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Presentato il Rapporto n°4 di LAW “Lo Stato di bisogno. Sfruttamento lavorativo, caporalato e ricatto sociale a dieci anni dalla legge 199/16”

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Presentato il Rapporto n°4 di LAW “Lo Stato di bisogno. Sfruttamento lavorativo, caporalato e ricatto sociale a dieci anni dalla legge 199/16”Oggi, 25 giugno, in Aula delle Armi di Palazzo Malvezzi a Bologna, è stato presentato il Rapporto n°4 di LAW dal titolo: “Lo Stato di bisogno. Sfruttamento lavorativo, caporalato e ricatto sociale a dieci anni dalla legge 199/16“.

L’iniziativa punta a mettere in luce, denunciare e offrire strumenti e pratiche di prevenzione per cancellare lo sfruttamento lavorativo nel decimo anniversario della legge 199/16,m la cosidetta “legge sul caporalato” che ha introdotto misure severe per contrastare il lavoro nero e lo sfruttamento del lavoro, in particolare in agricoltura ma che ancora oggi non è pienamente operativa. Questa edizione dell’Osservatorio è stata dedicata dalla Cgil Emilia Romagna a Ullah Ismat Qiemi, Waseem Khan, Safiullah e Ami i 4 braccianti bruciati vivi ad Amendolara.

Questi sono alcuni dati sull’irregolarità del lavoro in regione:

2022 tasso irregolarità ER 7,5% (161.800 occupati irregolari su 2.171.600)
Agricoltura 10,2%
Servizi 8,6%
Edilizia 7,7%
Industria 3,4%

Tasso di irregolarità attività ispettiva INAIL ER 2025: 71% (5.433 su 7.657)
Industria 75,6%
Terziario 74,9%
Agricoltura 68,4%
Edilizia 62,5%

Lavoro nero 1.405 lavoratori
Fenomeni interpositori 959 lavoratori
Salute e Sicurezza 6.598 irregolarità
Sfruttamento lavorativo 603bis 29 persone

Il seminario è stato aperto dal responsabile del Dipartimento Legalità e Sicurezza della Cgil ER Raffaele Vicidomini che ha sottolineato che “Oggi è un ulteriore tappa di un percorso che abbiamo già avviato da tempo, parlare di sfruttamento sul lavoro e di come combatterlo per noi della Cgil significa ricordare Umberto Franciosi, ma significa anche portare avanti le sue idee attraverso le azioni concrete a sostegno dei lavoratori sfruttati che un sistema marcio utilizza e sfrutta n maniera sistematica e strutturale”.

Stefania Pellegrini professoressa di Sociologia del Diritto all’Unibo che fa parte della direzione e del comitato scientifico di Law ha infatti evidenziato come “A 10 anni dall’approvazione della legge sul caporalato è importante fare un punto rispetto alla tenuta di questa legge, rispetto a quello che ha funzionato, rispetto a quali siano gli interventi fondamentali sui quali ci si deve concentrare. Perché si tratta di un fenomeno attuale, sempre più drammatico, sempre più violento che ha diverse sfaccettature, che non ha confini e quindi deve diventare la centralità per quanto riguarda tutti gli osservatori interessati”.

Elena Zaccherini direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime di reato, realtà unica in Italia e che sostiene vittime di reati particolarmente gravi, di cui la Cgil è socia, ha ricordato che nel contribuire al contrasto di reati particolarmente gravi che hanno conseguenze pesanti sulla vita delle persone la Fondazione è una realtà che si può attivare e nel sostegno delle stesse.

Daniele Dieci della segreteria Cgil Emilia Romagna con delega alla Contrattazione, Legalità e Appalti ha invece dichiarato “Oggi consegniamo alla Regione, alle istituzioni, all’organizzazioni sindacali, e anche al mondo imprenditoriale, il fatto che la Cgil continua ad essere e a vigilare e essere presente sul tema dell’escludere dal nostro modello produttivo ogni forma di sfruttamento. Sappiamo che lo sfruttamento si annida non solo nei settori più conosciuti, dove già purtroppo impera, ma si sta diffondendo anche dentro processi manifatturieri, dentro processi di logistica attraverso gli appalti e subappalti.
Oggi per noi – ha concluso il segretario – è una giornata sì di formazione, ma anche una giornata anche di rilancio della nostra azione sindacale per dare voce a chi non ce l’ha, per dare corpo a quelli lasciati nell’invisibilità”.

Il segretario generale della Cgil regionale Massimo Bussandri si stupisce che “fatti come quelli di Amendolara non siano ancora avvenuti sul nostro territorio, ci sono due dati emersi dall’Osservatorio – ha aggiunto il segretario – che mi hanno colpito: il primo è che il 9,5% del valore aggiunto nel nostro territorio è portato dall’economia sommersa, illegale o irregolare cioè dall’economia non osservata, l’ altro è che c’è un tasso dell’irregolarità del lavoro pari al 7,5% sono più di 160 mila lavoratrici e lavoratori irregolari in Emilia Romagna. Quella subcultura connaturata nell’imprenditoria che giustifica la compressione della tutela dei diritti dei lavoratori, fino alla loro completa elusione, come elemento praticabile della massimizzazione dei profitti c’è anche in Emilia – Romagna”.

Secondo Marco Omizzolo, Sociologo e ricercatore dell’Eurispes, docente di Sociopolitologia delle migrazioni all’università Sapienza di Roma: “Parlare di caporalato e di sfruttamento significa parlare di padronato, cioè significa parlare di un sistema di impresa e politico che vuole lo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici, significa parlare di democrazia perché le persone sfruttate, lavoratori e lavoratrici, soprattutto stranieri, sono violati nei loro diritti fondamentali. O La Costituzione, la democrazia valgono per tutti e non valgono per nessuno.”

L’avvocato penalista Andrea Ronchi ha invece osservato che “Le questioni penali legate al mondo del caporalato intervengono dopo che i fatti sono emersi quando lo sfruttamento lavorativo si è già realizzato, in quei casi, purtroppo ancora minoritari, che vengono scoperti dalle forze dell’ordine al seguito di denuncia degli stessi lavoratori. Sono perciò molto importanti i Protocolli che collegano i sindacati e le istituzioni e il raffronto con le forsze dell’ordine non soltanto per fare emergere la il fenomeno del caporalato, ma anche per dare una prospettiva di tutela e di assistenza a questi lavoratori vulnerabili”.

Silvia Guaraldi segretaria nazionale Flai Cgil, uno dei settori più martoriati dalla piaga del caporalato, ha denunciato con forza “La volontà politica che manca per dare piena attuazione a una legge avanzata che in molti altri Paesi ci invidiano ma che rischia di restare sulla carta e di non essere pienamente applicata: manca la parte preventiva. Le Sezioni Territoriali della rete del lavoro agricolo di qualità devono essere aperte dappertutto e devono essere operative perché lì si creano le sinergie e le possibilità di intervento preventivo. L’altro pezzo della 199 che manca che sono gli indici di coerenza per far emergere lavoro grigio, nero e sfruttamento, quindi ore necessarie per le produzioni dei singoli prodotti agricoli”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Segretaria Cgil Nazionale Lara Ghiglione che ha chiuso i lavori, secondo la quale: “Il nostro ruolo è quello non solo di fare emergere condizioni, situazioni di sfruttamento, ma anche quello di prevenire ed evitarli per questo stiamo investendo molto nella formazione e nella circolazione delle buone pratiche che riguardano vertenze presenti nel territorio. Pensiamo che sia un tema che riguarda i diritti, la dignità manca la democrazia del nostro paese.