La forza del collettivo a fare da contrappeso a leaderismi, individualismi e partiti personali. E’ uno dei messaggi principali che Pierluigi Bersani ha lanciato ieri sera dalla tenda dibattiti di Festa Reggio, da dove, un anno fa, partì la sua campagna verso le primarie, come ha ricordato Roberto Ferrari, segretario provinciale dei Democratici, che ha introdotto la serata.
Stimolato dalle domande del vicedirettore de Il Giornale Nicola Porro che ha affermato di ritenere l’ex-segretario “una persona perbene”, Bersani ha affrontato vari temi di attualità, dai venti di guerra siriani alla decadenza di Berlusconi, dalle giornate dell’elezione del Presidente della Repubblica sino al congresso del Pd.
Siria. “Il governo italiano ha preso una posizione giusta, non possiamo essere coinvolti in iniziative che non abbiano l’ombrello delle Nazioni Unite, Assad ha passato ogni limite, ma l’intervento militare in questo paese, che non è la Libia, ma un incrocio di drammatici problemi internazionali, rischia di provocare una situazione esplosiva, visto che si sta risvegliando la belva che è nell’uomo, ed occorre dare voce alle coscienze ed all’umanità”.
Decadenza di Berlusconi. “Prima di venire al dibattito, i volontari mi hanno detto di non derogare al principio dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Mi è andata meglio rispetto a Bologna, dove una signora mi ha mostrato una padella. Ma penso che mi avrebbe fatto vedere la padella anche se si fosse trattato di uno dei nostri”, ha spiegato Bersani, che ha assicurato che “la Giunta del Senato si comporterà utilizzando le stesse procedure adottate in casi analoghi”. Ma l’ex-segretario democratico non si nasconde che “per il Pdl, è un passaggio drammatico, doloroso. Bisogna riconoscerlo, anche per i tanti elettori della destra. Qualche giorno fa, in un supermercato a Roma, una signora, di circa 75 anni, mi ha fermato e mi ha detto: <<Ma perché ce l’avete tanto con Berlusconi>>. Non si pensi che queste persone siano tutte di plastica, e devono riuscire a distinguere a questo punto il ruolo, le funzioni, il destino stesso del leader da quello della loro formazione politica, la responsabilità che ha davanti al Governo e davanti al Paese”.
Governo. “Avrei potuto fare un governo col Pdl, ma non è nelle mie corde. Questi governi di larghe intese possono starci quando c’è un’esigenza difensiva del sistema, ma quando il Paese ha bisogno di uno scossone per ripartire è tutto molto più difficile. Letta non l’ha cercato, si è creato un governo di necessità con un orizzonte dichiaratamente limitato per avviare una riforma elettorale e avviare qualcosa che assomigli a riforme del lavoro ed istituzionali”, ha proseguito Bersani. Che ha aggiunto: “La destra si è data una certa visibilità sulla vicenda Imu, ma tra le cose fatte ce ne sono parecchie portate avanti dal Pd”.
Collettivo. “Adesso – ha detto Bersani – dopo vent’anni di vuoti d’aria personalistici e populistici, partiti da Berlusconi, proseguiti con Di Pietro, Bossi, Monti, Grillo e Casaleggio, che non ci hanno portato da nessuna parte e ci hanno messo nel declino, dobbiamo diventare un Paese come nelle altre democrazie. Esistono i leader, ma deve esistere innanzitutto un collettivo stabile. Non possiamo attaccarci solo a delle persone, non possiamo avere solo formazioni politiche che siano l’appendice o la salmeria o il prolungamento di una persona. Ci vogliono dei partiti che vivano dopo il leader, e il Pd è l’unico che l’ha messa giù così da quando è nato. Tutti gli altri non l’hanno messa giù così, adesso bisogna che ci rafforziamo, ci consolidiamo, ma in questa direzione: costruire un buon collettivo. Tocca a noi: non è che siamo allo sbando, perché se siamo allo sbando noi va allo sbando il Paese del tutto”. Ha proseguito l’ex-segretario. “Un rappresentante del Pd ha il diritto e dovere di dire la propria opinione nelle sedi preposte, ma, una volta che c’è stata la decisione, deve attenersi a questa. Non mi riferisco a Renzi, è una questione più vasta”.
Congresso Pd. “Non faccio il kingmaker, ma vorrei sapere che idea di partito abbiano i candidati alla segreteria e dovrà rassicurare sul fatto che gli ideali ed i valori della sinistra democratica siano il lievito del partito, e non una sua componente. La data del congresso sarà fissata dall’assemblea, ma bisognerebbe partire dai congressi sui territori, dove è la nostra forza, dato che alle ultime amministrative abbiamo praticamente vinto ovunque, da Treviso a Catania ”, è il parere di Bersani. Secondo il quale “fare il segretario del Pd è una responsabilità, e non necessariamente toccherà a lui essere anche il candidato premier. Tra l’altro, penso che le primarie di partito debbano essere aperte a chi dichiari l’adesione al Pd, mentre quelle per il candidato primo ministro a chi dichiari l’adesione al centro sinistra”.
I giorni dell’elezione del Capo dello Stato. Amare le considerazioni di Bersani “Quando mi sono dimesso dalla segreteria del Pd, l’ho fatto per ottimismo. Non sono capace di scelte personali, ma avevo già detto che, dopo un mandato di segreteria, non mi sarei più ripresentato: sarei stato il primo in vent’anni. Poi è successo quello che è successo. Sull’identità dei 101, non posso dire, visto che c’era il voto segreto. Direi che c’è stato un corto circuito tra chi non voleva quei due candidati alla presidenza (Marini e Prodi) e chi non voleva me. Ma, elezioni o non elezioni, Grillo o non Grillo, dovevamo eleggere il Capo dello Stato. Per me l’incidente è chiuso, ma il tema rimane. Toccherà a noi dare una mano a questo paese e non ci faremo compatire come in quei giorni là”.




