obiettivo di supportare le famiglie a gestire correttamente il proprio bilancio mensile, accompagnandole verso una reale autonomia economica. La proposta di legge nasce dall’analisi del contesto socioeconomico dell’Emilia-Romagna, dalla quale emerge come il rischio di povertà o esclusione sociale si attesti all’8,2%, coinvolgendo 366mila residenti. La percentuale di chi vive in condizioni di grave indigenza è salita dall’1,3% all’1,7%, mentre le disuguaglianze nei redditi restano stabili: la povertà relativa colpisce il 6,7% della popolazione, pari a 299mila persone.
Il dibattito
“Bisogna evitare di sommare debito a debito, per questo va chiarito bene il rapporto tra microcredito e sovraindebitamento e occorre che ci sia molta attenzione all’uso che si fa delle risorse previsti da questa legge. Occorre prevedere l’accesso ai benefici di questa legge anche per i lavoratori autonomi”, spiega Marco Mastacchi (Rete civica), che invita a prevedere anche corsi di educazione finanziaria per chi accederà a queste risorse e più in generale per la popolazione.
“Molte Regioni promuovono il microcredito anche senza avere una propria legge regionale: non capisco perché l’Emilia-Romagna abbia dovuto fare una propria legge, dato che si poteva agire usando la legge di Bilancio”, sottolinea Tommaso Fiazza (Lega), per il quale “serve molta attenzione per evitare accessi indiscriminati ai fondi ed è sbagliato che la Giunta abbia una sorta di delega in bianco nell’applicare questa legge”.
“Bisogna evitare un approccio ideologico al tema e stare attenti a gestire bene l’equilibrio tra bisogno e sostenibilità delle richieste. Dobbiamo saper distinguere le situazioni e la Giunta deve essere molto attenta nell’applicare la legge: deve saper distinguere quando una persona ha bisogno di accesso al credito o quando deve essere indirizzata verso altri percorsi”, ricorda Giancarlo Tagliaferri (FdI).
Pietro Vignali (FI) ricorda come “siamo convinti che l’accesso al credito rappresenti una leva per dare autonomia a chi è in difficoltà economica. Tuttavia, riteniamo che il testo presenti dei limiti. Bisognava costruire un modello che coinvolgesse e valorizzasse le competenze già presenti sul territorio. Inoltre, il tema dell’educazione finanziaria doveva assumere un ruolo più centrale: non basta concedere credito, occorre promuovere cultura finanziaria, in quanto può produrre risultati superiori rispetto a una singola erogazione economica. Desidero, infine, porre una riflessione sul criterio di residenzialità: il microcredito dovrebbe essere dato a chi è residente sul territorio da almeno due anni”.
Paolo Trande (Avs) sottolinea che “questo progetto di legge va inserito all’interno di un disegno più ampio che abbiamo iniziato ad affrontare come Assemblea. Mi riferisco al Piano regionale per il contrasto alle povertà 2025-2027 che questa Regione, passando dall’Aula, ha definito a novembre 2025 per contrastare le disuguaglianze, attraverso strumenti che riguardano l’housing, l’emergenza alimentare e i servizi sociali. Oggi questo progetto di legge prova a rivolgersi a una categoria meno definita, perché facciamo più fatica a definire i soggetti vulnerabili, ed è la ragione per la quale abbiamo deciso di non tipizzare tutte le fattispecie possibili. Se la misura risulterà efficace, sarà nostro dovere valutare la possibilità di rimpinguarla”.
Luca Sabattini (Pd) spiega che “il significato del provvedimento parte da una domanda: cosa succede a una famiglia con un bilancio precario se c’è un imprevisto, come una spesa sanitaria, un’automobile che si rompe o un anziano che diventa non più autosufficiente? Non parliamo di famiglie in povertà, guardiamo a chi cerca di stare in equilibrio, famiglie non povere ma che possono diventarlo facilmente. Nel 2025, il 22,4% dichiarava di arrivare a fine mese con difficoltà, 1 su 2 ha dichiarava di non essere riuscito a risparmiare e il 25,6% dichiarava di avere difficoltà a fare spese impreviste: eccolo il target previsto. È una scelta coerente con l’idea di welfare che la Regione ha costruito nel tempo, che prova a prevenire, e ha un significato che va oltre i 3 milioni di euro che stanziamo: cerchiamo di dare una possibilità in più”.
“Non penso che questa legge risolverà i problemi dell’indebitamento, ma mi sarei almeno aspettato che questa Regione avesse aiutato madri sole e famiglie numerose”, spiega Priamo Bocchi (FdI), per il quale “non credo che tutte le risorse andranno ad aiutare le persone bisognose, perché una parte dei fondi serviranno per ‘far funzionare la macchina’. Quindi c’è incertezza sul totale delle risorse che realmente andranno ad aiutare la popolazione”.
“Questa legge aiuta chi è in difficoltà e riconosce il ruolo delle esperienze del microcredito sul territorio e delle associazioni che operano su questi temi. Con questa legge ci occupiamo di chi è già caduto in difficoltà. Ora dovremo anche occuparci di chi non è ancora caduto in difficoltà, ma è ancora in piedi e per questo servono anche interventi di educazione finanziaria”, sottolinea Vincenzo Paldino (Civici).
“Come istituzione dobbiamo garantire dignità alle persone e non solo assistenzialismo, per far questo avevamo proposto un emendamento per sancire una sorta di alleanza tra i cittadini e le istituzioni. La maggioranza non l’ha voluto accogliere, ma solo così questa legge avrebbe potuto essere una forma di contrasto alla povertà e non solo una misura di facciata che escluderà di fatto i soggetti più bisognosi”, sottolinea Marta Evangelisti (FdI).
“Esprimo il voto favorevole del Partito democratico al provvedimento, che sta dentro un quadro più ampio sui piani della povertà. Complessivamente è una misura che consente di fronteggiare un problema che potrebbe toccare tanti cittadini e cittadine, anche in una regione che ha dati economici e istituzionali che la fanno primeggiare a livello nazionale. Questo intervento qualifica quello che l’Emilia-Romagna sta portando avanti da anni: accompagnare le pesone affinché nessuno possa essere lasciato indietro”, spiega Paolo Calvano (Pd).





