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La prima volta non si scorda mai. Ma l’ultima non è niente male: Sassuolo-Juve 3-2, notte magica al Mapei

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La prima volta non si scorda mai. Ma l’ultima non è niente male: Sassuolo-Juve 3-2, notte magica al Mapei

Undici anni dopo la storica punizione di Sansone, i neroverdi regalano un’altra serata da ricordare contro la Juventus. Finale incredibile: Zhegrova sembra spegnere la festa, poi al 94’ l’ex Adžić firma il 3-2. Berardi ovunque, Cinquegrano sorprendente per maturità, Doig gladiatorio e Matić ancora una volta preziosissimo.

La prima volta non si scorda mai. Era il 28 ottobre 2015 e al Mapei Stadium bastò una splendida punizione di Nicola Sansone per regalare al Sassuolo il primo successo della propria storia in Serie A contro la Juventus: 1-0 alla squadra di Massimiliano Allegri e una serata entrata immediatamente nell’album dei ricordi neroverdi.

Undici anni dopo, però, anche l’ultima non è niente male.

Anzi.

Perché il 3-2 con cui il Sassuolo di Alberto Aquilani batte la Juventus di Luciano Spalletti arriva al termine di una di quelle partite che sembrano voler consumare tutte le emozioni possibili prima di lasciarti andare a casa.

Il Mapei Stadium esplode al 94’, quando ormai il pareggio di Zhegrova sembrava aver trasformato una possibile impresa in un enorme rimpianto. Vasilije Adžić riceve sulla ripartenza neroverde, si porta il pallone sul destro e disegna il tiro a giro che vale il 3-2.

Il gol dell’ex.

Adžić non esulta. Alza quasi le mani per chiedere scusa al suo passato juventino. Intorno a lui, però, nessuno ha la minima intenzione di trattenersi.

Pochi istanti dopo arriva il triplice fischio. E il Mapei diventa tutto neroverde.

PER UNA VOLTA, SI SENTE SASSUOLO

Che sia una serata diversa lo si percepisce già dagli spalti.

Sassuolo-Juventus è sempre stata una di quelle partite nelle quali la presenza bianconera al Mapei finiva inevitabilmente per pesare anche sul piano sonoro. Una Juventus seguitissima ovunque, e ancora di più in uno stadio nel cuore dell’Emilia.

Questa volta no.

Le restrizioni che hanno interessato la tifoseria juventina dopo i disordini dell’ultimo derby di Torino cambiano completamente il sottofondo della serata. E per lunghi tratti si sente quasi esclusivamente il sostegno dei tifosi del Sassuolo.

Un Mapei finalmente, e inequivocabilmente, di casa.

Non è soltanto una curiosità da spalti. È una delle immagini della notte: la squadra che lotta sul campo e il pubblico neroverde che ne accompagna ogni momento, fino all’esplosione finale.

AQUILANI AVEVA CHIESTO DI NON SNATURARSI

Alla vigilia Alberto Aquilani era stato molto chiaro: contro una squadra di livello assoluto come la Juventus sarebbe servito sapersi adattare, magari anche soffrire, ma senza rinunciare alla propria identità.

Il Sassuolo lo prende alla lettera.

Non aspetta semplicemente la Juve. Non vive la partita con soggezione. Prova a giocare quando può farlo e accetta di sporcarsi le mani quando la qualità bianconera lo costringe a difendere.

È forse questo, oltre al risultato, il segnale più importante della serata.

Il Sassuolo non batte la Juventus perché riesce soltanto a resisterle. La batte perché resta dentro la partita con personalità anche quando l’inerzia sembra cambiare.

BERARDI È OVUNQUE

Domenico Berardi è uno dei simboli più evidenti di questo atteggiamento.

Definirlo esterno offensivo, questa sera, sarebbe quasi riduttivo.

Lo ritrovi largo, poi dentro al campo. Scende per dare una linea di passaggio, accompagna l’azione, si avvicina alla punta e poco dopo torna nelle zone nelle quali serve aiutare la squadra a uscire dalla pressione.

Sembra coprire più ruoli nella stessa partita.

È il Berardi che forse racconta meglio la maturità raggiunta nel tempo: non soltanto l’uomo dell’ultimo passaggio o della giocata decisiva, ma un riferimento tecnico al quale i compagni possono affidarsi quando la partita chiede di essere interpretata.

CINQUEGRANO, CHE PARTITA

E poi c’è Simone Cinquegrano.

Tra le immagini che resteranno di questa notte c’è sicuramente la prestazione del ragazzo cresciuto nel vivaio neroverde.

Non soltanto per ciò che fa tecnicamente, ma per come sta dentro una partita di questo livello.

Gioca contro la Juventus senza mostrare soggezione, sceglie con lucidità, resta mentalmente dentro il match e affronta ogni situazione con una maturità che, considerando età e percorso, impressiona.

È questo probabilmente il dato più significativo.

Perché una buona giocata può appartenere a una serata. La capacità di reggere mentalmente un appuntamento così importante dice invece qualcosa in più sul giocatore che sta crescendo.

E per una società che continua a considerare il vivaio parte centrale della propria identità, la prova di Cinquegrano assume un valore ancora maggiore.

DOIG GLADIATORE, MATIĆ PROFESSORE

Josh Doig gioca invece una partita quasi gladiatoria.

Corre, combatte, entra nei duelli, recupera posizione e non si risparmia praticamente mai. Una di quelle prestazioni nelle quali il contributo non si misura soltanto attraverso le giocate tecnicamente pulite, ma nella quantità di energia messa a disposizione della squadra.

Poi c’è Nemanja Matić.

E qui il registro cambia.

Al centro della difesa porta la solita, preziosissima miscela di esperienza e classe. Legge le traiettorie, occupa gli spazi, gestisce il pallone senza farsi contagiare dalla frenesia della partita.

Spesso dà quasi l’impressione di sapere qualche istante prima degli altri dove finirà l’azione.

In una squadra giovane, avere un giocatore capace di trasmettere questa tranquillità ha un peso difficilmente quantificabile.

QUANDO SEMBRA FINITA, ZHEGROVA

E poi il finale.

Il Sassuolo trova il vantaggio e per qualche minuto il Mapei comincia realmente ad assaporare l’impresa.

Ma la Juventus è la Juventus e basta pochissimo per riaprire tutto.

La ripartenza bianconera trova Zhegrova con troppo spazio. Ed è probabilmente questo l’episodio sul quale il Sassuolo può recriminare maggiormente.

L’esterno juventino resta troppo solo in una situazione nella quale sarebbe servita maggiore copertura preventiva. Contro un giocatore della sua qualità è una concessione che costa carissima.

Pareggio.

Doccia fredda.

Dopo una partita giocata con coraggio e personalità sembra quasi la classica serata nella quale torni a casa pensando a quello che sarebbe potuto essere.

Ma manca ancora un’azione.

POI ARRIVA ADŽIĆ

Ed è qui che la notte diventa indimenticabile.

Il Sassuolo riparte.

Adžić trova campo, si accentra e lascia partire il destro a giro.

Per qualche frazione di secondo il Mapei segue soltanto la traiettoria del pallone.

Poi la rete si muove.

3-2.

È il 94’.

L’ex juventino non esulta, quasi chiedendo scusa alla squadra nella quale è cresciuto. Ma dietro di lui c’è uno stadio che esplode e una squadra che corre ad abbracciarlo.

Non c’è quasi più tempo per niente.

Triplice fischio.

Finita.

LA PRIMA E L’ULTIMA

Nel 2015 era stato Nicola Sansone, con quella punizione all’incrocio che lasciò immobile Buffon.

Questa volta è Vasilije Adžić, all’ultimo respiro.

Due fotografie lontane undici anni, unite dallo stesso stadio e dallo stesso avversario.

La prima vittoria contro la Juventus appartiene ormai alla storia del Sassuolo. Quella di questa sera è appena entrata nei ricordi di chi c’era.

E forse il significato più importante della notte non sta nemmeno nei tre punti.

Sta nella personalità mostrata dalla squadra di Aquilani, nella maturità di Cinquegrano, nella battaglia di Doig, nella classe di Matić, nella presenza totale di Berardi. Sta in un Mapei che, per una volta contro la Juventus, ha avuto soprattutto una voce neroverde.

E sta in quell’ultimo pallone.

Quello che Adžić ha accompagnato verso la porta al 94’, quando sembrava che la festa fosse appena sfumata.

La prima volta non si scorda mai. Ma, a giudicare da questa notte, anche l’ultima può diventare difficile da dimenticare.