Nel primo trimestre del 2026, le vendite a prezzi correnti del commercio al dettaglio in sede fissa in Emilia-Romagna registrano una lievissima flessione, -0,2%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Crescono esclusivamente le vendite di ipermercati, supermercati e grandi magazzini (+4,7%), mentre si contrae il dettaglio specializzato, sia alimentare (-1,7%) che non alimentare (-1,2%). Cala la natalità delle imprese con un saldo negativo trimestrale di 353 unità.
É quanto emerge dall’indagine sulla congiuntura di Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna sul settore del commercio al dettaglio nel I^ trimestre 2026.
Il quadro congiunturale generale
Nei primi tre mesi del 2026, le vendite a prezzi correnti hanno rilevato una sostanziale stabilità, cedendo lo 0,2%.
Clima di fiducia: L’analisi dei giudizi espressi dalle imprese del commercio al dettaglio evidenzia una sostanziale tenuta del clima di fiducia: la percentuale di operatori che dichiarano un aumento del fatturato rimane salda al 38,3%.
Gestione delle scorte e giacenze: i giudizi relativi allo stato dei magazzini mostrano un marginale peggioramento. La quota di imprese che considerano le proprie giacenze eccedenti risale dal 9,7% all’11,1%, mentre si riduce sensibilmente, portandosi all’1,5% la percentuale di chi segnala scorte scarse (dal precedente 3,9%).
L’andamento per tipologie di commercio al dettaglio
Gli ipermercati, i supermercati e i grandi magazzini registrano un incremento sensibile delle vendite (+4,7%).
I negozi specializzati subiscono invece una contrazione diffusa:
- Il comparto alimentare cede l’1,7%, a fronte di un contestuale aumento dei prezzi del settore del 2,3%.
- I punti vendita non alimentari arretrano dell’1,2%. In particolare, l’abbigliamento e gli accessori segnano la flessione più pesante: -2,6% L’unico segnale di stabilizzazione arriva dai prodotti per la casa ed elettrodomestici, che interrompono una lunga serie negativa fermandosi a un +0,1%.
L’andamento per dimensione dell’attività
La piccola distribuzione (da 1 a 5 addetti) accusa maggiormente registrando un calo tendenziale delle vendite del -2,1%.
Le imprese di media dimensione (6-19 addetti) riescono ad arrestare una flessione che durava da 18 mesi, chiudendo il trimestre a variazione nulla (0,0%).
Si conferma invece positiva la dinamica delle strutture con almeno 20 addetti, che mettono a segno un incremento delle vendite pari all’1,6%, pur manifestando un lieve indebolimento nel saldo dei giudizi interni.
Il Registro delle imprese: iscrizioni e cessazioni
Sotto il profilo della demografia aziendale, al 31 marzo 2026 si contano 43.613 imprese registrate nella nuova sezione del commercio al dettaglio (influenzata dall’introduzione della classificazione Ateco 2025).
Le iscrizioni sono state 521, con un tasso di natalità che è stato il più basso dell’ultimo quadriennio (1,18%). Le cessazioni dichiarate sono state 1.045.
Il saldo complessivo è stato così di -353 unità (-0,8% rispetto allo stock dell’anno precedente).





