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Al liceo Formiggini rimossa l’opera dedicata a Falcone e Borsellino

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Al liceo Formiggini rimossa l’opera dedicata a Falcone e BorsellinoIl pannello dedicato ai due magistrati è stato tolto dalla sua collocazione all’interno del Liceo A.F. Formiggini. La Dirigente, interpellata da Néa Quotidiano – A.P.S., spiega che la decisione è stata presa su indicazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione per ragioni di sicurezza antincendio. Tra docenti e studenti, però, resta il malumore per le modalità della rimozione e soprattutto una domanda: che cosa succederà ora all’opera?

Per anni i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno accolto studenti, professori e personale del Liceo A.F. Formiggini nella sede di Piazza Falcone e Borsellino, a Sassuolo. Poi, all’inizio di questo anno scolastico, il pannello è scomparso dall’atrio.

Non è stata la rimozione in sé a passare inosservata. Al contrario. Nel giro di pochi giorni, alla nostra Redazione sono arrivate segnalazioni, fotografie, racconti e commenti da parte di studenti e docenti. Alcuni avevano partecipato direttamente alla vita della scuola negli anni in cui l’opera era stata realizzata; altri l’avevano semplicemente sempre vista lì, fino a considerarla parte dell’identità quotidiana dell’istituto.

Néa Quotidiano ha quindi deciso di verificare quanto stava accadendo, raccogliendo le testimonianze della comunità scolastica e chiedendo direttamente alla Dirigente le ragioni dello spostamento.

La spiegazione fornita dalla scuola è netta: una questione di sicurezza.

La Dirigente Scolastica ha risposto così alla nostra richiesta di chiarimenti: «L’RSPP della scuola, dott. Fausto Costi, a seguito di sopralluogo, ha richiesto la rimozione dell’opera poiché interamente realizzata in legno e quindi facilmente infiammabile. Anche altri pannelli in legno sono stati rimossi. A breve ci sarà la visita dei Vigili del Fuoco per la concessione della SCIA, documento imprescindibile per ogni edificio, pertanto è necessario che la scuola sia messa in assoluta sicurezza. Il Comune di Sassuolo ci ha chiesto di utilizzare l’opera per altra destinazione».

La rimozione, dunque, sarebbe unicamente dipesa dal materiale utilizzato per realizzare il pannello. La stessa Dirigente precisa che altri manufatti in legno sarebbero stati rimossi nell’ambito degli interventi necessari per mettere in sicurezza l’edificio in vista della procedura antincendio. Una spiegazione che chiarisce il motivo tecnico della scelta, ma che non ha cancellato le perplessità nate all’interno della scuola.

Il punto sollevato da molti dei docenti che hanno parlato con la nostra Redazione, infatti, non è tanto la necessità di rispettare le prescrizioni di sicurezza. È ciò che è accaduto attorno alla rimozione: la mancata comunicazione preventiva, l’assenza – secondo le testimonianze raccolte – di un confronto con la comunità scolastica e, soprattutto, l’incertezza sulla futura collocazione dell’opera.

Uno dei professori racconta: «Arrivare una mattina e trovare il pannello che ritrae Falcone e Borsellino appoggiato contro una parete esterna senza alcuna spiegazione, ha spiazzato molti di noi. […] Quello che è stato rimosso non è un arredo qualunque, è un simbolo, non solo della legalità e della storia di questo Paese, ma della nostra scuola e dell’associazione studentesca che lo ha realizzato».

C’è poi chi concentra l’attenzione sulle condizioni in cui il pannello si sarebbe trovato dopo essere stato tolto dall’atrio: «Premesso che il murale dedicato ai giudici Falcone e Borsellino è stato rimosso dall’atrio della scuola per motivi di sicurezza, dispiace molto vederlo ora abbandonato negli spazi esterni dell’istituto, sull’erba e in balia degli agenti atmosferici. […] Si auspica che un’altra immagine dei giudici possa essere ripristinata al suo posto, all’interno della scuola, nel rispetto delle normative vigenti».

È proprio la presenza all’esterno dell’opera, descritta da più fonti interpellate da Néa, ad aver contribuito ad alimentare il malumore. Perché quel pannello, per chi frequenta o ha frequentato il Formiggini, non viene percepito come un elemento ornamentale qualsiasi.

Falcone e Borsellino sono due figure centrali nella storia civile italiana e nella lotta alla mafia. Nel caso del Formiggini, però, esiste anche una dimensione più vicina e quotidiana: la sede si trova nella piazza che porta i loro nomi e l’opera era stata realizzata con il coinvolgimento degli studenti.

Anche per questo la rimozione è stata notata immediatamente. Tra gli studenti che hanno deciso di parlare con Néa, il giudizio sulle modalità della scelta è spesso duro.

Una testimonianza studentesca restituisce il malumore per le modalità della rimozione: «Invece hanno tolto tutto in silenzio, come se nessuno se ne accorgesse. Ma noi ce ne siamo accorti. Quel muro ora è vuoto, e quel vuoto fa più rumore dell’installazione stessa».

Quest’ultima frase restituisce bene il livello emotivo raggiunto dalla discussione dentro la scuola. Non coincide, naturalmente, con la spiegazione fornita dalla Dirigente, che individua nella sicurezza antincendio la ragione della rimozione. Racconta tuttavia quanto quel gesto sia stato letto da alcuni studenti ben oltre la sua dimensione tecnica.

Un’altra testimonianza studentesca torna invece su quella che sembra essere diventata la vera domanda aperta della vicenda: perché, una volta rimosso il pannello dalla sua precedente collocazione, non individuare un’altra soluzione?

«Il motivo della scelta è chiaro, ovvio, ma il perché non ha scelto di trovare un altro posto per l’opera, invece, non lo è. In una scuola, vi sono parecchi muri spogli e se lo si fosse voluto davvero, il modo per mostrarla ancora ci sarebbe stato sicuramente».

Ed è qui che la vicenda cambia prospettiva. La domanda iniziale – perché Falcone e Borsellino siano stati rimossi dall’atrio – ha ricevuto dalla scuola una risposta: l’opera è in legno e l’RSPP ne ha chiesto la rimozione per ragioni di sicurezza. Resta invece meno definito ciò che viene dopo.

Nella risposta inviata a Néa, la Dirigente scrive che «Il Comune di Sassuolo ci ha chiesto di utilizzare l’opera per altra destinazione». È proprio su questo passaggio che si concentra oggi la discussione. Il tema non sembra più essere se quel pannello possa o meno restare dov’era. Se esiste una prescrizione tecnica che ne impedisce quella collocazione, la sicurezza viene prima.

Le questioni, per molti studenti e docenti, sono altre: perché non si è cercato un confronto con la comunità dell’Istituto? Come verrà valorizzata quest’opera? E, soprattutto, che cosa prenderà il suo posto?

Nelle testimonianze raccolte non emerge soltanto la richiesta di salvare materialmente un’opera. C’è anche la volontà di non perdere ciò che quell’immagine rappresenta all’interno della scuola. Una nuova installazione. Un’immagine realizzata con materiali differenti. Una collocazione alternativa conforme alle prescrizioni. Le possibilità, almeno sul piano teorico, non mancano.

E forse è proprio questo il punto più interessante della vicenda. Una misura di sicurezza può spiegare perché un oggetto venga tolto da una parete. Non risponde necessariamente alla domanda su ciò che quella parete rappresenterà dopo.

Per una scuola, la scelta degli spazi non è mai neutra. Corridoi, atri e pareti raccontano qualcosa dell’identità di una comunità: i progetti che decide di ricordare, le persone alle quali sceglie di dedicare spazio, i valori che vuole rendere visibili anche fuori dalle ore di lezione.

Nel caso del Formiggini, quella parete raccontava Falcone e Borsellino. Oggi, secondo le testimonianze raccolte, è rimasta vuota. La Dirigente ha chiarito perché il pannello sia stato rimosso. Docenti e studenti chiedono ora di sapere che cosa succederà all’opera e se all’interno della scuola tornerà un riferimento ai due magistrati.

È su questa seconda domanda che, al momento, il caso resta aperto.

Néa Quotidiano continuerà a seguire gli sviluppi e resta disponibile a raccogliere ulteriori precisazioni o repliche da parte dell’Istituto, del Comune di Sassuolo e degli altri soggetti coinvolti.