Le cure termali in Emilia-Romagna non sono sinonimo di solo relax, ma rappresentano strumenti fondamentali di prevenzione, cura dello stato cronico e riabilitazione specialistica. Per potenziare e rilanciare il settore gli operatori sostengono la necessità di innovare e ampliare le prestazioni e chiedono, oltre a nuove risorse, di riattivare corsi di formazione per promuovere il turnover del personale, di potenziare i collegamenti con le località termali e di incentivare la formazione dei medici di base per individuare le situazioni in cui prescrivere le cure termali.
Le proposte e le sollecitazioni sono state sottoposte alla commissione Politiche per la salute, presieduta da Gian Carlo Muzzarelli, riunita in commissione Politiche economiche, presieduta da Luca Giovanni Quintavalla. In apertura Muzzarelli ha sottolineato come il “turismo termale sia in forte crescita e sempre più giovani sono interessati a questo settore” mentre Quintavalla ha ricordato che “sul nostro territorio sono presenti 25 stabilimenti che generano un fatturato diretto stimato in 80 milioni di euro oltre a 500 milioni di indotto sul nostro territorio”.
Spiegando che pur essendoci segnali di ripresa dopo il periodo Covid, l’assessora al Turismo Simona Frisoni ha ribadito che quello termale è uno dei segmenti turistici dove sta crescendo la clientela giovane mentre l’assessore alle Politiche per la salute Massimo Fabi ha confermato che le proprietà delle acque termali contribuiscono a prevenire alcune malattie e la loro cronicizzazione ed è importante sostenere la ripartenza delle quattro strutture chiuse e in fase di ristrutturazione: Brisighella, Fratta Terme di Bertinoro, Roseo di Bagno di Romagna, Porretta terme Alta.
L’importanza del settore ha trovato conferma tanto nelle parole dei rappresentanti delle aziende termali e rispettive categorie, quanto nei consiglieri regionali presenti in commissione, che hanno ribadito l’importanza del sostegno al settore da parte della Regione.
A tal fine sono state presentante due risoluzioni a sostegno del settore: la prima del Partito democratico è stata emendata da Forza Italia e poi approvata dalla commissione. Respinta, invece, quella di FdI.
Gli operatori del settore
Nel ribadire come i benefici del termalismo siano provati da studi scientifici, Aldo Ferruzzi, presidente del Consorzio terme dell’Emilia-Romagna (Coter), ha sollecitato la riattivazione dei corsi per operatori termali per garantire il turnover e offrire importanti e qualificate prospettive occupazionali per i giovani dei nostri territori. Il vicepresidente Coter Graziano Prantoni ha aggiunto che in Emilia-Romagna le terme hanno un ruolo importante sia per il turismo, sia per la sanità: “Il settore è in crescita ma non siamo ancora ai livelli del 2019. Fra gli investimenti sono fondamentali quelli per la viabilità per poter raggiungere i centri termali, la maggior parte dei quali si trova in Appennino o nell’entroterra dove spesso non sono presenti servizi di trasporto adeguati”. Per Renzo Iorio, presidente di Federterme, “in Emilia-Romagna ci sono le condizioni per creare progetti pilota ed esempi a livello nazionale. L’ambizione deve essere quella di andare oltre la promozione tenendo anche conto che il turista termale ha una propensione alta alla spesa”. Gianfranco Beltrami, direttore sanitario di Monticelli (Parma) ha sottolineato che “le terme servono a migliorare il nostro stile di vita e per questo occorre formare i medici di famiglia per la prescrizione delle cure termali”. Per Francesca Marchetti, sindaca di Castel San Pietro Terme “il potenziale turistico delle nostre terme è importante: in Emilia-Romagna il termalismo è una leva strategica di sviluppo futuro”, mentre Maria Savigni, assessora al Comune di Sassuolo, ha ribadito la necessità di “far conoscere meglio il termalismo ai medici di base”.
Le consigliere e i consiglieri regionali
Per Marco Mastacchi (Rete Civica) “occorre capire come rilanciare il mondo dedicato alla cura del benessere e alla prevenzione, a partire dalla promozione. Le persone tra i 45 e i 60 anni rappresentano una quota di mercato molto importante su cui puntare”, mentre Simona Lembi (Pd) ha evidenziato come “lo sviluppo del turismo termale sia fortemente legato alla sinergia tra pubblico e privato”. Maria Costi (Pd) ha aggiunto che “la tutela della salute è uno dei pilastri del nostro mandato e i medici di base devono lavorare sull’aspetto del termalismo”. Stessa posizione, sul ruolo dei medici di base, è stata espressa da Matteo Daffadà (Pd). Anche Fabrizio Castellari (Pd) ritiene necessario accogliere le sollecitazioni avanzate come la formazione dei medici di base e degli operatori termali. Marta Evangelisti (FdI) ha evidenziato come “per molti territori le terme rappresentino l’unico volano economico e per questo abbiamo bisogno di un rafforzamento delle infrastrutture. Per Elena Ugolini (Rete Civica) serve “aprire un tavolo per il rilancio delle terme e semplificare le procedure burocratiche per aggiornare le prestazioni a quanto attribuito agli enti accreditati”. Sulla necessità di promuovere forti investimenti per aggiornare il contesto in cui operano le terme si è espressa Ludovica Carla Ferrari (Pd). Per Nicola Marcello (FdI) serve che tutte le strutture termali siano efficaci ed efficienti per tornare ai livelli di fruizione pre-Covid e in alcuni territori, come Rimini, occorre garantire l’apertura annuale.
Le risoluzioni di Pd e FdI
Sul tema del termalismo la commissione Politiche per la salute ha approvato la risoluzione di Muzzarelli (Pd) che impegna la Regione a sostenere i centri termali, attraverso bandi specifici, per tutelare i territori e il patrimonio ambientale e idrotermale dell’Emilia-Romagna. Nell’atto di indirizzo si chiede anche di inserire, nella nuova legge regionale sul rafforzamento delle azioni di prevenzione e di promozione della salute, un riferimento alle cure termali, quali forma di prevenzione primaria e secondaria.
“In Emilia-Romagna abbiamo 25 centri termali, di cui 4 al momento non attivi, diffusi lungo la via Emilia da Salsomaggiore fino a Riccione, attraversando territori collinari e montuosi, splendide Città d’Arte, e arrivando fino al mare – ha sottolineato Muzzarelli -. La rete termale dell’Emilia-Romagna ha una forte caratterizzazione sanitaria: tutti i centri sono accreditati con il servizio sanitario regionale, conciliando cure termali convenzionate, cure riabilitative e benessere termale”.
Altra peculiarità delle terme emiliano-romagnole, ha evidenzia Muzzarelli, “è quella relativa alla riabilitazione il cui vantaggio è di utilizzare, tra l’altro, l’idrokinesiterapia che consente un recupero più veloce e tempestivo, con positiva risposta dell’utenza: un’attività che avviene spesso in collaborazione con le sedi Inail che inviano i loro assistiti per effettuare i trattamenti che hanno efficacia consolidata e dimostrata”. Sulla risoluzione insistevano sei emendamenti: 4 di Forza Italia, uno del Pd e uno di FdI. Approvati due di Forza Italia e quello del Pd, bocciati gli altri due di FI e quello di FdI.
Una seconda risoluzione, presentata da Fratelli d’Italia e illustrata da Luca Pestelli è stata invece respinta dalla commissione. L’atto chiedeva di semplificare le procedure burocratiche relative al rilascio e al rinnovo delle concessioni idrotermali e agli accreditamenti dei poliambulatori termali convenzionati oltre ad adeguare le tariffe regionali di rimborso per le prestazioni erogate in regime di convenzione con il Servizio sanitario regionale, equiparandole ai reali costi gestionali attuali.
“Abbiamo messo in primo piano il valore, la tutela e la promozione della salute oltre alla valorizzazione dei territori su cui insistono gli stabilimenti termali – ha sottolineato Pestelli -. Sarebbe opportuna l’istituzione di un Tavolo di crisi e rilancio del termalismo per mappare le criticità gestionali dei quattro centri termali non attivi e definire un piano straordinario di riapertura entro l’anno in corso. Oltre a questo aspetto, è opportuno prevedere contributi straordinari a fondo perduto e l’attivazione di linee di credito agevolate per sostenere i costi di efficientamento energetico, digitalizzazione e messa a norma degli impianti termali”.
La risoluzione chiedeva anche di garantire la tutela dei livelli occupazionali del comparto, introducendo ammortizzatori sociali dedicati e sgravi contributivi per le imprese termali che assumono personale stabilmente nei territori montani e svantaggiati oltre a rafforzare le infrastrutture di collegamento tra i siti termali nelle aree interne, prevedendo anche la creazione di nuove tratte. Infine, “realizzare interventi strutturali e di messa in sicurezza delle miniere di Salsomaggiore, in modo da poter agevolare il mantenimento della proprietà pubblica ed evitare il rischio di messa all’asta”.





