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Il presidente Uncem Emilia-Romagna Ferrari circa il commissariamento della regione sul dimensionamento della scuola

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Il presidente Uncem Emilia-Romagna Ferrari circa il commissariamento della regione sul dimensionamento della scuolanueIl presidente dell’Uncem Emilia-Romagna, Emanuele Ferrari, interviene sul provvedimento del Consiglio dei ministri che ha “commissariato” la scuola della Regione Emilia-Romagna, insieme a Umbria, Sardegna e Toscana, perché, secondo il Ministero dell’Istruzione e del merito, queste regioni “non hanno ancora approvato i piani di dimensionamento” per il prossimo anno scolastico, piani che rientrano “tra le riforme previste dal Pnrr, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca su base regionale”.

«Un provvedimento che rappresenta un segnale inquietante di come il Governo centrale si relaziona con i territori – dice il presidente Ferrari – tramite l’unico criterio che sa applicare, cioè quello puramente aritmetico, un metodo “arrogante” che abbiamo già visto recentemente sulla nuova classificazione dei comuni montani. E comunque va detto che anche dal punto di vista dei numeri l’Emilia-Romagna rispetta pienamente i criteri ed è una delle regioni più virtuose».

Il Ministero ha spiegato che la misura “riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici”.

Su questo Ferrari precisa: «Una volta i dirigenti scolastici si chiamavamo presidi, una parola che significa “presidio del territorio”, quindi se questo dimensionamento interessa solo le dirigenze, ciò vuol dire avere persone che non saranno più presidio del territorio, ma faranno capo a “scuole-mostro”, scuole enormi dal punto di vista della gestione numerica degli studenti. Si è invece dimostrato, anche attraverso le politiche della Regione Emilia-Romagna, come ad esempio nelle pluriclassi si riescano a dare corso a percorsi di innovazione in piccoli plessi di territori che magari non hanno l’accessibilità ai servizi delle grandi città, ma dove la qualità dell’offerta formativa diventa autentica vicinanza al tessuto comunitario. Le scuole, nei comuni montani soprattutto, sono presidi non solo educativi, ma anche di comunità, e sono speranze per il futuro, sono ciò che tiene viva l’idea di poter costruire un progetto di vita per le famiglie. Nei territori più decentrati, dove assistiamo ad uno spopolamento e ad una crisi demografica evidente, questo commissariamento significa togliere questa speranza. Definire un servizio fondamentale come la scuola solo in termini puramente aritmetici è una grande miopia che come Uncem, dal punto di vista della tutela e della valorizzazione delle comunità della montagna, non ci possiamo assolutamente permettere».