A pochi giorni dal voto con cui il Parlamento europeo ha approvato, il 22 ottobre, il mandato negoziale sulla revisione dei benchmark ETS di calore e combustibili per il periodo 2026-2030 (474 voti favorevoli, 82 contrari, 28 astensioni), ACIMAC richiama l’attenzione su ciò che si decide nella fase che si apre ora, quella del trilogo, per l’intera filiera ceramica, dai produttori di piastrelle ai costruttori di macchine.
Il testo approvato a Strasburgo introduce per la prima volta la possibilità di parametri settoriali specifici dove un benchmark unico generi distorsioni significative, indicando le piastrelle di ceramica e i materiali refrattari tra i settori prioritari. Un risultato in linea con la posizione di Confindustria: il presidente Emanuele Orsini lo ha definito un «passo cruciale e indispensabile» per avviare una revisione seria della disciplina, a vantaggio dei distretti che rischiavano l’estinzione, a partire da quello ceramico.
«Il voto del Parlamento è un risultato importante, ma non è ancora una garanzia – dichiara Bruno Bettelli, presidente di ACIMAC -. Adesso si decide se il riconoscimento delle specificità della ceramica diventerà regola o resterà una indicazione di principio. Serve che il fronte italiano, fatto di imprese, istituzioni, parti sociali e rappresentanti in Europa, resti compatto, perché il settore ha investito, innovato e creduto nella transizione, ma ha bisogno di regole che ne tengano conto. Ringraziamo Confindustria e chi ha sostenuto questo percorso; ora la determinazione deve essere la stessa. Ogni competenza che lascia l’Europa è un pezzo di competitività che non torna più indietro».
Per ACIMAC la posta in gioco è industriale prima che normativa. Il distretto ceramico italiano conta circa 40.000 addetti diretti e un indotto altamente specializzato, che dai produttori di piastrelle arriva fino ai costruttori di macchine. Un sistema ETS più aderente alle caratteristiche dei settori energivori, in un contesto ancora segnato da forte instabilità geopolitica e dalla concorrenza di produttori extra-UE con regole meno stringenti, è la condizione per liberare risorse da destinare a investimenti, innovazione e occupazione.
Il dossier resta aperto. ACIMAC auspica che istituzioni italiane ed europee continuino a sostenere con decisione un benchmark specifico per la ceramica, così da preservare la tenuta industriale della filiera e dei territori.




