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I Comuni italiani esclusi dalla nuova legge sulla montagna si incontrano in regione a Bologna

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Ospite dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, l’Uncem (Ente nazionale Comuni, Comunità, Enti montani) ha chiamato a raccolta a Bologna i Comuni italiani esclusi dalla recente classificazione sulla “montanità” derivante dalla nuova Legge sulla Montagna n. 131/2025. Un appuntamento importante, con una nutrita partecipazione di sindaci da tutta Italia (sia in presenza che da remoto) che fa seguito alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto che ha tolto la qualifica di “montani” a oltre 600 Comuni.

Ragione, quest’ultima, che ha fornito una motivazione in più per ribadire l’appello, già lanciato dal Consiglio nazionale Uncem il giorno prima, di “costruire un fronte comune per le Montagne, italiane ed europee, coinvolgendo sindaci, Regioni, rappresentanze territoriali, Parlamento e forze politiche”.

«Vogliamo evitare – ha affermato il presidente nazionale Uncem, Marco Bussone, nel suo intervento – che la nuova disciplina sui criteri di montanità dei Comuni produca una frattura tra territori che, per storia, economia e servizi, fanno parte dello stesso sistema».

Nell’incontro bolognese è emerso che per Uncem la partita è molto più ampia di una classificazione amministrativa. In gioco c’è la tenuta di un sistema territoriale fatto di valli, paesi, economie, servizi e comunità. La montagna italiana non è una somma di territori separati – è stato detto – ma una rete connessa nella quale scuola, sanità, trasporti, infrastrutture, agricoltura, energia e tutela ambientale rappresentano elementi dello stesso equilibrio nazionale. Uncem chiede quindi un confronto più forte dentro i partiti e tra forze politiche diverse, perché la montagna sarà uno dei temi destinati a entrare con maggior forza nel dibattito pubblico dei prossimi mesi, anche in vista delle elezioni politiche del 2027.

Un appello diretto arriva anche alle Regioni, che dovranno assumere un ruolo più incisivo nella fase che si apre, rafforzando il coordinamento con Comuni e istituzioni nazionali. «In alcuni territori – ha detto ancora Bussone – il tema della riforma è stato affrontato con un coinvolgimento ancora insufficiente, il modello per tutti è quello dell’Emilia-Romagna, con un patto forte e chiaro tra Regione e Uncem».

«Non possiamo permetterci tempi lunghi – aggiunge Emanuele Ferrari, presidente Uncem Emilia-Romagna -: sindaci, amministratori locali, Regioni, Parlamento e Governo devono essere parte di un percorso comune. La montagna non è una questione marginale: riguarda la sicurezza del territorio, la qualità dei servizi, l’ambiente, l’energia e la competitività dell’intero Paese».

Per Uncem è quindi il momento di passare dalle parole ai fatti. La fase attuativa della nuova Legge richiede una mobilitazione organizzata e un coordinamento operativo tra tutti i livelli istituzionali, per accompagnare i territori, monitorare gli effetti della riforma e garantire continuità nei servizi fondamentali. Tra i settori più a rischio ci sono scuola, trasporti pubblici, sanità, infrastrutture, prevenzione del dissesto idrogeologico e nuove opportunità legate alla transizione energetica.