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“Orsini ha ragione, rischio mortale per la nostra ceramica”. Proposta Cisl: stati generali per il Distretto

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“Orsini ha ragione, rischio mortale per la nostra ceramica”. Proposta Cisl: stati generali per il Distretto“L’automotive è in crisi nera, il biomedicale modenese è stato squassato dai casi Bellco e Gambro. Non possiamo permetterci di vedere in ginocchio anche la ceramica: parliamo dell’identità produttiva del territorio, di competenze costruite in generazioni e di una bandiera mondiale del Made in Modena”.

Rosamaria Papaleo, leader della Cisl Emilia Centrale, commenta così l’allarme del presidente di Confindustria Emanuele Orsini sulla “ceramica italiana che rischia di scomparire”. Un’industria trainata dal nostro distretto.

“È un allarme autorevole e fondato, che Modena dovrebbe assumere come priorità per l’analisi e per la definizione di una linea di intervento partecipata e coordinata. Invece vediamo che dopo il passaggio preoccupato di Orsini i commenti sono rimasti in spiaggia. Vale la pena ricordare che tra Modena e Reggio sono concentrate 65 imprese produttrici di piastrelle, che nel distretto lavorano oltre 14 mila addetti diretti e che l’intera filiera ceramica italiana vale circa 40 mila occupati. Qui da noi si realizza l’88% della produzione nazionale di piastrelle. In un titolo: non possiamo amputare una parte strategica della nostra economia.

DOVE SIAMO

Cisl e Femca Cisl Emilia Centrale denunciano da anni la concorrenza sleale delle piastrelle sottocosto da India e Cina. I dati citati da Orsini segnalano che nel 2025 le importazioni europee di ceramica indiana sono cresciute del 63%, mentre gli acquisti di prodotto europeo sono diminuiti del 20%. Significa che il mercato sta premiando produzioni che non sostengono i nostri stessi costi.

Quali costi? Primo: l’energia. La ceramica italiana, dipendente dal gas, sconta anche uno svantaggio elettrico: nel 2025 il prezzo medio all’ingrosso è stato di circa 116 euro per MWh in Italia, contro 61 in Francia e 65 in Spagna.  A questo divario si aggiunge il costo diretto degli Ets: con i nuovi benchmark, la spesa per le quote di emissione delle imprese italiane produttrici di piastrelle rischia di salire da 70 a 120 milioni di euro l’anno. Numeri che impongono un’azione nazionale ed europea sull’energia, per il pieno sfruttamento delle rinnovabili e per l’impiego del nucleare. Con più coraggio e meno ideologia.

A proposito di gas: occhio agli stoccaggi. Al 1° agosto l’Italia è al 75,5%, mentre l’Unione europea è al 56,9% (lo scorso anno era al 68,5%). Gli stoccaggi rappresentano un cuscinetto essenziale, ma non garantiscono l’autosufficienza: l’Europa e il nostro distretto restano esposti alle tensioni geopolitiche, alla competizione internazionale per il gas liquefatto e a nuove impennate dei prezzi.

“È un nodo che il territorio modenese deve affrontare compatto, senza attendere pannicelli caldi – prosegue Papaleo –. Tutti vogliamo la transizione ecologica, ma senza realismo rischiamo di spostare emissioni e lavoro fuori dall’Europa e da Modena. Con le nuove regole europee sulle emissioni, ridurre le quote gratuite applicando parametri irraggiungibili con le tecnologie oggi disponibili significa mettere quaranta chili alle caviglie del nostro atleta nella finale dei cento metri, mentre il resto del mondo corre senza gli stessi vincoli. È lo stesso errore compiuto sull’auto elettrica: accelerare sugli obiettivi senza costruire condizioni industriali, tecnologie e infrastrutture”.

USCIRE DAL LETARGO

Nessuno ha la bacchetta magica per spazzare via i nuvoloni neri sul distretto ceramico. Occorre però uscire dal letargo, condividere l’urgenza e definire un metodo stabile. “Ad esempio, crediamo che i tempi siano maturi per convocare gli Stati generali del distretto ceramico con imprese, sindacati, istituzioni locali, Regione, Governo e Università, coinvolgendo parlamentari ed europarlamentari del territorio. È una proposta che mettiamo in condivisione per agire adesso, a ogni livello”, conclude Papaleo.