Dalla semplificazione delle norme per il recupero dei castagneti abbandonati ai nuovi impianti di castagno da frutto, fino alle azioni per rafforzare la filiera e valorizzare produzioni di qualità come il Marrone di Castel del Rio Igp. La Regione Emilia-Romagna anticipa i contenuti del nuovo Piano castanicolo regionale, la cui bozza sarà presentata entro l’estate al Tavolo dedicato per poi essere inviata all’Assemblea regionale per il confronto.
Un Piano costruito per affrontare in modo integrato le criticità del settore – cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, frammentazione produttiva e abbandono delle aree montane – accompagnato da circa 4,6 milioni di euro già messi in campo dalla Regione attraverso bandi e misure di sostegno alla castanicoltura.
L’Emilia-Romagna conserva infatti un ruolo di rilievo nazionale nella produzione e commercializzazione di castagne e marroni, con una presenza diffusa soprattutto nelle aree montane e collinari dell’Appennino e una forte vocazione legata alle produzioni di qualità. Definiti “custodi della montagna”, i castagneti svolgono anche un ruolo fondamentale nella prevenzione del dissesto idrogeologico, nella salvaguardia della biodiversità e nella lotta al cambiamento climatico. È in questo quadro che si inserisce il lavoro portato avanti dalla Regione insieme al Tavolo castanicolo regionale, istituito nella scorsa legislatura per accompagnare la definizione del nuovo Piano e costruire una strategia capace di tenere insieme agricoltura, forestazione, sostenibilità e valorizzazione economica della filiera.
Il percorso e le linee di intervento previste dal Piano sono stati illustrati oggi dagli assessori regionali all’Agricoltura, Alessio Mammi, e alla Forestazione, Gessica Allegni, in Commissione Politiche economiche dell’Assemblea legislativa.
“Con il nuovo Piano castanicolo regionale stiamo costruendo una strategia condivisa di lungo periodo capace di tenere insieme agricoltura, forestazione, tutela del territorio e sviluppo delle aree montane- affermano gli assessori-. La castanicoltura rappresenta infatti una parte importante dell’identità produttiva e paesaggistica dell’Appennino emiliano-romagnolo: un settore che negli anni ha saputo custodire biodiversità, qualità delle produzioni e presidio del territorio, ma che oggi ha bisogno di strumenti nuovi per rafforzarsi e continuare a crescere. Per questo stiamo lavorando a un Piano che punta sulla semplificazione delle norme, sul recupero e la gestione sostenibile dei castagneti, sul rafforzamento della filiera e sulla valorizzazione di produzioni di eccellenza come il Marrone di Castel del Rio Igp. L’obiettivo è accompagnare imprese e territori in un percorso di innovazione e qualificazione, sostenendo una filiera che genera valore economico, ambientale e sociale per tutta la montagna emiliano-romagnola. Allo stesso tempo- proseguono- vogliamo rafforzare il ruolo della gestione forestale come strumento di cura del territorio, tutela del paesaggio e prevenzione della fragilità ambientale. Un aspetto fondamentale- concludono Mammi e Allegni-, perché i castagneti svolgono un ruolo determinante nella stabilità dei versanti, nella tutela della biodiversità e nella capacità di adattamento delle aree montane agli effetti dei cambiamenti climatici. Investire sulla castanicoltura significa quindi sostenere non solo una produzione agricola di qualità, ma anche un presidio fondamentale per l’equilibrio ambientale e la vitalità dell’Appennino emiliano-romagnolo”.
Le risorse regionali
Attraverso il CoPsr – il Complemento di programmazione per lo sviluppo rurale del Programma strategico della Pac 2023-2027 – la Regione Emilia-Romagna ha già attivato quasi 4,6 milioni di euro per sostenere la castanicoltura. Una parte consistente delle risorse riguarda due bandi dedicati al settore, per quasi 3 milioni di euro complessivi, che hanno consentito di esaurire le graduatorie rispondendo a oltre 300 domande presentate dalle aziende.
A questi interventi si aggiungono ulteriori misure a sostegno delle produzioni biologiche, gli ecoschemi della Pac 2023-2027 – incentivi destinati alle pratiche agricole sostenibili – e le indennità compensative, per risorse pari a poco meno di un milione di euro. Nell’ambito dell’attuale programmazione sono stati inoltre pianificati, attraverso il CoPsr regionale, bandi dedicati alla castanicoltura in tre Gal (Gruppi di azione locale), per un importo complessivo superiore agli 800mila euro.
Il Tavolo castanicolo e il nuovo Piano regionale
Per accompagnare il rilancio del settore, la Regione Emilia-Romagna ha istituito il Tavolo castanicolo regionale, coinvolgendo istituzioni, esperti e associazioni del territorio nella definizione del nuovo Piano regionale. La bozza sarà presentata entro l’estate al Tavolo dedicato. Al centro del documento, tre modelli di sviluppo per la castanicoltura del futuro: la salvaguardia della castanicoltura tradizionale, considerata prioritaria, la trasformazione delle selve castanili in castagneti da frutto e la realizzazione di nuovi impianti intensivi con piante innestate da vivaio.
Tra gli obiettivi anche una semplificazione delle norme per gli interventi sui castagneti, una nuova programmazione di contributi economici e iniziative rivolte alle scuole agrarie e alle giovani generazioni per promuovere la conoscenza della castanicoltura e delle produzioni del territorio.





