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Sassuolo: PD, “Il nucleare? Una brutta scommessa”

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Nel 1987 gli italiani espressero inequivocabilmente, tramite referendum popolare, la volontà di non utilizzare il nucleare come fonte di energia. Dopo quasi 25 anni il governo Berlusconi ci ripropone una soluzione di sviluppo energetico pericolosa ed antiquata, in netta controtendenza con le politiche messe in atto dai paesi economicamente più sviluppati. Il partito democratico non accetta che un simile percorso, figlio di errate valutazioni economiche ed ambientali, venga intrapreso dal governo del nostro paese . Le valutazioni che ci portano a schierarci fortemente contro il nucleare sono molteplici e di primaria importanza per lo sviluppo economico e per la tutela ambientale del nostro paese.

Prendiamo ad esempio lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, che é a tuttora la difficoltà maggiore incontrata da tutte quelle organizzazioni, private e statali, che si occupano di energia nucleare.

Basti pensare che in Italia sono stoccati circa 90.000 metri cubi di rifiuti tossici e radioattivi lasciati dalle centrali nucleari italiane chiuse nel 1990, sorvegliati dallo stato modico costo di 500 mila € all’anno, e che il sito di Caorso, in Emilia Romagna, verrà completamente smantellato solo nel 2019 a circa 20 anni dalla sua chiusura, per completare il percorso di condizionamento e stoccaggio delle scorie prodotte durante l’attività.

Ma non é l’unica carenza del progetto governativo: dopo la bocciatura popolare, nessun percorso formativo riferito al nucleare é mai stato implementato , ed anche adesso le risorse destinate a questo settore sono risibili . Chi progetterà e farà funzionare le centrali del futuro?

Se tutto il mondo industrializzato percorre un tragitto diametralmente opposto a quello del nostro governo, se in questi paesi le risorse economiche destinate alla ricerca sulle energie rinnovabili é cospicua, se dopo i tragici eventi di questi giorni il declino del nucleare sembra certo, non accettiamo nessuna prospettiva che riguardi l’apertura di nuove centrali nucleari in Italia.

Speriamo che il comune di Sassuolo , guidato dalla giunta Caselli, si unisca nel DIRE NO AL NUCLEARE, votando l’ordine del giorno da noi presentato in consiglio comunale.

Concludiamo invitando i cittadini a partecipare al prossimo referendum sul nucleare.

Gruppo consigliare PD SASSUOLO

Testo ODG

ORDINE DEL GIORNO:

“NO AL NUCLEARE”

Premesso che

• Nel 1987 il popolo italiano si e chiaramente pronunciato per via referendaria sulla fine della produzione di energia nucleare nel nostro paese.

• altri paesi hanno chiuso centrali, hanno ridotto 0 annullato programmi di costruzione di nuove centra Ii;

• pur essendo attive nel mondo varie centrali nucleari, la percentuale di energia prodotta resta modesta (circa il 6,4 per cento), costosa rispetto aile altre fonti ed in via di esaurimento a causa del combustibile uranio;

• Da un dossier presentato dai verdi, in occasione del 24° anniversario del disastro di Chernobyl, risulta che ci sono circa 90.000 metri cubi di rifiuti tossici e radioattivi lasciati dalle centrali nucleari italiane chiuse nel 1990 che 10 stato italiano sorveglia al costo di 500 rnilioni di euro I’anno.

• Presso Caorso, in Emilia Romagna, fu realizzata la pili grande centrale nucleare italiana, che tuttora ospita, all’interno dei suoi depositi, i rifiuti prodotti dalla centrale durante il suo esercizio. ” completamento della smantellamento dell’impianto e il condizionamento dei rifiuti terminera solo nel2019 a circa 20 anni dalla sua chiusura.

• Se !’Italia decidesse di puntare sui nucleare, dirotterebbe sull’atomo anche le insufficienti risorse economiche destinate allo sviluppo delle energie rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica, abbandonando di fatto Ie uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi brevi Ie emissioni, innovare profondamente il sistema energetico nazionale e costruire quella struttura imprenditoriale diffusa che garantirebbe la creazione di molti posti di lavoro (sui modello di quanto fatto in Germania dove ad oggi sono impiegati tra diretto e indotto circa 250.000 lavoratori).

• in caso di catastrofi naturali, come il caso del tecnologicamente avanzato Giappone ha dimostrato, la presenza di centrali nucleari rappresentano una fonte di rischio, dovuto al possibile rilascio di radiazioni, imponderabile ed incontrollabile ed inaccettabile

tenuto conto che

• con la legge n. 99 del 23 luglio 2009 il Governo ha dato il via libera al piano per la localizzazione nel territorio nazionale di irnpianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, di sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei depositi radioattivi, nonche dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e rifiuti radioattivi;

• tale legge sara sostanziata in una serie di decreti legislativi di riassetto normativo, il primo dei quali e il D.Lgs. n. 31 del15 febbraio 2010 (in vigore daI23-3-2010) sulla “Disciplina della iocalizzaziol1e, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionaie di impianti di produzione di energia elettrica nucleare. di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistenIi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti

radioattivi, 17onche’ misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’artieolo 25 della Legge 23 luglio 2009, n. 99 “.

• il 21 settembre 2009 la Regione Emilia – Romagna ha annunciato il ricorso alia Corte costituzionale contro alcune norme della legge nazionale in tema di realizzazione di impianti per la produzione di energia nucleare. Gli articoli 25 e 26 rappresentano, infatti, un’evidente violazione del ruolo delle Regioni, ridotto ad un semplice parere non vincolante in sede di Conferenza Unificata;

considerato che

• il costa del nucleare non dipende solo dal costa del combustibile (attualmente molto basso, attorno ai 0,03 Euro per Kilowattora contro i 0,57 Euro del fotovoltaico) e dalla gestione degli impianti, ma e dovuto soprattutto al costa di realizzazione degli impianti. Oltre ai costi diretti per la realizzazione bisogna anche tener conto del costa necessario per 10 smantellamento dei reattori a conclusione del cicio di vita della centrale, della copertura assicurativa in caso di incidenti gravi, dei costi per il ri-processamento delle scorie, per la bonifica dei siti contaminati e per la realizzazione del deposito geologico di stoccaggio.

• La sola costruzione delle quattro centrali EPR AREVA da 1650 MW ciascuna che si vorrebbero costruire in Italia richiederebbe un investimento pari a 12 -15 miliardi di Euro, ma I’esperienza statunitense ha dimostrato che i costi finali della costruzione di una centrale identica superavano i costi previsti del 200 -250%. La costruzione delle quattro centrali potrebbe costare anche 45 miliardi di Euro. Se 10 Stato, quindi, non si fara carico dei costi direUi ed indiretti nessun imprenditore privato investira in un progetto che presenta altissimi rischi finanziari, a cominciare dall’incertezza sui tempi di realizzazione. Questo significa che i costi del nucleare ricadranno sui contribuenti e gli investimenti statali nel nucleare ridurranno verosimilmente contributi per 10 sviluppo delle altre energie rinnovabili;

• difficile pianificazione di tempi e costi delle centrali: servono dai 3 ai 5 anni per I’individuazione dei siti ed il rilascio dei perrnessi, altri 10 anni per la costruzione della centrale, 60 anni circa per ammortizzare il costo degli impianti, un periodo imprecisato per 10 smantellamento della centrale ed infine centinaia di migliaia di anni perche il combustibile non sia pill radioattivo;

• una centrale nucleare richiede un enorme dispendio di combustibili fossili e risorse (es. acqua necessaria per il raffreddamento del reattore), nonche la disponibilita di aree enormi (tra i 18.500 e i 28.000 metri quadrati) a scarsa densita abitativa. Non e pienamente confermato, inoltre, che il funzionamento delle centrali nucleari non produca emissioni di C02: alcune autorevoli stime sostengono, ad esempio, che la quantita di C02 prodotta dalle centrali nucleari sia pari al 30% di quella prodotta da una centrale a gas con la medesima capacita;

• il problema della smaltimento delle scorie, radioattive per centinaia di migliaia di anni, e lontano dall’essere risolto (vedi il dibattito sui futuro del pill grande deposito di scorie americano, situato nelle Yukka Mountain). A partire dall’uranio purificato, infatti, si ottiene il combustibile arricchito ed una grande quantita di uranio impoverito di scarto.

Dopo I’uso in reattori si ottiene il combustibile esaurito, più pericoloso dell’uranio grezzo. Parallelamente, poi, esiste il problema della smantellamento delle centrali nucleari a conclusione del cicio di produzione. La Gran Bretagna ha di recente siglato un protocollo che rimanda di 130 anni 10 smantellamento delle centrali in fase di dismissione in attesa che la radioattivita degli impianti diminuisca e che gli sviluppi della tecnologica rendano possibili queste delicate operazioni;

• l’Italia ha deciso venti anni fa di rinunciare all’ipotesi del nucleare e da allora non ha investito nella formazione di esperti del settore e nella ricerca. II Govemo ha deciso di varare questa piano, rna, ad oggi, non esistono finanziamenti all’Universita sufficienti per recuperare il tempo perduto ed i corsi dedicati sono pochissimi. Come si potranno formare i futuri ingegneri nucleari senza stanziare Ie adeguate risorse?

il Consiglio comunale invita la Giunta

• a farsi promotrice in sede regionale di una forte 0pposlzlone al piano varato dal Governo senza alcun confronto con Ie Regioni e gli Enti locali;

• a chiedere allo stesso Governo di ripensare Ie proprie priorita in tema di energia, investendo risorse adeguate in un grande piano per il risparmio e I’efficienza energetica (il Italia, come in tutti i paesi sviluppati, il 50% dell’energia prodotta viene “sprecato”) e in un piano per 10 sviluppo di un sistema integrato di produzione energetica fondato sulle fonti rinnovabili diverse dal nucleare (solare, eolica, geotermica). Un importante studio riporta che, grazie ad un piano di micro – generazione distribuita finalizzato alia produzione di energia solare ed eolica, si otterrebbe la stessa quantita di energia che dovrebbero produrre Ie quattro centrali nucleari italiane con il vantaggio dell’immediatezza nella produzione di energia e nella riduzione delle emissioni di C02.

• che il Consiglio Comunale di Sassuolo dichiari pubblicamente la sua opposizione al ritorno del nucleare su tutto il territorio nazionale e che I’assessorato all’ambiente si attivi per promuovere, attraverso incontri pubblici, una corretta informazione dei cittadini, nei confronti di questa tecnologia.

GRUPPO CONSIGLIARE PD