Il gioco d’azzardo come nuovo terreno di conquista delle mafie, fra miraggio economico e danni sociali. Questo l’argomento di discussione al centro dell’incontro con il giornalista Daniele Poto e con Matteo Iori, presidente dell’associazione Giovanni XXIII, intitolato “Ma a che gioco giochiamo?”. L’evento è in programma per mercoledì 18 aprile al circolo Pd Passepartout in via Galliera 25 a Bologna ed è promosso da Libera e dalla Uisp Emilia-Romagna nell’ambito del calendario di “Civica”, un lungo programma di iniziative per la lotta alla criminalità organizzata e l’informazione antimafia.
“Un fatturato legale stimato in 76,5 miliardi di euro a cui si devono aggiungere, mantenendoci prudenti, i dieci miliardi di quello illegale. È ‘la terza impresa’ italiana, l’unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi che colpisce il nostro paese. Benvenuti ad Azzardopoli, il paese del gioco d’azzardo. Ben 41 clan gestiscono ‘i giochi delle mafie’ e fanno saltare il banco”. Si legge così nella quarta di copertina del dossier “Azzardopoli”, curato da Daniele Poto ed edito da Libera, che sarà presentato nell’incontro di domani. La testimonianza di Matteo Iori farà invece il punto sul fenomeno del gioco d’azzardo per le sue conseguenze sociali e psicologiche.
“Abbiamo scelto di parlare di gioco d’azzardo – afferma Daniele Borghi, presidente di Libera Emilia-Romagna e dirigente Uisp – perché siamo consapevoli di quanto il fenomeno sia pervasivo. Parlando di gioco d’azzardo – continua Borghi – non possiamo non ricordare l’interesse che anche in Emilia-Romagna le mafie hanno nel settore, con i Casalesi a farla da padroni in questo territorio. Per questo Libera assieme alle associazioni che ad essa aderiscono, tra cui anche la Uisp, ha preso l’impegno per promuovere azioni e campagne d’informazione pubblica. Lo scopo è far capire alle persone, con un approccio preventivo-culturale, quali sono le conseguenze sociali e psicofisiche del gioco d’azzardo e quanto, spesso senza che ce ne sia consapevolezza, questo fenomeno contribuisca al finanziamento della criminalità organizzata”.