Ben 150 mila gli sfratti per morosità emessi nel 2011 in Italia. Raddoppiati in Emilia Romagna. Quasi 12mila le richieste di esecuzione, poco più di 7mila provvedimenti emessi e più di 4mila gli sfratti eseguiti. Nell’anno che va a concludersi le cose non sono migliorate e, purtroppo, è confermato un dato: in dieci anni sono raddoppiate le richieste di provvedimenti e sfratti. In testa c’è Rimini con uno sfratto emesso ogni 196 famiglie, quindi Modena (uno ogni 234), Bologna (272), Parma (276), Reggio Emilia (295), Forli’-Cesena (298), Ravenna (308), Piacenza (324) e Ferrara (374).
Ne discute il Sindacato inquilini casa e territorio (Sicet) Cisl Reggio Emilia, studiando anche l’analisi sulla povertà della Caritas, alla vigilia della giornata nazionale di mobilitazione contro gli sfratti, indetta assieme a Sunia e Uniat Uil per il 13 dicembre.
“Una situazione che ci preoccupa e che è indice di povertà crescente tra le fasce a minore reddito della popolazione – spiega Margherita Salvioli Mariani, segretaria della Cisl di Reggio Emilia – e che potrebbe aggravarsi dopo la manovra. Per questo visto, a livello nazionale, come Cisl e Uil abbiamo chiesto al governo, in merito alla finanziaria, di innalzare la soglia di detrazione prevista sull’abitazione principale da 200 euro a 500 euro. Quindi di rendere progressiva l’imposta, introducendo aliquote differenziate a partire dalla seconda casa”.
“Il nostro Paese – afferma Chiara Lupi, Sicet (Sindacato inquilini casa e territorio) Cisl Reggio Emilia – vive da tempo la crisi di un sistema abitativo che non riesce a dare una risposta adeguata a una domanda che, nel corso degli anni, è divenuta sempre più complessa per composizione sociale, livelli di reddito, esigenze di mobilità territoriali e qualità urbana ed edilizia. È necessario intervenire cercando contemporaneamente di governare l’emergenza ed avviare una diversa politica abitativa”.
In Emilia Romagna gli sfratti sono raddoppiati. E’ quanto emerge dai dati dell’Istat del 2010, relativi al periodo gennaio – dicembre 2008. Se nel 2006 una famiglia su 415 registrava una richiesta di esecuzione di sfratto, nel 2010 si rileva l’allarmante dato di una famiglia su 279. Ed ancora sono state 16.850 le persone che nel 2010 si sono rivolte ai centri di ascolto Caritas in Emilia Romagna, di cui il 12% sono senza dimora. Dal 2001 al 2010 gli sfratti eseguiti sono passati da 1.606 a 4.156. Sono alcuni degli aspetti emersi dal terzo dossier sulle povertà in Emilia Romagna realizzato sulla base dei dati raccolti in 12 Caritas e presentato a Reggio Emilia il 7 dicembre.
“Gli sfratti – prosegue la Lupi – rappresentano solo la punta dell’iceberg dell’emergenza: la maggior parte dei provvedimenti sono emessi per morosità. È registrato, infatti, un costante aumento negli anni: nel 1983 rappresentavano il 13% degli sfratti emessi, nel 1997 il 50%, nel 2010 l’86%. Negli ultimi 5 anni sono stati emessi circa 268.000 provvedimenti, oltre 216.000 per morosità, 127.000 sono state le esecuzioni con l’intervento dell’ufficiale giudiziario”.
“Nel 2011 – aggiunge –, in un solo anno, gli sfratti sono cresciuti del 7%. Se fino all’anno scorso si riusciva a tamponare l’emergenza grazie al contributo del fondo affitti che portava una dote di 130 milioni di euro, oggi l’aiuto viene cancellato perché la legge di stabilità e i tagli del governo lo hanno ridotto a 9 milioni di euro. Il 31 dicembre, inoltre, scade l’ennesima proroga degli sfratti limitata a particolari categorie di cittadini in condizioni di gravissimo disagio, per i quali, a distanza di anni, non si è trovata una soluzione alloggiativa alternativa”.
“La recente introduzione con il decreto delegato sul federalismo fiscale dell’imposta sostitutiva sui redditi da locazione (cedolare secca) non avrà alcun effetto sulla dinamica degli affitti – conclude la Lupi – . La riduzione della pressione fiscale non produrrà una analoga riduzione del livello dei canoni: è una previsione illusoria. Ricordiamo che i contratti concordati sono quelli che derivano dagli accordi territoriali, diversi comune per comune, e che, se relativi ad immobili siti in comuni ad alta tensione abitativa danno maggiori sconti fiscali. L’introduzione di una differenza minima tra le aliquote dei due canali contrattuali riduce, fino quasi ad annullare, il vantaggio fiscale, peraltro insufficiente, dei contratti concordati rispetto ai contratti a canale libero”.





