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Sostegno, Cisl appoggia i comuni del Distretto, “ora anche a Modena un tavolo vero sull’inclusione”

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Sostegno, Cisl appoggia i comuni del Distretto, “ora anche a Modena un tavolo vero sull’inclusione”“I sindaci del Distretto Ceramico hanno ragione: sull’inclusione scolastica i Comuni stanno facendo da anni molto più della loro parte. Ma non si può trasformare la buona volontà dei territori in un alibi per chi, a Roma, dovrebbe garantire organici adeguati e risorse strutturali. Sul sostegno è in corso uno scaricabarile insopportabile, che danneggia specialmente i bimbi più piccoli”.

Carmelo Randazzo, segretario generale della Cisl Scuola Emilia Centrale, sostiene l’allarme lanciato dai sindaci del Distretto Ceramico sull’aumento dei costi dell’assistenza educativa agli alunni con disabilità.

I NUMERI

“Per l’anno scolastico 2026/2027 lo Stato schiera a Modena e provincia circa 3.000 docenti per il sostegno, tra personale stabilizzato (1.444 unità) e precario. Nella stragrande maggioranza di questi casi si somma il lavoro degli educatori forniti dai Comuni in tutta la provincia. Perché? Perché lo Stato non copre al 100 per cento il bisogno di uno studente diversamente abile. Questo è il problema che impatta sulle casse dei Comuni – evidenzia Randazzo –. Problema che diventa ancora più consistente dal momento che  lo Stato continua a tenere una parte enorme del sostegno scolastico fuori dagli organici stabili. A Modena ci sono 1.621 cattedre di sostegno in deroga, cioè affidate a precari: posti indispensabili, legati a bisogni reali, che però vengono trattati ogni anno come provvisori. Docenti di sostegno e personale educativo-assistenziale hanno ruoli diversi e non vanno confusi. Ma fanno parte dello stesso sistema di inclusione. Se lo Stato costruisce la propria parte sulla precarietà, su organici insufficienti e autorizzazioni annuali, la pressione scende a valle. E i Comuni finiscono per mettere più ore, più educatori e più risorse”.

Nel Distretto Ceramico la spesa per gli educatori ha superato i cinque milioni di euro. “Non è una voce marginale. Sono risorse enormi che gli enti locali devono trovare per garantire un diritto che non può dipendere dal codice postale. Un bambino con disabilità deve avere gli stessi diritti a Sassuolo, a Frassinoro o in qualunque altra parte d’Italia”, osserva il sindacato, segnalando che il problema pesa soprattutto sui più piccoli, dato che “nell’infanzia e nella primaria autonomia, comunicazione, relazione quotidiana e continuità educativa hanno un peso enorme. Una risposta insufficiente non si recupera qualche mese dopo”.

PERCHÈ UN TAVOLO MODENESE

Per questo Cisl Scuola sostiene la richiesta dei sindaci di istituire un tavolo permanente di coordinamento tra Stato, Regione, Enti locali e Aziende sanitarie, ma propone che quel metodo venga fatto vivere anche sul territorio. “Quel coordinamento deve avere una ricaduta concreta anche a Modena. Chiediamo alle amministrazioni comunali e alla Provincia di far decollare sul territorio modenese un confronto stabile sull’inclusione scolastica, coinvolgendo le organizzazioni sindacali, le scuole e chi ogni giorno misura sul campo gli effetti delle scelte sugli organici e sui servizi”.

Un luogo nel quale condividere numeri e fabbisogni: alunni con disabilità, ore di sostegno autorizzate, posti in deroga, personale educativo, spesa degli enti locali e andamento delle certificazioni. “Se ciascuno continua a guardare soltanto il proprio pezzo, arriveremo sempre quando la coperta è già troppo corta. A livello provinciale possiamo invece leggere prima dove cresce il bisogno e portare ai livelli superiori una fotografia reale. Servono cattedre stabili, assunzioni, specializzazione e finanziamenti certi per le funzioni che gravano sui Comuni. L’inclusione non può funzionare come una partita di giro: lo Stato risparmia a monte e il territorio paga a valle. I sindaci hanno aperto una questione giusta. Adesso trasformiamola in un metodo stabile di confronto a Modena”, chiosa Randazzo