La Cisl di Reggio Emilia e la Cisl Funzione pubblica (Fp) Reggio Emilia giudicano pesantemente la spending review proposta dal governo di cui si dà notizia in questi giorni: “Sono inaccettabili i tagli al personale. Nelle proposte formulate vi leggiamo poco coraggio su sprechi, appalti e disorganizzazioni” afferma Margherita Salvioli Mariani, segretaria della Cisl di Reggio Emilia “E’ una battaglia che stiamo conducendo già da anni, quella contro gli sprechi, e che ad ogni azione economica dei governi non trova adeguato coraggio”.
Adelmo Lasagni, segretario della Cisl Fp Reggio Emilia preannuncia che anche a Reggio Emilia si terrà la mobilitazione per chiedere modifiche sostanziali al provvedimento messo a punto dal governo: un presidio si terrà davanti al Santa Maria Nuova lunedì 9 luglio. “I lavoratori pubblici esprimeranno così il proprio dissenso contro i tagli lineari previsti dal governo e per chiedere una riorganizzazione concertata degli enti e dei servizi pubblici, come definito nell’intesa del 3 maggio scorso”.
“Nei sistemi virtuosi – e l’Emilia Romagna è uno di questi – è inaccettabile il taglio lineare del 10% agli organici delle amministrazioni: ancora una volta si impongono misure indiscriminate e inefficaci che creano grave danno a lavoratori e cittadini”. Proprio da Reggio Emilia, per altro, si rileva come “Non c’è selettività nel taglio, non si tengono in considerazione le specificità delle diverse amministrazioni, di quelle che hanno già subito riduzioni di personale o di quelle che sono sottoposte ai patti di stabilità o alle norme del patto per la salute. Se in molti enti, si rischia la paralisi organizzativa, in molti altri, come nelle aziende sanitarie come la nostra, si rischia una riduzione secca dei servizi”. A creare allarme tra i lavoratori pubblici, la questione degli esuberi che apre un enorme problema di equità: “la mobilità, anche quella fra enti, così come i relativi criteri e condizioni devono essere contrattate e decise insieme ai lavoratori”.
“E poi con questo decreto non c’è ombra di riorganizzazione. Ma solo il rischio di una voragine nel sistema di welfare”. In sanità per esempio, “dove una sforbiciata di 3 miliardi alla spesa non farà altro che scaricare gli effetti negativi sui cittadini costretti a pagarsi privatamente le prestazioni che il sistema sanitario non riuscirà più a coprire (ticket, diagnostica, visite specialistiche solo per fare alcuni esempi)”.
“Vogliamo che il decreto venga cambiato nei passaggi parlamentari. I tagli agli organici devono essere dirottati sulle consulenze, sulle esternalizzazioni e sugli appalti poco trasparenti che costituiscono la vera zavorra della spesa pubblica”.
“Per questo metteremo in atto una grande mobilitazione – conclude Lasagni -, per far modificare come sempre in questi anni norme e provvedimenti ingiusti. Una mobilitazione dura per cambiare la pubblica amministrazione e non per lasciare a casa i lavoratori”.





