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Cooperative, 600mila euro dalla Regione: finanziati progetti per scuola, digitale ed energia

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Cooperative, 600mila euro dalla Regione: finanziati progetti per scuola, digitale ed energiaDigitale, intelligenza artificiale e rivoluzione green: per battere la crisi e affrontare le sfide future la Regione Emilia-Romagna scommette sui progetti delle 4.281 imprese cooperative presenti sul territorio, capaci di generare un giro d’affari di oltre 44 miliardi di euro di fatturato.

Quasi un terzo del valore dell’intera cooperazione italiana, che si attesta sui 144 miliardi, si concentra qui, dando lavoro a 233mila addetti. È quanto emerge dalla clausola valutativa (lo strumento che valuta l’efficacia di una legge) della legge regionale 6/2006 illustrata durante la commissione Politiche economiche presieduta da Luca Quintavalla.

I programmi finanziati nello scorso biennio

Nell’ultimo riparto per i programmi del biennio scorso, la Giunta ha deliberato un finanziamento complessivo di quasi 600mila euro distribuiti tra Legacoop, Confcooperative, Agci e Unci con tetti massimi fino a 120mila euro per singolo progetto. Tra questi emergono: 108mila euro a Confcooperative per il progetto “Scoop – cooperiamo a scuola”, per creare le imprese del futuro direttamente sui banchi di scuola; 97mila euro ad Agci per il Servizio di innovazione digitale; 85mila euro a Legacoop Emilia-Romagna per traghettare le cooperative verso l’era della transizione digitale e dei mercati esteri; quasi 84mila euro a Unci Emilia-Romagna focalizzati su economia circolare; 81mila euro e 62mila euro per la rigenerazione delle comunità e per far nascere le Comunità energetiche rinnovabili.

I temi del biennio attuale

Chi volesse accedere ai fondi per il biennio attuale deve puntare su quattro aree tematiche: welfare, con progetti rivolti alla popolazione anziana; economia circolare con riduzione dei rifiuti nei cicli produttivi; transizione digitale dei processi aziendali, scommettendo sull’Intelligenza artificiale e sfruttando i supercomputer come il Leonardo di Bologna e, infine, “Workers buy out”, ovvero progetti di sostegno ai dipendenti che comprano la propria azienda in crisi o senza ricambio generazionale, salvando competenze e posti di lavoro.