Da terapia controindicata a nuovo orizzonte di speranza. È il ribaltamento di prospettiva che riporta il trapianto di fegato al centro della ricerca europea come alternativa chirurgica concreta per il trattamento delle metastasi epatiche da tumore del colon-retto.
Protagonista un ambizioso progetto, guidato dal Policlinico Sant’Orsola e dall’Università di Bologna, che punta a riscrivere le linee guida in materia, in modo da affrontare meglio e con strategie personalizzate una patologia che, a tutt’oggi, resta tra le sfide più insidiose in campo oncologico.
Il progetto si chiama LiT-Met (Liver Transplantation for Colorectal Liver Metastases: An International Real-Life Analysis of Post-Transplant Outcome) e si propone di generare solide evidenze scientifiche per dimostrare l’efficacia del trapianto di fegato nell’offrire una sopravvivenza superiore rispetto agli attuali standard chirurgici per il trattamento delle metastasi epatiche colorettali (Crlm) borderline resecabili.
Finanziato con quasi 10 milioni di euro dalla Commissione europea nell’ambito del programma Horizon Europe, è guidato dall’Università di Bologna e dal Policlinico Sant’Orsola Irccs, con il professor Matteo Ravaioli come principal investigator, e coinvolge una ventina di centri di ricerca, società scientifiche e ospedali sparsi tra Italia, Austria, Francia, Repubblica Ceca, Portogallo, Germania, Danimarca, Belgio, Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito e Ungheria. Lunedì 6 e martedì 7 luglio proprio Bologna ospita il kick off meeting del progetto: i ricercatori dei centri coinvolti si riuniranno nell’Aula Prodi di piazza San Giovanni in Monte.
“La ricerca rappresenta uno dei pilastri su cui costruire il futuro del nostro sistema sanitario- sottolineano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-, perché investire in ricerca significa investire nella salute delle persone, nella qualità delle cure, nella prevenzione e nella capacità di rispondere alle nuove sfide sanitarie con competenza, innovazione e tempestività. Questo progetto, dunque, rappresenta una sfida importantissima che dimostra come la collaborazione tra servizio sanitario regionale, Università e Irccs possa produrre risultati e migliorare concretamente la vita delle cittadine e dei cittadini. Sostenere la ricerca- conclude Fabi- non è una scelta accessoria, ma una responsabilità pubblica. Ogni investimento in questo ambito genera valore: consente di sviluppare nuove terapie, rafforzare la medicina personalizzata, accelerare l’innovazione tecnologica e rendere il sistema sanitario più efficace, equo e sostenibile”.
“È un risultato di grande valore per la ricerca bolognese– dichiara Marco Seri, direttore scientifico del Policlinico Sant’Orsola IRCCS–. Questo progetto conferma la capacità dei nostri professionisti di essere protagonisti nelle reti internazionali più qualificate e di sviluppare ricerca innovativa in grado di tradursi concretamente in nuove opportunità di cura per i pazienti. Ma rappresenta anche un ulteriore segnale della straordinaria crescita che la ricerca ha registrato al Sant’Orsola da quando il Policlinico è diventato IRCCS, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, e in modo più specifico della capacità da parte dell’infrastruttura della ricerca che abbiamo costruito in questi anni di supportare la creazione di un progetto per i nostri ricercatori, spesso in collaborazione con l’Università di Bologna”, aggiunge Seri.
Le Crlm: tra le sfide più complesse dell’oncologia moderna
Il carcinoma colorettale è la terza neoplasia più comune a livello globale. Soltanto in Italia le stime più recenti parlano di 50mila nuove diagnosi ogni anno, oltre 3mila delle quali in Emilia-Romagna. Le Crlm, ossia le metastasi epatiche legate a questo tumore, ne rappresentano uno dei volti più insidiosi, tanto da essere responsabili di oltre la metà dei decessi correlati. Per la sua funzione di filtro, il fegato è infatti spesso la prima e la più frequente sede in cui si formano metastasi del colon-retto: circa un paziente su cinque presenta metastasi epatiche già al momento della diagnosi, e fino al 50% le sviluppa nel corso dell’evoluzione clinica.
L’attuale standard chirurgico e il ruolo del trapianto di fegato
La resezione epatica, ossia l’asportazione di una porzione del fegato, rappresenta a oggi lo standard chirurgico per il trattamento delle Crlm. Ma questa opzione terapeutica presenta dei limiti evidenti (a partire dalla scarsa sopravvivenza a lungo termine) per i pazienti più complessi. Il trapianto di fegato, un tempo un’opzione controindicata per le metastasi epatiche, può, invece, rappresentare una strada nuova, in grado di garantire risultati di sopravvivenza migliori rispetto alla terapia standard.
Il progetto di ricerca, nel dettaglio
Il progetto di ricerca si articola anzitutto in un’analisi retrospettiva, che si pone l’obiettivo di sviluppare un modello prognostico basato sull’Intelligenza artificiale capace di integrare dati clinici, patologici e molecolari per identificare il rischio di recidiva e predire la speranza di sopravvivenza. Uno studio randomizzato punta poi a validare il modello mettendo a confronto trapianto di fegato e resezione epatica, col fine ultimo di implementare un sistema di supporto decisionale clinico sempre basato sull’Intelligenza artificiale. Infine, studi traslazionali utilizzeranno la perfusione ex vivo degli organi espiantati nel corso dei trapianti: i fegati malati prelevati dai pazienti verranno tenuti artificialmente “in vita” dopo l’operazione per alcune ore per testare terapie innovative.
Il progetto LiT-Met ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe dell’Unione europea nell’ambito dell’accordo di sovvenzione n. 101290423



