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Il Pd modenese: “Per favore, ridateci Manfredini”

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«Per favore, ridateci Mauro Manfredini. Almeno, quando c’era lui, avevamo a che fare con un avversario schietto, autentico, un leghista doc che non si faceva scrupolo, quando era necessario, di prendersela con il governo. Tant’è vero che alla prima occasione il politburo leghista l’ha fatto fuori – così come ha fatto fuori altri due consiglieri modenesi del Carroccio – e ha messo il partito nelle mani di giovani ascari che hanno come unica preoccupazione quella di suonare le trombe per il governo romano, ancorché in agonia.

Questi difensori dell’indifendibile – di cui il consigliere Nicola Rossi è l’interprete più in vista – non hanno nemmeno il pudore di tacere di fronte allo spettacolo miserevole di un centrodestra in dissoluzione – a Modena come a Roma – e si preoccupano invece dei litigi interni al centrosinistra. E’ sempre la solita storia: vedere la pagliuzza nell’altrui occhio e non accorgersi del gigantesco trave infilato nel proprio.

Il resto è noia, come diceva Califano: “Modena alla mercé della criminalità”, “bollettino di guerra”, “troppi stranieri”. Insomma, descrivono Modena come se fosse una piccola Beirut senza chiedersi a quanti modenesi faccia piacere che la loro città venga rappresentata in questo modo. A nulla serve ricordare a queste camicie verdi che i dati – non i nostri, ma quelli della Questura e della Prefettura – parlano di un calo significativo dei reati negli ultimi anni; a nulla serve spiegare loro che la sicurezza si garantisce con più poliziotti, carabinieri e finanzieri, e non tagliando le forze dell’ordine; a nulla serve ribadire – anche qui, dati alla mano – che gli immigrati sono in calo; a nulla serve far notare che queste cose accadono anche nelle città governate dalla destra (qualche titolo preso dal Gazzettino veneto di oggi: a Verona “Aggredisce e tenta di violentare una 17enne, arrestato barbone polacco”; “Bordello in centro: montagne di preservativi e un vocabolario per il sesso”; “Scoperti laboratori cinesi lager: neonati negli scatoloni e operai schiavi”. A Vicenza, invece, “Ladri profanano una tomba e rubano al defunto monili e un orologio”; “Imprenditori della prostituzione con una catena di case chiuse: arrestati”).

Niente da fare, nemmeno il ragionamento più elementare riesce a far breccia nelle menti di questi agitprop in servizio permanente effettivo, programmati a ripetere come un disco rotto i loro slogan. Se fossero onesti come il buon Manfredini chiederebbero al ministro Maroni perché i Patti per la sicurezza li firma preferibilmente con le amministrazioni di centrodestra (all’incirca il 70 per cento del totale) mentre Modena – dove il patto è scaduto nel luglio del 2009 – resta a bocca asciutta, nonostante le reiterate richieste di rinnovo. La morale è: agli amici uomini e mezzi, gli altri si arrangino con la polizia municipale, le ronde e i corsi di autodifesa per signore. Insomma, con la sicurezza fai da te. Ecco, è di fronte a tutto questo che noi rinnoviamo l’appello: ridateci Mauro Manfredini».