E’ pronto ad assumersi la responsabilità di competere per la scelta di un governo. Scelta che spetta al popolo con le elezioni e non ad un consulto fra banchieri. Il segretario Pier Luigi Bersani ha chiuso con questo messaggio la festa democratica di Reggio Emilia. Nessun riferimento a Matteo Renzi, suo principale avversario alle primarie, ma la promessa ”che dal prossimo anno le responsabilità verranno messe sulle spalle della nuova generazione”. A seguire alcuni passaggi dell’intervento di Bersani.
Siamo pronti noi, Partito Democratico e noi democratici e progressisti italiani, con i nostri valori di uguaglianza, di civismo, di libertà; siamo pronti a prenderci la responsabilità di governare l’Italia nel suo momento più difficile? È questo che vogliamo, con convinzione, proporre agli italiani?….
Dunque, diremo al Paese che vogliamo prenderci le nostre responsabilità. Diremo al Paese che conosciamo il nostro compito: farlo uscire da un destino di arretramento e farlo uscire con meno disuguaglianza, con più lavoro e con una democrazia funzionante e pulita….
Noi Progressisti Europei dobbiamo dire a piena voce quello che vogliamo, dire quale è il primo passo sulla nuova strada e dire anche dove deve portare la nuova strada. Il primo passo è rompere la spirale fra austerità e recessione….
E allora noi proporremo che a compimento degli interventi contro la crisi e dell’impostazione del nuovo patto fiscale, all’appuntamento del prossimo Parlamento europeo, si lanci una fase costituente, una Convenzione per un nuovo Trattato che rafforzi il processo unitario europeo e il suo assetto democratico. I progressisti europei e il nuovo governo italiano dovranno farsi protagonisti di questa iniziativa e cioè di un rilancio coraggioso e ineludibile della prospettiva europea e proporre un nuovo patto costituzionale fra le grandi famiglie politiche e i paesi europei; e su questo combattere davvero e non lasciare più, davanti alle opinioni pubbliche l’iniziativa a chi lavora a rovescio verso la disgregazione….
Non abbiamo dubbi che davanti a questi interrogativi cruciali il Governo vorrà promuovere e condividere una risposta nazionale, alla quale intendiamo contribuire tanto in Italia quanto nelle sedi politiche ed istituzionali europee….
Il Governo Monti ci ha ridato dignità nel mondo e ci ha tenuti fuori dal baratro…
Voglio dirlo qui, davanti a tutti voi. La nostra parola verso il governo Monti è stata, è e sarà: lealtà. Una parola che dice l’onestà del sostegno e dice anche della franchezza delle nostre idee e delle nostre posizioni, in quel che ci piace e non ci piace, in quel che faremmo o faremo diversamente…
Noi diciamo da qui, all’Europa e al mondo, davanti a mesi cruciali, che garantiremo la stabilità del governo Monti. E tuttavia parliamo senza ambiguità della prospettiva delle elezioni, sempre naturalmente che Moody’s o Standard and Poors non ce le aboliscano sostituendole con una consultazione fra banchieri. E chiediamo: ma qualcuno pensa davvero che noi si possa stare dentro la moneta comune e fuori dalla comune democrazia europea? Pensiamo di essere figli di un Dio minore e di non poter fare ciò che tutti gli altri fanno e cioè di chiedere agli elettori di indicare partiti e maggioranze univoche e coerenti per governare? O pensiamo al contrario di essere figli di un Dio maggiore e di proporre anche agli altri le nostre eterne e fantasiose ricette eccezionali. No. Qui non si tratta di misurare il tasso di presenza tecnica in un governo. Non si tratta di questo. Qui si tratta di riconoscere o no le fondamenta basiche di una democrazia. Le elezioni, dunque. Tocca agli italiani, solo agli italiani e a tutti gli italiani decidere chi governerà. Noi siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità davanti all’Italia e al mondo. Con parole chiare. Noi consideriamo la credibilità e il rigore che Monti ha mostrato davanti al mondo un punto di non ritorno. Ma vogliamo metterci dentro più lavoro, più uguaglianza, più diritti. Questo è quello che vogliamo. E non è per noi in nessun modo in discussione quell’asse europeista e di collocazione internazionale che tutto il mondo ha visto nei governi Prodi, D’Alema, Amato e nell’azione di Ciampi, di Visco, di PadoaSchioppa…
Noi vediamo la sofferenza degli italiani. Chi dice che siamo fuori dalla crisi è un irresponsabile, non sa quel che dice…
! L’Italia ce la farà! È questa la nostra convinzione. L’Italia avrà il suo posto nel mondo nuovo e darà un futuro alle nuove generazioni.
Con questa certezza noi, con tutti i progressisti italiani alziamo la bandiera della ricostruzione e del cambiamento, alziamo la bandiera di una riscossa italiana.
A Reggio Emilia prendiamo il nostro impegno, da Reggio Emilia lanciamo la nostra sfida. Fin qui, dentro a questo rapporto di forze, si è vista chiara comunque la nostra responsabilità. Con il nuovo rapporto di forze che chiederemo, con la maggioranza al partito democratico e a un centro sinistra di governo si vedrà il cambiamento. Il cambiamento, a cominciare dalla politica, dalle istituzioni, dai diritti, dalla nostra democrazia. È difficile cambiare finché i numeri ce li hanno quelli che non vogliono cambiare. A cominciare dalla questione cruciale della sobrietà della politica. Si dica finalmente la verità. Quel che si è fatto fin qui, dall’abolizione dei vitalizi al dimezzamento del finanziamento ai partiti, lo si è fatto su proposta e iniziativa nostra. Quel che non si è potuto fare e si dovrà fare, a cominciare dalla riduzione del numero dei parlamentari, non lo si è fatto perché gli altri hanno ribaltato il tavolo. Questa è la verità. E non accettiamo più, ad esempio, che parlando di legge elettorale si dica: la politica non riesce a cambiare. Non esiste “la politica”! Esistono le forze politiche, e ce n’è una, la nostra, che ha consegnato nel tempo la sua proposta e che ha reso trasparenti anche i punti di un possibile compromesso. I paletti che abbiamo messo a quel compromesso non riguardano i nostri interessi. Riguardano l’Italia. Che la sera delle elezioni si sappia chi può governare, interessa o no l’Italia? E che un cittadino possa aver voce nel scegliere il suo parlamentare, riguarda o no l’Italia? E che si affermi la parità di genere, o che non si possano inventare dalla sera alla mattina dei finti gruppi parlamentari, interessa o no l’Italia?…
Non c’è ragione, ad esempio, che non ci sia una rigorosa legge sui partiti. Non c’è ragione che un parlamentare o un consigliere regionale guadagnino più di un sindaco; e a partire di li non c’è ragione che in tutti i campi non ci sia un limite a retribuzioni o compensi scandalosi; e ancora, non c’è ragione che con un gioco da ragazzi si manovrino prezzi che impoveriscono le tasche di milioni di cittadini; altrettanto non c’è ragione che vengano ancora negati ai cittadini diritti basici, tradendo il terzo articolo della nostra Costituzione; che si neghino diritti a persone con disabilità, che si neghi agli omosessuali italiani il diritto all’unione civile o ad una legge contro l’omofobia, che si neghi alle donne una democrazia paritaria, che si lascino le donne nell’universo di stereotipi antichi, nella prigione di pratiche discriminatorie o perfino in balia della violenza domestica.E non c’è ragione che vengano negati nei luoghi di lavoro diritti di partecipazione e diritti sindacali….
Gli italiani di impegni generici ne hanno sentiti già troppi. Dovremo dire come la facciamo! Io dico che in coerenza con la proposta di una fase costituente europea, la nostra prossima Legislatura dovrà essere davvero costituente ed esordire allestendo uno strumento, a base parlamentare, che abbia il compito di redigere una riforma della seconda parte della Costituzione; uno strumento che, questa volta, garantisca per forza di norma la certezza dell’esito…
Se tocca a me si comincia dal primo giorno col chiamare italiani i figli di immigrati che studiano qui e che oggi non sono né immigrati né italiani; si comincia (se non ce lo fanno risolvere adesso come fermamente vogliamo) rendendo ineleggibili corrotti e corruttori e andandogli a prendere il maltolto, come per i mafiosi e introducendo e rafforzando il falso in bilancio; si comincia non accettando più che la Fiat o l’ENI possano prendere miliardi di finanziamenti dalle banche senza andare dal notaio mentre una famiglia che si fa il mutuo per la casa deve lasciare dal notaio qualche migliaio di euro, e si comincia decidendo che ogni euro ricavato dall’evasione fiscale andrà al lavoro, all’impresa che investe, al welfare…
Fermare la recessione, allargare la base produttiva: questa è la sfida. Ogni nostra proposta ha e avrà una logica: l’Italia faccia l’Italia e porti nel mondo nuovo il suo antico saper fare, il suo gusto e la sua inventiva, la sua flessibilità…
. La nostra idea fondamentale è questa: produrre oggi più uguaglianza significa produrre una ricetta economica…
La nostra Carta di Intenti, che vi invito a leggere e a far leggere, propone patti chiari ed esigibili davanti ai cittadini e solleva con forza una parola: responsabilità. Il nostro percorso sarà un percorso aperto e democratico. Noi costruiremo la governabilità a partire dalla partecipazione attiva e vera dei cittadini. È questo il senso della nostra proposta di riforma della politica. E’ questo anche il senso delle primarie dei progressisti…
E discutano finalmente di Italia con gli italiani in carne ed ossa. Questo saranno le nostre primarie per la scelta del candidato dei progressisti alla guida del governo. Si discuterà di Italia non di noi. Per discutere di noi ci sarà l’anno prossimo un libero congresso. Per discutere dei parlamentari del PD ci saranno forme vere di partecipazione. Non ci sono qui, adesso, bilance, bilancini o tribunali da allestire. Qui si parla di Italia e di come portarla fuori dalle più gravi difficoltà da sessant’anni a questa parte. Di questo si discuterà stringendo un patto non ambiguo con le forze politiche progressiste disposte a costruire un centrosinistra di governo. Le stiamo incontrando in questi giorni…
E vogliamo che il grande campo progressista si rivolga in modo aperto a tutte le forze moderate, costituzionali ed europeiste disposte a mettere un argine alle destre e alle tendenze regressive e populiste che minacciano l’Europa e l’Italia, disposte ad impegnarsi per la ricostruzione del Paese e per il rilancio del progetto europeo…
Il rinnovamento del nostro partito è una necessità e una straordinaria opportunità…
Detto questo, noi siamo adesso in condizione di spingere avanti questo rinnovamento e di portarlo a nuove responsabilità nella politica, nelle istituzioni, e, come tutti vogliamo, nel governo del paese. Chiederò l’impegno e la generosità di tutti perché il processo cammini e io stesso mi faccio garante che dal prossimo anno le responsabilità verranno messe via via e ampiamente sulle spalle della nuova generazione. Siatene certi, questo avverrà. Rinnovare è un fatto generazionale e un fatto di genere, ovviamente, che va tuttavia collegato, altrettanto ovviamente, a criteri di qualità e di merito…
Prima c’è l’Italia, poi c’è il Pd e il suo progetto per l’Italia poi ci sono le ambizioni personali…
…la ruota girerà ma nel rispetto di tutti, di tutti quelli che ci hanno portati fin qui, di quelli che hanno avuto la forza di portarci in Europa e di immaginare e costruire quel nuovo partito dei riformisti che noi siamo oggi…
Ma da Reggio Emilia anche un richiamo fermo e forte alla responsabilità e all’unità del Partito Democratico; un richiamo che sono certo voi condividete; perché tutti, ma proprio tutti dobbiamo avere cura del bene comune che è il PD, della speranza per l’Italia che è il PD.





