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Un torrente contaminato dagli scarti della produzione ceramica a Casalgrande: prosegue il recupero dei siti orfani della Regione

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Un torrente contaminato dagli scarti della produzione ceramica a Casalgrande: prosegue il recupero dei siti orfani della Regione

Un tratto di torrente contaminato dagli scarti della produzione ceramica. Un’area industriale dove gli interventi di bonifica hanno riportato alla luce materiali contenenti amianto. Si tratta del Rio Medici, nel territorio di Casalgrande, e dell’area dell’ex Reggiana Macchine Utensili ad Albinea: due siti del Reggiano accomunati da una lunga storia di contaminazione ambientale, oggi al centro di interventi di risanamento che hanno l’obiettivo di recuperare aree rimaste per anni in condizioni di degrado e restituirle alle comunità, per una superficie complessiva di oltre 7mila metri quadrati.

Gli interventi sono finanziati con oltre 2,3 milioni di euro di risorse Pnrr, assegnate alla Regione Emilia-Romagna per il recupero dei cosiddetti siti orfani, ovvero aree compromesse da fenomeni di contaminazione per le quali il responsabile dell’inquinamento non è individuabile, non è più presente oppure non adempie agli obblighi previsti dalla normativa.

Al Rio Medici di Casalgrande gli interventi, realizzati grazie a un investimento di 1,6 milioni di euro, hanno consentito di completare la bonifica di un tratto di circa 650 metri del corso d’acqua contaminato dalla presenza di metalli pesanti riconducibili agli scarti della produzione ceramica. Un intervento rimasto fermo per anni e oggi concluso, con la certificazione finale rilasciata da Arpae, che restituisce al territorio un corridoio naturale tra aree produttive e agricole.

Ad Albinea gli interventi hanno interessato l’area demaniale lungo il Rio Lavezza, dove i materiali di riporto riconducibili alle attività produttive del passato avevano determinato una situazione di contaminazione del suolo. Nel corso delle operazioni di bonifica il rinvenimento di materiali contenenti amianto ha reso necessario rimodulare il progetto e incrementare il finanziamento Pnrr fino a 743 mila euro. Le risorse aggiuntive stanno consentendo di completare un intervento oggi nella fase conclusiva.

A fare il punto sullo stato di avanzamento degli interventi è l’assessora regionale all’Ambiente, Irene Priolo, che oggi ha effettuato un sopralluogo nei siti di Casalgrande e Albinea, insieme ai tecnici impegnati nelle attività di bonifica. Ad Albinea era presente anche la sindaca Roberta Ibattici.

“Prosegue il percorso regionale di recupero dei siti orfani, aree che per anni hanno rappresentato una criticità ambientale per i territori- sottolinea l’assessora Priolo-. Dopo aver superato, prima Regione in Italia, il target Pnrr che prevedeva la riqualificazione di almeno il 70% della superficie dei siti orfani entro marzo 2026, oggi siamo ormai nella fase conclusiva di questo programma. I risultati che stiamo raggiungendo dimostrano quanto sia importante investire nella bonifica di queste aree: interventi che, grazie al lavoro svolto insieme ai Comuni, ad Arpae e a tutti i soggetti coinvolti, non si limitano a eliminare le fonti di contaminazione, ma restituiscono sicurezza e valore ai territori, recuperando aree già compromesse senza consumare nuovo suolo. Una scelta che migliora la qualità ambientale, rafforza la sicurezza delle comunità e crea le condizioni per nuovi utilizzi e nuove opportunità”.

I siti orfani dell’Emilia-Romagna

Ex officine, fonderie, fabbriche di vernici e di prodotti chimici, ceramiche, depositi di ordigni bellici: attività produttive che, una volta dismesse, hanno lasciato sul territorio aree contaminate a causa dei residui e degli scarti delle lavorazioni. In Emilia-Romagna, per 17 di queste realtà – i cosiddetti ‘siti orfani’, così definiti perché il responsabile dell’inquinamento non è individuabile, non è più presente o non adempie agli obblighi previsti dalla normativa – la Regione ha avviato un articolato programma di bonifica finanziato con 27 milioni di euro. Interventi che, in gran parte già conclusi o nelle fasi finali, consentono di risanare i terreni, ridurre l’impatto ambientale e favorire il recupero e il riuso delle aree.

Sono 15 le amministrazioni comunali coinvolte: Piacenza, Reggio Emilia, Casalgrande e Albinea, Modena, Sassuolo, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Campogalliano e Spilamberto, Budrio (Bo), Ferrara, Bondeno e Terre del Reno (Fe), San Giovanni in Marignano (Rn).