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Suicidio medicalmente assistito: la commissione Sanità discute la proposta di legge Avs, Pd, Civici e M5s

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Di fronte a pazienti affetti da malattie irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psichiche ritenute intollerabili, occorre regolamentare in Emilia-Romagna l’accesso al suicidio medicalmente assistito. È questo l’obiettivo del progetto di legge proposto da Avs, Pd, Civici e M5s che muove i primi passi in commissione Sanità, in coerenza tra i principi costituzionali, la giurisprudenza costituzionale, la legislazione statale che definisce i diritti fondamentali – tra cui il diritto alla cura e all’autodeterminazione – e l’organizzazione dei servizi sanitari sul piano territoriale.

La legge si prefigge di dare piena attuazione e garantire equità di accesso e medesime condizioni a tutti i pazienti emiliano-romagnoli che presentino i requisiti che rendono non punibile l’aiuto al suicidio, come da ripetute sentenze della Corte costituzionale.

Partita dunque in commissione Sanità presieduta da Gian Carlo Muzzarelli la discussione sul progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito presentata da Pd, Avs, Civici e M5s a prima firma Paolo Trande (Avs) e sottoscritto anche da Alice Parma (Pd), Giovanni Gordini (Civici), Vincenzo Paldino (Civici), Lorenzo Casadei (M5s), Simona Larghetti (Avs)  e  Paolo Calvano (Pd).

Gli interventi dei relatori

“Con questa proposta di legge compiamo un passo ulteriore rispetto agli strumenti amministrativi già adottati dalla Regione, rafforzando la tutela delle persone e garantendo procedure ancora più certe, uniformi e trasparenti. Con questa legge vogliamo rendere concretamente esigibili i diritti già riconosciuti dalla Corte costituzionale, nel pieno rispetto delle competenze regionali”, spiega la relatrice di maggioranza Alice Parma (Pd) che ricorda come “la proposta valorizza il ruolo del Servizio sanitario regionale, delle professionalità coinvolte e della relazione di cura, prevedendo verifiche rigorose, valutazioni multidisciplinari e il pieno coinvolgimento del paziente. Restano centrali l’informazione completa, l’accesso alle cure palliative e la possibilità di revocare in qualsiasi momento la propria richiesta: questa legge rispetta tutte le sensibilità. Riteniamo che una Regione abbia il dovere di utilizzare tutti gli strumenti che le proprie competenze consentono per tutelare i cittadini ed evitare disparità di trattamento”.

“Siamo contrati a ogni deriva che porti all’eutanasia, siamo a favore del potenziamento delle cure palliative. Questa proposta di legge è una fuga in avanti da parte della Giunta e della maggioranza su una materia estremamente delicata che coinvolge aspetti etici, giuridici e sanitari fondamentali e che meriterebbe equilibrio, prudenza e rispetto delle competenze istituzionali. Mentre il Governo e il Parlamento stanno lavorando seriamente per individuare una disciplina nazionale condivisa sul tema, il centrosinistra in Regione decide improvvisamente di accelerare su un tema tanto delicato, rischiando di bloccare per settimane i lavori dell’Assemblea legislativa e lasciando in secondo piano le vere priorità degli emiliano-romagnoli”, spiega il relatore di minoranza Nicola Marcello (FdI) che ha voluto ricordare quanto detto da Papa Leone XIV nel corso dell’Angelus di ieri: “La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata”.

Il progetto di legge della maggioranza

L’obiettivo della proposta di legge è regolamentare l’accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti affetti da malattie irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psichiche ritenute intollerabili.

Il progetto di legge prende le mosse da quanto stabilito dalla Corte costituzionale che ha individuato in coloro che si trovino in queste situazione il profilo di chi può accedere al suicidio medicalmente assistito: la persona è affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e capace di prendere decisioni libere e consapevoli. La persona deve poi aver ricevuto informazioni appropriate e complete sulle alternative disponibili, comprese le cure palliative. La sussistenza di queste condizioni è verificata da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, con garanzie procedurali rigorose.

Le decisioni in merito all’autorizzazione o meno al suicidio medicalmente assistito è affidato a una Commissione di valutazione multidisciplinare (CoVam) all’interno del Servizio sanitario regionale su base territoriale, ovvero per “Area Vasta”, a cui spetta anche la definizione e la verifica delle relative modalità di attuazione. La commissione è composta dalle seguenti professionalità cliniche, medico palliativista, anestesista rianimatore, medico legale, psichiatra, medico specialista nella patologia di cui è affetto il richiedente, farmacologo o farmacista, psicologo, infermiere e, ove richiesto dall’interessato, può partecipare alla commissione anche il medico di medicina generale o altro medico di fiducia da lui indicato, esclusivamente con funzioni di consulenza. La CoVam si avvale del parere, non vincolante, del Comitato Regionale per l’Etica Clinica (COREC), anch’esso multidisciplinare e istituito con delibera già nel 2024. La proposta di legge non fissa tempi rigidi entro cui la commissione deve dare il proprio parere alla richiesta del paziente, compatibili con la condizione clinica del paziente, senza ingiustificati ritardi. Tutta la procedura è gratuita per il paziente.