“Non ci deve essere spazio per l’ambiguità: la mia comunità sindacale esprime piena solidarietà al sindaco Matteo Mesini, un altro amministratore del nostro territorio colpito da messaggi violenti e minacciosi, lanciati online da chi pensa che un social sia una zona franca dove tutto si può dire e scrivere senza mai pagarne il dazio”.
Così Rosamaria Papaleo, leader di Cisl Emilia Centrale, interviene sull’episodio che ha coinvolto il sindaco di Sassuolo. Sotto un post Facebook del consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Lucenti, relativo ad un episodio vandalico, una donna ha scritto: “Dobbiamo armarci e sparare alle gambe a questi schifosi e poi al sindaco”. Il commento è stato rimosso da Lucenti, che ha annunciato la segnalazione alle autorità.
“Pochi giorni fa era toccato al Sindaco di Modena cui siamo ugualmente vicini, oggi parliamo di Mesini, ma l’odio online è un fiume in piena che da tempo investe Istituzioni, persone esposte pubblicamente e, lasciatemelo dire, anche il nostro sindacato. Un fiume in piena che avrebbe bisogno di strumenti nuovi per essere contrastato, dal momento che procedere con querele e denunce ha più o meno la stessa utilità del tentativo di svuotare il mare con un barattolino di latta. Bucato”, prosegue Papaleo.
Per la Cisl modenese non basta chiedersi perché una persona trasformi rabbia, paure o frustrazioni in violenza verbale. Conta di più domandarsi perché così tanti pensino di poterlo fare senza conseguenze, “magari perché protetti dall’anonimato che garantisce agli odiatori l’accesso ad una piattaforma e che rappresenta la loro più grande garanzia di impunità – osserva Papaleo –. Ecco, il tema del legame tra social e violenza è enorme, dovrebbe rappresentare una delle priorità della classe politica, a maggior ragione considerando l’avvicinarsi delle elezioni politiche che proprio sui social troveranno il loro più rumoroso campo di battaglia, tra insulti, troll, bot, fake news, ingerenze straniere. Tutti temi allegramente orchestrati, peraltro, da un uso spregiudicato dell’intelligenza artificiale”.
UNA POLITICA LIBERA DALLA DOPAMINA DA LIKE
Ma, aspettando che i politici italiani ed europei battano un colpo, legiferino contro le timidezza delle piattaforme digitali e dimostrino di essere davvero indipendenti rispetto alla dopamina da like, per Papaleo l’argine alla violenza deve iniziare dal basso. “È corretto rimuovere e segnalare un commento nel quale si auspica che un sindaco venga gambizzato, come Lucenti, giustamente, ha fatto. Ma da chi ricopre una funzione pubblica possiamo aspettarci qualcosa in più. In generale chi ha un ruolo pubblico non è soltanto l’amministratore della propria pagina Facebook: rappresenta le Istituzioni. Quando nella sua piazza digitale qualcuno supera il confine tra critica e violenza, quell’episodio può diventare un’occasione virtuosa per dire alla propria comunità: qui no, questo linguaggio non appartiene al confronto democratico. Premere “elimina” come un servizio clienti risolve il problema sulla bacheca, ma la politica non deve soltanto ripulire una pagina, deve aiutare i cittadini a riconoscere il confine tra dissenso e odio, tra critica e minaccia”.
Un principio, conclude Papaleo, che deve valere senza distinzioni. “Un sindaco, un consigliere, un parlamentare o un sindacalista devono poter essere criticati anche duramente. Ma quando qualcuno propone di prendere una pistola e sparare alle gambe di una persona, non siamo più nella libertà di espressione. Su questo non possono esserci destra e sinistra ma solo reazioni forti e unitarie, senza se e ma”.




