C’è una porta chiusa dietro la quale qualcuno aspetta. Una porta che separa dal mondo, che protegge dalle paure, ma che, giorno dopo giorno, può trasformarsi in una barriera difficile da superare.
La stanza che aspetta nasce per raccontare il mondo degli hikikomori, giovani che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, rinunciando ai contatti con gli altri e chiudendosi nella propria stanza. Dietro questo isolamento possono esserci ansie, paure e sofferenze che rendono difficile affrontare la quotidianità e stare in mezzo alle persone.
Venerdì 30 ottobre (Villa Cuoghi di Fiorano Modenese ore 18,30), nell’ambito del Festival MAT e delle giornate dedicate alla salute mentale, Il Tè delle 5 dell’associazione INarte propone un incontro immersivo e condiviso, pensato per avvicinare il pubblico a una realtà contemporanea che può essere molto più vicina a noi di quanto immaginiamo.
Protagonisti dell’incontro saranno quindici ragazzi della scuola secondaria di primo grado Bursi di Spezzano, che attraverso letture, racconti e domande dialogheranno con Chiara Vergani, autrice del libro Gli Hikikomori d’Italia, pubblicato da Infinito Edizioni.
I ragazzi hanno scelto di mettersi in gioco, di conoscere una realtà spesso nascosta e di dare voce a chi, per ragioni profonde e complesse, ha interrotto il proprio rapporto con il mondo esterno. La loro performance non vuole soltanto raccontare il fenomeno, ma soprattutto aprire uno spazio di riflessione: che cosa può fare un amico? Come può comportarsi un compagno di scuola? Come possiamo avvicinarci a chi si è allontanato, senza giudicare, senza forzare, ma facendo sentire che non è solo?
Sono domande importanti, soprattutto per i più giovani, perché l’isolamento non riguarda soltanto chi chiude la propria porta. Interroga anche chi rimane fuori, chi si accorge di un’assenza, chi vorrebbe aiutare ma non sa come farlo.
Le musiche originali di Giovanni Pietri accompagneranno le letture curate da Aurelio Pittalis, intrecciando parole e suoni in un percorso nel quale ciascuno sarà invitato a partecipare. Non ci saranno soltanto spettatori: tutti i presenti saranno chiamati a entrare simbolicamente in quella stanza, a provare ad ascoltare e a guardare il mondo da una prospettiva diversa.
Il progetto, ideato da Tina De Falco e organizzato dall’associazione artistico-culturale INarte O.d.V., in collaborazione con Infinito Edizioni e con i ragazzi della scuola secondaria Bursi di Spezzano, nasce dalla convinzione che la cultura possa diventare uno strumento di conoscenza, sensibilizzazione e vicinanza umana.
Un grande grazie ai ragazzi, che con impegno, curiosità e simpatia hanno saputo mettersi in gioco, accettando di conoscere, ascoltare e costruire qualcosa insieme all’associazione. La loro partecipazione dimostra quanto sia importante offrire ai giovani occasioni per interrogarsi sul presente e imparare a riconoscere le fragilità proprie e altrui.
Un ringraziamento speciale alla dirigente scolastica Ilaria Leonardi, sempre disponibile a sostenere e condividere le iniziative culturali del territorio di Fiorano.
Grazie per la collaborazione al Circolo Culturale Nuraghe per il supporto la collaborazione e la partecipazione.
La stanza che aspetta è un invito a non fermarsi davanti a una porta chiusa. È il tentativo di comprendere ciò che non vediamo, di riconoscere la sofferenza che può nascondersi dietro un silenzio e di scoprire che, talvolta, un gesto di attenzione, una parola gentile o la presenza discreta di un amico possono rappresentare il primo passo verso il mondo.
Perché nessuno dovrebbe sentirsi obbligato ad affrontare da solo le proprie paure. E perché, prima ancora di chiedere a qualcuno di uscire dalla sua stanza, dobbiamo imparare a bussare, ad aspettare e ad ascoltare.
A volte, la prima porta che si apre è quella di chi impara a comprendere.





