Imposta Municipale Unica (IMU) e Politica Agricola Comunitaria sono stati i temi trattati nel corso della affollata assemblea dei soci Coldiretti del comprensorio delle ceramiche che si è tenuta ieri sera a Formigine.
L’incontro, a cui erano invitate le imprese agricole socie Coldiretti dei comuni di Sassuolo, Maranello, Formigine e Fiorano è stato aperto dal responsabile comprensoriale, Michele Bonora, che ha sottolineato l’attualità e l’importanza per l’agricoltura modenese degli argomenti all’ordine del giorno.
Per quanto riguarda l’Imu – è stato detto nel corso della serata di Coldiretti – dopo l’approvazione degli ultimi emendamenti al Senato, che hanno ridotto il moltiplicatore per il calcolo dell’Imu sui terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti o Imprenditori agricoli professionali (Iap) per i quali è anche ripristinata la franchigia, si sono registrati miglioramenti ma molto rimane da fare per arrivare ad una vera equità. Il Decreto – sottolinea Coldiretti – ha anche opportunamente fissato al 30 per cento l’acconto per consentire l’abbassamento delle aliquote per i fabbricati strumentali, come stalle, fienili e capannoni, prima del versamento della seconda rata, laddove il gettito stimato dopo l’accatastamento superi il limite di 135 milioni stimati dal Ministero dell’Economia. Stravolgendo la disciplina previgente, tuttavia, rimangono tuttavia pesanti gli oneri dell’IMU a carico delle imprese in un difficile momento di crisi.
Durante la riunione organizzata da Coldiretti, è stata poi illustrata la riforma della Politica Agricola Comunitaria per il periodo 2014 – 2020 che porterà diverse novità alle imprese agricole: una riduzione complessiva dei finanziamenti europei che passeranno dal 41% al 33%; maggiore attenzione alle azioni rivolte al miglioramento degli aspetti ambientali e alla tutela delle aree svantaggiate; incentivazione all’ingresso in agricoltura dei giovani imprenditori. La riforma – è stato detto – si trova attualmente in fase di costruzione per questo Coldiretti ha avanzato numerose proposte ai fini di salvaguardare la redditività di chi la terra la usa per vivere e non quella di coloro che la usano come bene rifugio o speculativo.