”La ragazza che ha subito lo stupro alla Caffarella ha in realtà individuato un’altra persona con nome e cognome diverso da quello del mio assistito”. Lo afferma Lorenzo La Marca, il legale difensore di Karol Racz, uno dei due fermati per lo stupro dello scorso 14 febbraio, a Sky Tg24.
”Se la Procura della Repubblica ha deciso di non indagare su questa persona avrà avuto le sue ragioni – ha aggiunto la Marca – non sono in condizioni di sapere perché non siano state svolte indagini nei confronti delle persone identificate fotograficamente dalle parti offese. Il verbale è chiaro, ci sono nome e cognome e fotografia di un’altra persona”. Secondo La Marca la descrizione che fu fatta al momento in cui il fatto fu denunciato non corrisponde alle caratteristiche di Karol Racz. Un chiarimento comunque secondo il difensore verrà dal prossimo esame della vicenda da parte del Tribunale del Riesame al quale si è rivolto anche il difensore dell’altro romeno accusato, Alexandru Isztoika Loios.Rivolgendosi al Tribunale del Riesame l’avvocato La Marca intende sottolineare le discordanze che sono emerse dall’esame delle circa 400 pagine degli atti depositati in questi giorni. Per quanto riguarda l’identikit l’avvocato La Marca sottolinea che la figura ricostruita attraverso le indicazioni date dall’aggredita sono diverse da quelle che sono le fattezze di Karol Racz. In particolare la ragazza indica che l’uomo aveva l’altezza di un metro e 75 mentre l’indagato non supera un metro e 60; l’aggressore viene poi indicato come una persona che ha la faccia da pugile, una caratteristica che non ha il romeno. Questi poi manca dei capelli ma nell’identikit la persona viene descritta con capelli scuri. Un altro punto che secondo il difensore La Marca deve essere tenuto presente è che secondo la denuncia fatta dagli aggrediti i due presunti stupratori parlavano in italiano in maniera abbastanza corretta.
“Ma Karol Racz – sottolinea l’avvocato – non parla assolutamente l’italiano. Proprio oggi ho chiesto al gip Valerio Savio l’autorizzazione a recarmi in carcere con un interprete per poter avere con il mio cliente un colloquio in previsione della prossima udienza del Tribunale del Riesame”. Per quanto riguarda le carte depositate, secondo il difensore mancano agli atti ancora i riscontri fatti per controllare l’alibi di Karol Racz, il quale nel primo interrogatorio dopo l’arresto negando di essere uno degli aggressori indicò alcuni connazionali i quali possono testimoniare che erano in sua compagnia nell’ora in cui alla Caffarella i due ragazzi venivano aggrediti. Riferendosi poi all’esito dell’esame del Dna dal quale emergono dubbi circa le caratteristiche degli elementi repertati con quelli dei due indagati, il difensore sottolinea che l’esame è avvenuto utilizzando tamponi, abiti, cicche, fazzoletti, tracce di sangue e impronte digitali. Un esame molto approfondito che non dovrebbe lasciare alcun dubbio circa le caratteristiche di quello delle persone sottoposte all’indagine.
Fonte: Adnkronos





