
Le lavoratrici e i lavoratori dipendenti diretti dell’Opera Pia Castiglioni di Formigine non ci stanno e chiedono all’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico di cambiare strada.
E’ quanto emerge dall’assemblea molto partecipata che si è tenuta giovedì 23 luglio. Dopo tanti anni di sacrifici e ore spese con dedizione a rendere la struttura un’eccellenza del territorio, non vogliono che finisca così e non in questo modo. Troppe anche le incertezze: non bastano le promesse mirabolanti utilizzate per allettarle e lette anche sulla stampa. Alcune hanno scelto l’Opera Pia Castiglioni in una logica di conciliazione con le proprie necessità familiari; altre lavorano da molti anni nella struttura e sono vicine alla pensione: cambiare può diventare molto duro. Così invece, tutto verrebbe rimesso in discussione.
“Nei giorni scorsi – spiega Enrico Abbati funzionario FP CGIL della zona del Distretto Ceramico – dopo nostra sollecitazione, finalmente è arrivata l’informativa per l’apertura del confronto che dovrebbe svolgersi nelle prossime settimane. Il quadro che emerge da questa prima comunicazione, però, non chiarisce assolutamente le motivazioni che spingono l’Unione alla privatizzazione della struttura. Appare invece già decisa a tavolino una sorta di operazione “spezzatino”, con spacchettamento del personale, che verrebbe principalmente ricollocato nei prossimi mesi sui servizi sanitari del distretto, anche a 40 km dall’attuale sede di lavoro e, solo in parte, su altri servizi sociali o socio-sanitari dell’Unione. Progressivamente l’Opera Pia Castiglioni verrebbe svuotata dell’attuale personale sanitario e socio-sanitario, e portata verso l’esternalizzazione nei primi mesi del 2027.
Per questo le preoccupazioni da parte delle lavoratrici sono molteplici – prosegue Abbati – sia per quanto riguarda la gestione della struttura da qui all’eventuale subentro del gestore privato, sia per la gestione successiva, con un’attenzione particolare non solo al proprio futuro lavorativo ma anche al bene degli anziani e alla qualità del servizio. Con quale personale si intende gestire la struttura fino a marzo 2027? Chi si occuperà dei 60 anziani man mano che l’attuale personale viene spostato? Se la soluzione temporanea è l’agenzia di somministrazione, riuscirà a trovare le sostituzioni? Date le carenze di personale non solo a livello nazionale ma a livello europeo, dubitiamo fortemente che sia tutto così facile. Nelle dichiarazioni dei giorni scorsi si è parlato di costruzione futura di un comitato di garanzia per la qualità del servizio: non si tratta di costruire percorsi per il futuro, ma di garantire la qualità già da oggi e con continuità. La sparizione degli infermieri notturni (h 24), tra l’altro, è imminente: non decisa negli ultimi giorni, ma ad inizio 2026 quando c’erano ancora due ospiti con gravissime disabilità.
Le famiglie degli utenti hanno scelto l’Opera Pia Castiglioni proprio per i suoi elevati standard, tra cui i minutaggi superiori degli OSS e la presenza degli infermieri h 24. Quello che sta avvenendo, già da queste settimane, è un depauperamento della struttura da un punto di vista della qualità e delle competenze. In un momento in cui tutti sottolineano l’estrema difficoltà di reperimento del personale socio-sanitario e infermieristico, non ci si pone il tema di come e dove sarà reperito il personale necessario all’Opera Pia Castiglioni. Per questo la richiesta delle lavoratrici e dei lavoratori all’Unione è di fermare tutto e di aprire un confronto serio sul futuro della struttura, anche alla luce delle evidenti criticità che stanno emergendo.




